Bundesbank rivuole l'oro

www.adelfo.it 15/1/2013

 

La banca centrale tedesca ha intenzione di far rientrare le proprie riserve auree in patria.


Stamane la  Bundesbank ha ufficializzato la manovra che prevede il rimpatrio del suo oro entro il 2020, dopo l'esplicita richiesta della corte dei conti tedesca, al fine di inventariare tutto l'oro di proprietà della Germania


Si stima che la banca centrale tedesca sia proprietaria di circa 3.396 tonnellate di lingotti d'oro (pari a 133 miliardi; euro più euro meno). 300 tonnellate dovranno rientrare dagli Stati Uniti nel territorio teutonico, mentre dalla Francia dovranno rientrare in patria tutte le riserve aure tedesche custodite lì fino ad ora (sarebbero circa 374 tonnellate).


Bisogna ricordarsi che, dopo la guerra, la Germania decise di depositare il 45% del suo oro presso la FED a New York, il 13% nei forzieri della Bank of England a Londra, l'11% a Parigi presso la Banque de France, mentre la restante parte è stata mantenuta presso Berlino.


 Ciò per la praticità che la Bundesbank necessita, al fine di poter operare in modo efficiente il proprio trading, su quelle che sono le maggiori piazze del mercato dell'oro (appunto, New York, Londra e Parigi). Infatti, a fronte delle più svariate operazioni di mercato poste in essere dalla banca centrale tedesca, è molto più facile e immediato poter impegnare il proprio oro quando esso si trova in loco alle piazze in cui si opera, anziché avere le proprie riserve in luoghi ben lontani da esse.


Cosa avrebbero mai in mente i tedeschi, allora? Possiamo azzardare delle ipotesi. Si consideri che la Germania è il maggiore detentore di oro al mondo dopo gli U.S.A.. Inoltre, come ho già segnalato in quest'altro post, negli ultimi anni, Cina e India hanno dettato il passo nella corsa all'oro, attestandosi come protagoniste del relativo mercato e innalzando le loro riserve auree, rispettivamente, a quota 1.054 tonnellate e 558 tonnellate (a settembre 2012).


Che la Germania avesse in mente un'operazione di questo tipo era nell'aria da tempo. Dopo che la corte dei conti tedesca ha chiesto contezza delle riserve d'oro possedute dalla Bundesbank, quest'ultima si è trovata costretta (nel novembre scorso) a rassicurare gli americani che non avrebbe mai ritirato l'oro dalla piazza americana. Ma dopo nemmeno due mesi, è stato ufficializzato il contrario. Perché?


 E' probabile che quello della corte dei conti sia stato il pretesto per mascherare la profonda ed oculata sfiducia che la Germania starebbe nutrendo da un bel po' nei confronti del sistema monetario mondiale e, quindi, del dollaro. Tornando in possesso del proprio oro, la Germania vorrebbe mettersi al riparo da un banco del dollaro che starebbe per saltare, perché l'oro è quell'unica riserva di valore la quale diventerebbe, automaticamente, il principale riferimento in un mondo economico post dollaro.


Lo hanno capito i paesi asiatici, non l'hanno capito gli europei ad eccezione della Germania.

La richiesta di restituzione del proprio oro è stata avanzata non da un paese di poco conto, ma dalla quarta potenza economica mondiale e sarà interessante vedere come risponderanno gli americani a questa dimostrazione di sfiducia lanciata dalla Germania.


 Sottolineo che la quantità d'oro chiesta indietro non supera il 50% di quanto è attualmente depositato a New York e che il termine del 2020, ad oggi, è di lungo periodo (salvo ripensamenti). Dunque, per ora, non stiamo davanti ad una "dichiarazione di guerra" imminente, come qualcuno ha già anticipato nel dare la notizia. Ripeto, salvo ripensamenti.


Da ieri, il dollaro si è svalutato rispetto all'oro. Infatti da 1.668,58 dollari, l'oro si è rivalutato rispetto al dollaro di 1.680,52 dollari ad oncia (al momento in cui vi scrivo). Poca roba rispetto a quello che accadrebbe se da domani, la FED di New York iniziasse a trovare una scusa dietro l'altra per ritardare la legittima restituzione del metallo giallo avanzata dai proprietari tedeschi. Staremo a vedere.


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