Un ammiraglio francese: basta con la NATO!

Le Grand Soir 18 Dicembre 2012 effedieffe.com

 

Finché esisterà la NATO, l'Europa sarà un vassallo degli Stati Uniti



L'Alleanza Atlantica, ed il suo braccio armato, la NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord), risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sono state create per garantire la sicurezza dell'Occidente di fronte alla minaccia costituita dall'Unione Sovietica. Una volta scomparsa l'Unione Sovietica, la Russia non ha costituito più una minaccia ma la NATO ha continuato e continua ad esistere. Ma che interesse hanno, Francia ed Europa, alla sua esistenza? Non impedisce forse la costituzione di una difesa europea degna di tal nome? E non frena Europa e Francia dal compiere, nel caso di bisogno, interventi esteri per loro strategicamente rilevanti?

L'Alleanza Atlantica

È stata fondata il 4 aprile 1949 a Washington, sotto il Trattato dell'Atlantico del Nord con lo scopo di opporsi a qualsiasi attacco armato. Ma si è data uno scopo complementare: quello di prevenzione e gestione delle crisi che costituiscono delle potenziali minacce alla sicurezza europea. Teoricamente ha quindi come obbiettivo la salvaguardia della libertà, dell'eredità comune e di un società civile che dichiara di basarsi sui principi della democrazia, della libertà individuale e dello stato di diritto, come scritto nella introduzione del trattato, ripresa dalla Carta delle Nazioni Unite.

Punto fondamentale è l'articolo 5 del Trattato, relativo alla solidarietà fra membri in caso di aggressione. Di fatto, il Trattato è l'elemento che àncora il blocco occidentale a rimorchio degli Stati Uniti, con sempre più forte egemonia americana e vassallaggio europeo.

L'Alleanza Atlantica riunisce 28 nazioni, unificando l'Europa dall'est all'ovest e dispone di una organizzazione militare integrata sotto comando americano.

Al summit per i 50 anni dell'organizzazione, tenutosi a Washington dal 23 al 25 aprile 1999, si è dibattuto fra l'altro della trasformazione della NATO nel quadro del nuovo contesto geopolitico successivo alla guerra fredda. Un dibattito centrato sull'Europa, sulla natura delle relazioni fra l'Unione Europea e la NATO stessa. La guerra del Kosovo, allora in corso, ha così simbolizzato il trionfo della concezione anglo-americana stando alla quale la NATO, da alleanza difensiva, è diventata strumento di intervento offensivo con l'Unione Europea sotto tutela della NATO stessa.

L'organizzazione militare integrata

Siccome l'alleanza aveva come scopo la protezione dell'Europa da un attacco del blocco sovietico, gli Europei furono ben contenti di beneficiare dell'ombrello protettivo americano. Dunque l'organizzazione militare fu subito dominata dall'America, che dettò gli ordini.

Volendo scrollarsi di dosso la tutela americana e garantirsi l'indipendenza delle decisioni, il Generale de Gaulle deciderà di creare una forza militare nucleare autonoma e di uscire dal comando integrato militare NATO. Così la sede NATO nel 1966 si sposta dalla Francia a Bruxelles ed tutte le infrastrutture straniere abbandonano il Paese. Quest'ultimo però non uscirà dall'Alleanza Atlantica né dagli accordi che prevedevano, in caso di conflitto aperto fra i due blocchi, l'integrazione delle forze armate francesi, mantenendo anche forze militari nella Repubblica Federale Tedesca. Al verificarsi della crisi di Cuba, 1962, la Francia si era già dimostrata solidale con l'Alleanza. Le forze francesi continueranno ad addestrarsi con quelle NATO e ad attenersi alle loro regole, cioè regole americane.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la scomparsa della minaccia sovietica, la Francia partecipa per la prima volta ad una missione NATO nei Balcani: è l'inizio del ri-orientamento di una NATO che aveva perso il proprio nemico naturale. Siamo così alla volta dell'11 settembre 200: gli attentati alle Torri Gemelle offrono alla NATO un nuovo ruolo, quello della lotta al terrorismo. Così, in pratica, l'islamismo rimpiazza il comunismo quale principale minaccia al mondo libero. Nel 2009 la Francia si reintegra nella NATO.

Interventi della NATO

La caduta del muro di Berlino del 9 novembre 1989 è la data simbolica della fine della guerra fredda e segna la vittoria - senza scontri - della NATO sull'Unione Sovietica. Sparita la minaccia, si sarebbe potuto pensare che la NATO, quale alleanza difensiva o per lo meno la sua organizzazione militare, venisse smantellata. Ma non è stato così: l'Europa non ha potuto, o voluto, dotarsi di una propria linea di difesa credibile ed ha preferito restare sotto l'ombrello protettivo americano. Inoltre, alcuni Paesi dell'Europa dell'Est hanno voluto unirsi alla NATO per proteggersi da un eventuale ritorno della minaccia russa. Si tratta di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca.

Dunque la NATO, da alleanza difensiva contro uno specifico nemico, diventa una alleanza politica i cui obbiettivi vengono via via sempre più stabiliti dagli Stati Uniti che si assumono letteralmente la parte preponderante dell'impegno. Peraltro, quando si riesaminano gli interventi militari ai quali NATO ed Alleati hanno partecipato, non è possibile fare a meno di chiedersi se erano negli interessi dell'Europa e specificatamente della Francia:

  • 1990, guerra contro l'Iraq. Per quanto l'intervento sia stato decisamente appoggiato dall'ONU, sono gli Stati Uniti che organizzano e guidano una coalizione di 34 Stati nazionali in una guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, per la difesa del Kuwait. Motivo principale: la difesa degli interessi petroliferi ed economici USA. Nel 2003, la Francia si rifiuterà di seguire gli Stati Uniti e prendere parte a quella seconda guerra che eliminerà definitivamente Saddam Hussein. Una guerra che si prolungherà fino al dicembre 2011, con il ritiro dell'ultimo soldato americano e l'abbandono dell'Iraq ad uno stato di disordine e violenza.

  • 1990, guerra contro l'Iraq. Per quanto l'intervento sia stato decisamente appoggiato dall'ONU, sono gli Stati Uniti che organizzano e guidano una coalizione di 34 Stati nazionali in una guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, per la difesa del Kuwait. Motivo principale: la difesa degli interessi petroliferi ed economici USA. Nel 2003, la Francia si rifiuterà di seguire gli Stati Uniti e prendere parte a quella seconda guerra che eliminerà definitivamente Saddam Hussein. Una guerra che si prolungherà fino al dicembre 2011, con il ritiro dell'ultimo soldato americano e l'abbandono dell'Iraq ad uno stato di disordine e violenza.

  • 1990, guerra contro l'Iraq. Per quanto l'intervento sia stato decisamente appoggiato dall'ONU, sono gli Stati Uniti che organizzano e guidano una coalizione di 34 Stati nazionali in una guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, per la difesa del Kuwait. Motivo principale: la difesa degli interessi petroliferi ed economici USA. Nel 2003, la Francia si rifiuterà di seguire gli Stati Uniti e prendere parte a quella seconda guerra che eliminerà definitivamente Saddam Hussein. Una guerra che si prolungherà fino al dicembre 2011, con il ritiro dell'ultimo soldato americano e l'abbandono dell'Iraq ad uno stato di disordine e violenza.

  • 1990, guerra contro l'Iraq. Per quanto l'intervento sia stato decisamente appoggiato dall'ONU, sono gli Stati Uniti che organizzano e guidano una coalizione di 34 Stati nazionali in una guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, per la difesa del Kuwait. Motivo principale: la difesa degli interessi petroliferi ed economici USA. Nel 2003, la Francia si rifiuterà di seguire gli Stati Uniti e prendere parte a quella seconda guerra che eliminerà definitivamente Saddam Hussein. Una guerra che si prolungherà fino al dicembre 2011, con il ritiro dell'ultimo soldato americano e l'abbandono dell'Iraq ad uno stato di disordine e violenza.

  • 1990, guerra contro l'Iraq. Per quanto l'intervento sia stato decisamente appoggiato dall'ONU, sono gli Stati Uniti che organizzano e guidano una coalizione di 34 Stati nazionali in una guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, per la difesa del Kuwait. Motivo principale: la difesa degli interessi petroliferi ed economici USA. Nel 2003, la Francia si rifiuterà di seguire gli Stati Uniti e prendere parte a quella seconda guerra che eliminerà definitivamente Saddam Hussein. Una guerra che si prolungherà fino al dicembre 2011, con il ritiro dell'ultimo soldato americano e l'abbandono dell'Iraq ad uno stato di disordine e violenza.

  • L'intervento NATO nei Balcani inizierà con la frantumazione della Iugoslavia, prima in Bosnia dove nel 1995 la NATO interviene contro le milizie serbe a favore dei bosniaci e dei croati. Nel 1999, con l'accordo implicito dell'ONU, la NATO attacca la Serbia per contribuire ad evacuare il Kosovo dove la maggioranza albanese si sta ribellando. I bombardamenti dureranno 70 giorni ed obbligheranno le forze serbe ad abbandonare il Kosovo. Attualmente il Kosovo è indipendente ma la situazione non è minimamente stabilizzata e la NATO ha ancora delle truppe sul terreno (KFOR).
inizierà con la frantumazione della Iugoslavia, prima in Bosnia dove nel 1995 la NATO interviene contro le milizie serbe a favore dei bosniaci e dei croati. Nel 1999, con l'accordo implicito dell'ONU, la NATO attacca la Serbia per contribuire ad evacuare il Kosovo dove la maggioranza albanese si sta ribellando. I bombardamenti dureranno 70 giorni ed obbligheranno le forze serbe ad abbandonare il Kosovo. Attualmente il Kosovo è indipendente ma la situazione non è minimamente stabilizzata e la NATO ha ancora delle truppe sul terreno (KFOR).
  • La guerra d'Afghanistan inizia nel 2001 a seguito degli attentati dell'11 settembre, con lo scopo di catturare Osama bin Laden, ed è guidata da una coalizione riunita sotto la NATO ed alla quale prende parte anche la Francia. Il tutto sotto comando USA. Ma, gradatamente, cambia lo scopo della missione che diventa cacciare i Talebani ed installare un governo democratico. Nel maggio 2011, la morte di bin Laden (..., ndr) non mette fine ai combattimenti. Gli americani decidono di trasferire gradatamente la responsabilità della guerra nelle mani dell'esercito afghano, ed annunciano il proprio ritiro per il 2014. Ma è poco probabile che per l'Afghanistan ci sarà pace e democrazia.
inizia nel 2001 a seguito degli attentati dell'11 settembre, con lo scopo di catturare Osama bin Laden, ed è guidata da una coalizione riunita sotto la NATO ed alla quale prende parte anche la Francia. Il tutto sotto comando USA. Ma, gradatamente, cambia lo scopo della missione che diventa cacciare i Talebani ed installare un governo democratico. Nel maggio 2011, la morte di bin Laden (..., ndr) non mette fine ai combattimenti. Gli americani decidono di trasferire gradatamente la responsabilità della guerra nelle mani dell'esercito afghano, ed annunciano il proprio ritiro per il 2014. Ma è poco probabile che per l'Afghanistan ci sarà pace e democrazia.
  • Siamo al 2011 con l'intervento in Libia. Apparentemente dovuto all'iniziativa anglo-francese, è a tutti gli effetti un intervento NATO. Gli Stati Uniti garantiscono il successo dell'operazione grazie ad attacchi iniziali che distruggono la difesa anti-aerea libica, basati su informazioni di intelligence e supportati da trasporti aerei e rifornimenti in volo. Qualunque cosa si pensi delle giustificazioni addotte per un tale intervento, senza gli Stati Uniti non sarebbe andata a finire in quel modo.
. Apparentemente dovuto all'iniziativa anglo-francese, è a tutti gli effetti un intervento NATO. Gli Stati Uniti garantiscono il successo dell'operazione grazie ad attacchi iniziali che distruggono la difesa anti-aerea libica, basati su informazioni di intelligence e supportati da trasporti aerei e rifornimenti in volo. Qualunque cosa si pensi delle giustificazioni addotte per un tale intervento, senza gli Stati Uniti non sarebbe andata a finire in quel modo.
Dunque, il primo punto che viene da porsi è capire se degli interventi voluti dagli americani e motivati dalla difesa dei loro interessi - soprattutto nel caso dell'Iraq e dell'Afghanistan - abbiano avuto la minima utilità per la Francia e per l'Europa. In generale, quello che hanno prodotto è stato: destabilizzazione dei territori sede dei conflitti e diffusione dell'islamismo più radicale.

Per quanto concerne poi l'interesse degli Stati Uniti, questo si sta spostando sempre di più verso l'Oceano Indiano e Pacifico. È il caso di seguirli?

Non c'è dubbio che la difesa dell'Europa non passa per quella direzione, non abbiamo alcun interesse a combattere a favore degli abitanti delle Isole Spratley o delle Isole Paracel [isole nei mari della Cina, ndt].

Sottolineiamo invece che, laddove si tratta di difendere gli interessi della Francia (è il caso del Mali), la NATO non è di alcun aiuto. Nell'Oceano Indiano, per lottare contro la pirateria, l'Unione Europea ha organizzato l'operazione Atalante, alla quale partecipano 9 nazioni europee. Il che dimostra che quando si vuole, si può.

La NATO ci impone gli armamenti

La NATO segue le norme americane, cioè si allinea alle regole di ingaggio USA ed alle sue attrezzature, di norma molto costose e non altrettanto efficaci.

Conoscendo i metodi di combattimento dei tempi di Bigeard [storico soldato francese, guerra di Algeria ed Indocina, ndt] si rimane sconcertati nel vedere avanzare a fatica sul terreno degli uomini appesantiti da 40 kg di equipaggiamento, costretti a muoversi lungo itinerari obbligati e ne accresce quindi la vulnerabilità. Rimane comunque un dato di fatto che sono concezione e prestazioni dei nostri materiali a non essere allineate a quelle americane.

Prendiamo un esempio concreto: il Rafale, un aereo cosiddetto polivalente, idoneo a tutti i tipi di missioni. Si tratta infatti di un caccia intercettore a Mach2 adattato all'attacco ed all'appoggio ad operazioni sul terreno. Aereo eccellente, ma costosissimo. Ma per quali missioni ci serve un intercettore a Mach2? Ci sono aerei di tale livello che ci minacciano? Non sembra. Per il pattugliamento dello spazio aereo francese, ma anche europeo, il Mirage 2000 era più che sufficiente. Gli svizzeri sembra gli preferiranno lo svedese Gripen, monoreattore, meno performante, molto meno costoso.



È vero, il Rafale è stato adattato per le missioni di attacco ed appoggio a terra. Ma per tali missioni non c'è nessun bisogno di un aereo da Mach2, anzi, essendo così costoso si eviterà di utilizzarlo in missioni a bassa quota ed alto rischio. Si sarebbe dovuto sviluppare un aereo spartano, dotato di grande autonomia e grande capacità di carico di armi, una sorta di successore dell'A-10 Thunderbolt II americano. Il Rafale della Dassault è invece paragonabile all'Eurofighter Typhoon, costruito da un consorzio europeo. Così ci sono 2 aerei europei in concorrenza, con la Dassault che allo stato attuale non ne ha venduto in Francia nemmeno 1 esemplare, mentre il Typhoon è stato scelto da Austria ed Arabia Saudita.

Da ultimo, non si può non constatare una tendenza mondiale - Francia inclusa - ad acquistare materiale americano, quell'F-35 già costosissimo, ancora in via di sviluppo e con il prezzo che continua a lievitare. Come se non bastasse, troviamo fra gli acquirenti dell'F-35 gli stessi Paesi europei che hanno sviluppato e costruiscono il Typhoon!

Dunque, che senso ha fare concorrenza ad attrezzature americane fabbricate in migliaia di esemplari e pronte per essere il nuovo standard? Non sarebbe meglio, qui in Europa, invece di cercare di allinearci agli americani, progettare delle attrezzature vicine ai nostri reali bisogni? Ultima considerazione: il Rafale, caccia eccellente del quale non se ne vende un pezzo, è una mazzata per i bilanci degli eserciti.

Organizzare una difesa europea

Non si vede come potrà esserci una difesa europea integrata fino a quando non ci sarà un'Unione Europea politica, parziale o totale che sia. Se si sciogliesse la NATO, si dovrebbe organizzare, con il minore dei costi, una difesa delle diverse nazioni realizzando insieme tutto il possibile e senza contare sull'appoggio americano.

Alcuni impegni comuni possono comunque essere già assunti dai membri dell'Unione, dato che non dipendono da scelte politiche. Pensiamo ad esempio al pattugliamento dello spazio aereo europeo, che deve essere organizzato nella sua globalità senza tener conto delle frontiere ma riunendo le forze ora divise. Questa difesa sarà centralizzata, così come la sorveglianza ed il pattugliamento dei cieli, la gestione delle attrezzature relative, delle installazioni di intercettamento e degli aerei stessi. Negli Stati Baltici, le operazioni di sorveglianza aerea sono già affidate ad altre nazioni.

Si potrebbe procedere analogamente con il pattugliamento delle frontiere marittime, con le varie Marine dell'Unione Europea che avrebbero la competenza sulle varie acque territoriali. Saranno evidentemente necessarie sia l'unificazione delle procedure che la compatibilità dei sistemi di riconoscimento e di trasmissione. L'operazione Atalante, che raggruppa numerose navi dell'Unione al fine di combattere la pirateria, dimostra che si possono mettere efficacemente in comune le attrezzature di numerosi Paesi europei.

Per gli armamenti, l'Europa è un mercato importante ma non dovranno esserci più casi di concorrenza come quello dell'aereo multifunzione, una concorrenza che ha giocato a favore dell'industria americana. Per questo è necessaria una valida Agenzia Europea degli Armamenti, capace di definire le specifiche degli armamenti necessari a noi europei, di mettere a punto dei bandi d'asta e di affrontare i mercati.

Naturalmente dovrà essere sganciata da qualsiasi influenza americana e scegliere il meglio per l'Europa in termini di necessità e di risparmio. Il fallimento della fusione EADS-BAE non va purtroppo in tale direzione.

Si potranno mettere in comune parecchi settori, per esempio quello dei trasporti aerei grazie a velivoli standardizzati, gestiti in comune (pur se di proprietà dei singoli Stati), con capacità comuni di rifornimento in volo, di pattugliamento marittimo, di guerra aerea.

I satelliti per trasmissione e sorveglianza saranno ovviamente in comune, ed ognuno avrà delle procedure di accesso, che sono da definire. Ma si potrà mettere in comune anche l'acquisto di munizioni, combustibile, gestione dei depositi, dei campi di addestramento, dei simulatori, dei campi di tiro e dei centri sperimentali.

Tutto ciò necessita sia di strutture che dovranno essere le più leggere possibili che di uno Stato Maggiore operativo comune, capace di dirigere interventi combinati di differenti Paesi. Lo smantellamento della NATO e delle sue pesanti strutture permetterà di recuperare - forse ce ne sarà in eccesso - il personale necessario. In questo modo, un poco alla volta, i militari europei dei differenti Paesi impareranno ad operare insieme, fuori dalla tutela americana.

Gli Stati Uniti si disimpegnano dall'Europa


Come ha dichiarato il generale Jean Cot nel numero del mese di maggio della RND (Revue Défense Nationale): «È scandaloso che i governi di 27 Paesi europei, ed in particolare del nostro che è fra i più grandi, mettano la propria difesa, per tramite della NATO, nelle mani di una potenza straniera» tra l'altro nel momento in cui gli Stati Uniti iniziano a riorientare la loro difesa verso l'Asia ed il Pacifico con un'Europa che non è più minimamente prioritaria.

La NATO ci ha già tirato dentro ad operazioni di nessun interesse quali la Serbia, l'Iraq e da ultimo l'Afghanistan. Quando abbiamo ritenuto opportuno un intervento in Libia, abbiamo potuto farlo solo con l'aiuto degli Stati Uniti. Nel caso della Siria, saremo incapaci di agire anche con l'ausilio della NATO. Relativamente al Mali, nel quale abbiamo interessi da difendere contro la conquista del Mali del Nord da parte di islamisti radicali, abbiamo cercato l'appoggio di nazioni europee che non sono interessate ed America e NATO non ci seguiranno.

Abbiamo perduto qualsiasi autonomia decisionale

Dunque, perché rimanere nella NATO? Rischiamo di essere tirati dentro a conflitti nei quali noi Europei per certo non abbiamo nulla da guadagnare, tipo in Iran e in generale in Asia. Finiremo per combattere a difesa di arcipelaghi del mar della Cina nel cui sottosuolo ci sarà probabilmente del petrolio mentre, al contempo, non saremo minimamente in grado di difendere le nostre zone economiche esclusive? Davvero dobbiamo finanziare lo scudo antimissile americano oltre a pagarci il nostro sistema di dissuasione?

Lo smantellamento della NATO metterà l'Europa davanti alle proprie responsabilità ed alla necessità di dare vita ad una difesa credibile con un livello di integrazione più o meno estesa.

Dobbiamo cominciare mettendo in comune tutto quello che è possibile senza perdere autonomia decisionale, quindi muoversi verso dei raggruppamenti industriali o nazionali; ma, finché esisterà la NATO non accadrà nulla di tutto ciò e l'Europa rimarrà vassalla degli Stati Uniti.

Argomento geopolitico conclusivo
: la Russia considera la NATO una minaccia; il suo smantellamento permetterà un avvicinamento a questa nazione, il cui collocamento è già nel contesto europeo ed è proprio con i russi che noi abbiamo interessi economici e politici comuni.

François Jourdier, contrammiraglio, membro delle Setinelles de l'Agora

Traduzione dal francese per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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