Stragi di Cristiani nel mondo, un'emergenza dimenticata

di Vittorio Messori 28/12/2012 vittoriomessori.it/

 

Vi furono reazioni di incredulità se non di rifiuto nel 2011, quando il sociologo Massimo Introvigne, in un convegno internazionale a Budapest organizzato della Comunità Europea, ricordò che in media, ogni anno, erano oltre 100.000 i cristiani di ogni confessione uccisi nel mondo per la loro fede.


 Introvigne parlava come rappresentante italiano  dell'Osce, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ma anche come esperto tra i più autorevoli, in quanto fondatore e direttore del Cesnur, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, e autore di molti studi scientifici.


A coloro che lo contestavano, Introvigne replicò con il consueto scrupolo accademico, indicando le fonti inoppugnabili da cui risultava che, se la cifra era sbagliata, era perché in difetto. 


Per prudenza, lo studioso torinese aveva in effetti diminuito il numero delle vittime che, secondo alcuni istituti di ricerca, è in realtà maggiore. Al termine della confutazione di coloro che respingevano le sue cifre osservava: <>


Pochi giorni fa, in occasione della ricorrenza di santo Stefano, "protomartire", cioè primo martire cristiano, lapidato dagli ebrei di Gerusalemme perché annunciava la risurrezione di Gesù, Introvigne ha ricordato dai microfoni della Radio Vaticana i dati per l'anno che sta finendo: 105.000 morti, uno ogni cinque minuti. 


Stando alle ricerche più sicure, il 10 per cento dei due miliardi di cristiani -dunque 200 milioni di persone, quasi tutte in Africa e in Asia- soffrono a causa della loro religione.  


In tal modo, ha continuato Introvigne, ora responsabile dell'Osservatorio sulla libertà religiosa presso il Ministero degli Esteri, <>.


In Europa e in America si continua a rimproverare ai credenti, soprattutto ai cattolici, un passato remoto di inquisizioni, di intolleranza, di crociate, di censure: nel frattempo (al di là del carattere antistorico di molte di queste accuse) si stenta a credere che oggi proprio la semplice fede nel Vangelo possa essere causa di rischio troppo spesso mortale.


E oggi il Papa è praticamente solo a denunciare la mancanza di libertà religiosa difendendo non solo i cristiani ma i credenti in qualunque fede.


Il papa ha ricordato che molti Paesi, soprattutto musulmani, si difendono dalle accuse sostenendo che da loro è riconosciuta libertà di culto.


 Ma libertà vera non c'è, replica Benedetto XVI, quando ai cristiani è permesso soltanto di celebrare le loro liturgie nel chiuso delle chiese (in Arabia Saudita anche questo è proibito) mentre è rigorosamente vietato manifestare in pubblico la propria fede.


Non c'è libertà quando il mostrare una croce sul tetto di una chiesa o appesa a una collanina significa essere aggrediti e, spesso arrestati. Non c'è di certo libertà quando si arriva addirittura alla pena di morte per coloro che scegliessero il battesimo, in contrasto con la religione di stato.


Tre sono oggi gli "ambienti" principali di persecuzione.


 Vi è quanto resta di comunismo (o presunto tale): in Cina, dove la sola militanza a stento tollerata è quella  nella Chiesa "patriottica", cioè quella creata e sorvegliata dal regime, che nomina persino i vescovi; nella Corea del Nord che , stando agli osservatori, <<è probabilmente in assoluto il luogo dove è più pericoloso dirsi cristiani>>; a Cuba, dove il castrismo ormai moribondo alterna momenti di tolleranza e di intolleranza.


Vi sono poi i nazionalismi etnici, le tradizioni "razziali" che suscitano periodiche esplosioni di furore persecutorio proprio tra coloro che, stando alla "leggenda rosa" occidentale, sarebbero campioni di tolleranza e di accoglienza: induisti e buddisti.


Infine, vi è l'oceano islamico che circonda i tropici, dove le rare zone di relativa tranquillità e di quasi eguaglianza per i cristiani sono state cancellate dalla rinascita di un estremismo che (spesso con l'aiuto di Europa ed Usa: vedasi Medio Oriente e Africa del Nord) ha travolto governi e culture che tentavano di mettere in atto una lettura del Corano più  pacifica e aperta. 


Un'altra zona di persecuzione sanguinaria dovrebbe essere aggiunta: l'Africa nera,  dove le autorità statali sono spesso evanescenti e impotenti, travolte da un caos di continui scontri tra tribù ed etnie e dove la caccia al cristiano è tra i passatempi preferiti da bande di irregolari, di predoni, di discepoli fanatici di stregoni.


Rimedi ? Ben difficile, forse impossibile  suggerirne, vista la vastità, la profondità e insieme la diversità di ciò che istiga all'odio e alla strage nei confronti di chi crede nel Vangelo.  Va comunque osservato che ormai da più di due secoli i cristiani si trovano  solo e sempre dalla parte dei perseguitati, mai da quella dei persecutori. 


Va pur detto, con la necessaria umiltà e, insieme, con verità: in tanta tragedia è, questo, un segno di nobiltà spirituale.


Nessuno che opprima o uccida potrà mai trovare una istigazione o una approvazione nel vangelo


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext