21 dicembre 2012 Preghiera

21/12/2012 Di Camillo Langone per il foglio

 

Togliere i propri soldi dalle Poste: che l'amico lettore consideri questo ammonimento come il più utile dei regali di Natale.


 

 Toglierli finché si è in tempo, finché non se ne ha bisogno, senza farsi tentare dalle promesse di alti interessi (ma certo) e basse spese (come no). Sappia, il lettore, che alle Poste versare è facile ma riscuotere è un tantino più complicato.


E non trovi ciò sorprendente: si ricordi che le Poste, nonostante si atteggino a società per azioni, sono stato, tutto stato, nient'altro che stato. Io non auguro a nessuno, tantomeno a un amico, di doversi mettere a ragionare con lo stato.


Non vorrei mai che una persona a cui tengo si trovasse a dover ritirare buoni postali, specie se di una certa consistenza, in un ufficio che non sia quello di emissione.


 Perderebbe mattinate in stanzoni squallidi e affollati, maledicendo la sorte, e brucerebbe notti a rigirarsi nel letto, studiando contromosse. Con molta determinazione e qualche alzata di voce prima o poi riavrà il suo denaro, ma quanta energia sprecata. Soprattutto non vorrei che una persona cara dovesse farsi liquidare buoni o libretti caduti nel pozzo di una successione ereditaria.


In questo caso, dopo mesi di andirivieni, firme, file, moduli, certificati, telefonate, atti, scoprirebbe una verità amara: che sono perfino meglio le banche.


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