Europa, populismo e democrazia

Gaulliste Libre 17 Dicembre 2012

 

Qui di seguito un'intervista rilasciata ad Atlantico che ha come oggetto di discussione il rilancio dei movimenti populisti in Europa. Fa parte di una serie di interviste incrociate con Guillaume Bernard, professore presso le Sciences Po e con Bruno Bertez, di Agefi France, riunite sotto il titolo: "Da Mélenchon a Berlusconi e da Marine Le Pen a Beppe Grillo: i populismi europei saranno gli affossatori o la salvezza della democrazia?"



Atlantico: Mario Monti, capo del governo italiano, ha annunciato le proprie dimissioni dopo Natale, mentre l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato di candidarsi alle prossime elezioni legislative del 2013. All'annuncio, i mercati finanziari hanno reagito negativamente e la situazione del Paese appare molto instabile, al punto che Beppe Grillo, considerato il Coluche italiano [Coluche : il più famoso comico francese, si candidò alle elezioni presidenziali del 1981. I sondaggi lo accreditarono di un 16%. L'arco politico si spaventò moltissimo, da destra a sinistra. I servizi segreti scandagliarono il suo passato. Fu pedinato e minacciato. Il suo braccio destro fu ucciso e lui si ritirò, ndt], è accreditato circa del 20%. Dovendosi confrontare con una crisi che scombussola le loro visioni economico-politiche, i democratici europei stanno perdendo punti e facendo il gioco dei populisti?

Risposta: È assolutamente normale che gli elettori rimettano in discussione quei partiti che li hanno portati in questo pantano economico. È un buonissimo segnale di salute, dal punto di vista democratico, anche se può favorire l'emergere di personalità bizzarre o radicali. I grandi partiti, che non sono riusciti a far uscire dalla crisi il continente europeo, crisi nella quale sprofonda, non hanno un diritto eterno a governare; all'opposto, io credo che l'emergere di questi nuovi movimenti - nei Paesi più duramente colpiti dalla crisi quali Islanda, Grecia ed Italia - sia un segno di vitalità delle nostre democrazie.

Il termine populismo, come dimostrato egregiamente da Vincent Coussedière nel suo libro Elogio del populismo, è fuorviante per come viene usato nel dibattito pubblico: se lo si usa per indicare esclusivamente i demagoghi ed il demagogismo, allora è usato in modo improprio e si dovrebbe parlare apertamente di demagoghi e non di populisti. Ed è criticabile anche la sola applicazione di questo termine ai nuovi movimenti contestatari. I partiti al potere in Europa, prima di giudicare questi nuovi movimenti, dovrebbero preoccuparsi dei problemi che li affliggono. È il caso di tutti i dirigenti europei che hanno concepito all'inizio del 2012 il secondo piano di salvataggio per la Grecia basato su ipotesi assolutamente irrealistiche ad un solo anno di distanza dal precedente. E che dire di Nicolas Sarkozy? Presentatosi come il grande moralizzatore del capitalismo, alla fine non ha fatto un gran che. Che dire dell'attuale governo che prima promette di darsi da fare per lo stabilimento PSA di Aulnay e poi lo lascia fallire e permette che sia acquisito da Ford e Volkswagen?

Esiste un'altra interpretazione della parola populismo, capace di porre seri problemi alla democrazia. Una parte delle élites utilizza il termine lasciando sottintendere che la natura profonda del popolo consista nel reagire ad un discorso demagogico. In tal senso, è difficile non veder messo in discussione lo stesso principio democratico nel voler sottrarre dalla sua influenza una parte sempre più grande dei poteri politico-economici (indipendenza delle Banche Centrali, Commissione Europea). Come logico, quei partiti che sono detti populisti, generalmente sono fortemente contrari a questi trasferimenti di sovranità. Ma in questi casi, si tratta di una reazione logica da parte di popoli che non vogliono che dei tecnocrati irresponsabili li derubino del loro diritto di governarsi.

Atlantico
: L'UE, talvolta giudicata troppo tecnocratica, ha una responsabilità in questa situazione?

Risposta: L'UE ha grande responsabilità per questa evoluzione in quanto si è organizzata proprio per privare di margini di manovra i governi democraticamente eletti. Margini di manovra che possono essere: la moneta (imponendo l'indipendenza della BCE la cui funzione - a differenza della Fed che ne ha una molto più ampia - è esclusivamente la lotta all'inflazione), il commercio (la Commissione negozia al posto degli Stati), e su numerosi altri temi sui quali l'UE cerca di imporre il proprio punto di vista, a volte contro il parere degli stessi Stati membri (si veda ad esempio il caso degli OGM). Troppo spesso il potere è nelle mani di tecnocrati sui quali non c'è il minimo controllo democratico.

Ma c'è di peggio: l'UE sopprime apertamente il suffragio universale o la democrazia, come abbiamo potuto vedere nel caso del NO della Francia e di altri Paesi al Trattato della Comunità Europea nel 2005, o il NO dell'Irlanda al Trattato di Lisbona, avvenimenti descritti nel libro Circus Politicus. In pratica, si consultano i popoli ma a patto che decidano nel senso voluto. L'esempio dell'autunno 2011, quando è stato negato il referendum proposto dal primo ministro greco [o meglio, è stato fatto dimettere dopo che lo aveva proposto, ndt] relativo alle decisioni europee, o quando i governi italiano e greco sono stati rimpiazzati da governi - non eletti - guidati da tecnici. Sono esempi che dimostrano chiaramente le buone ragioni dei partiti anti-sistema presenti in questi Paesi.

Atlantico
: I partiti populisti, grazie al rapporto diretto che instaurano con i cittadini e grazie alla loro capacità di diffondere tramite i media anche le problematiche più complesse - tenute nascoste dai partiti tradizionali - non hanno forse un ruolo ambiguo, talvolta di salvatori talvolta di affossatori della democrazia?

Risposta
: I partiti populisti saranno affossatori della democrazia se, una volta arrivati al potere, la sopprimessero totalmente. Ma non è certo quanto succede di norma. In America del Sud, molte persone che vengono definite populiste sono arrivate al potere e non hanno messo in discussione la democrazia. Si tratta semplicemente di un'alternanza democratica. Certo, c'è il caso di Hugo Chavez, che ha alcuni comportamenti autoritari e poco democratici - in particolare con la stampa - ma anche nel suo caso, i venezuelani votano liberamente tanto che lui ha perso delle elezioni - ed ha accettato la sconfitta - e dunque non si è trattato di un affossatore della democrazia.

Questi partiti sono invece dei salvatori della democrazia nel senso che rinnovano l'offerta di democrazia, cosa assolutamente necessaria quando i principali partiti politici portano avanti politiche troppo simili tra loro per rappresentare, per gli elettori, delle vere alternative. In questo senso, è una cosa sana che in Grecia sia emersa Syriza dato che la coalizione governativa includeva sia il PASOK che Nuova Democrazia. Lo stesso vale per l'Italia, dove il centro-sinistra ed il centro-destra sono temporaneamente alleati: è logico che gli Italiani guardino verso nuove posizioni politiche ed è perfettamente logico che si rivolgano verso quelli che danno ascolto alle loro richieste, anche se vengono tacciati di populismo.

Atlantico
: In un tale contesto, i partiti tradizionali sono stati poco pedagogici? Sono afflitti da una concezione elitaria della democrazia? Se sì, in che senso dovrebbero evolvere?

Risposta
: No, non credo che manchino di pedagogia, ma credo che siano responsabili della loro situazione, per un duplice motivo:

: Mario Monti, capo del governo italiano, ha annunciato le proprie dimissioni dopo Natale, mentre l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato di candidarsi alle prossime elezioni legislative del 2013. All'annuncio, i mercati finanziari hanno reagito negativamente e la situazione del Paese appare molto instabile, al punto che Beppe Grillo, considerato il Coluche italiano [Coluche : il più famoso comico francese, si candidò alle elezioni presidenziali del 1981. I sondaggi lo accreditarono di un 16%. L'arco politico si spaventò moltissimo, da destra a sinistra. I servizi segreti scandagliarono il suo passato. Fu pedinato e minacciato. Il suo braccio destro fu ucciso e lui si ritirò, ndt], è accreditato circa del 20%. Dovendosi confrontare con una crisi che scombussola le loro visioni economico-politiche, i democratici europei stanno perdendo punti e facendo il gioco dei populisti?

Risposta
: È assolutamente normale che gli elettori rimettano in discussione quei partiti che li hanno portati in questo pantano economico. È un buonissimo segnale di salute, dal punto di vista democratico, anche se può favorire l'emergere di personalità bizzarre o radicali. I grandi partiti, che non sono riusciti a far uscire dalla crisi il continente europeo, crisi nella quale sprofonda, non hanno un diritto eterno a governare; all'opposto, io credo che l'emergere di questi nuovi movimenti - nei Paesi più duramente colpiti dalla crisi quali Islanda, Grecia ed Italia - sia un segno di vitalità delle nostre democrazie.

Il termine populismo, come dimostrato egregiamente da Vincent Coussedière nel suo libro Elogio del populismo, è fuorviante per come viene usato nel dibattito pubblico: se lo si usa per indicare esclusivamente i demagoghi ed il demagogismo, allora è usato in modo improprio e si dovrebbe parlare apertamente di demagoghi e non di populisti. Ed è criticabile anche la sola applicazione di questo termine ai nuovi movimenti contestatari. I partiti al potere in Europa, prima di giudicare questi nuovi movimenti, dovrebbero preoccuparsi dei problemi che li affliggono. È il caso di tutti i dirigenti europei che hanno concepito all'inizio del 2012 il secondo piano di salvataggio per la Grecia basato su ipotesi assolutamente irrealistiche ad un solo anno di distanza dal precedente. E che dire di Nicolas Sarkozy? Presentatosi come il grande moralizzatore del capitalismo, alla fine non ha fatto un gran che. Che dire dell'attuale governo che prima promette di darsi da fare per lo stabilimento PSA di Aulnay e poi lo lascia fallire e permette che sia acquisito da Ford e Volkswagen?

Esiste un'altra interpretazione della parola populismo, capace di porre seri problemi alla democrazia. Una parte delle élites utilizza il termine lasciando sottintendere che la natura profonda del popolo consista nel reagire ad un discorso demagogico. In tal senso, è difficile non veder messo in discussione lo stesso principio democratico nel voler sottrarre dalla sua influenza una parte sempre più grande dei poteri politico-economici (indipendenza delle Banche Centrali, Commissione Europea). Come logico, quei partiti che sono detti populisti, generalmente sono fortemente contrari a questi trasferimenti di sovranità. Ma in questi casi, si tratta di una reazione logica da parte di popoli che non vogliono che dei tecnocrati irresponsabili li derubino del loro diritto di governarsi.

Atlantico
: L'UE, talvolta giudicata troppo tecnocratica, ha una responsabilità in questa situazione?

Risposta: L'UE ha grande responsabilità per questa evoluzione in quanto si è organizzata proprio per privare di margini di manovra i governi democraticamente eletti. Margini di manovra che possono essere: la moneta (imponendo l'indipendenza della BCE la cui funzione - a differenza della Fed che ne ha una molto più ampia - è esclusivamente la lotta all'inflazione), il commercio (la Commissione negozia al posto degli Stati), e su numerosi altri temi sui quali l'UE cerca di imporre il proprio punto di vista, a volte contro il parere degli stessi Stati membri (si veda ad esempio il caso degli OGM). Troppo spesso il potere è nelle mani di tecnocrati sui quali non c'è il minimo controllo democratico.

Ma c'è di peggio: l'UE sopprime apertamente il suffragio universale o la democrazia, come abbiamo potuto vedere nel caso del NO della Francia e di altri Paesi al Trattato della Comunità Europea nel 2005, o il NO dell'Irlanda al Trattato di Lisbona, avvenimenti descritti nel libro Circus Politicus. In pratica, si consultano i popoli ma a patto che decidano nel senso voluto. L'esempio dell'autunno 2011, quando è stato negato il referendum proposto dal primo ministro greco [o meglio, è stato fatto dimettere dopo che lo aveva proposto, ndt] relativo alle decisioni europee, o quando i governi italiano e greco sono stati rimpiazzati da governi - non eletti - guidati da tecnici. Sono esempi che dimostrano chiaramente le buone ragioni dei partiti anti-sistema presenti in questi Paesi.

Atlantico
: I partiti populisti, grazie al rapporto diretto che instaurano con i cittadini e grazie alla loro capacità di diffondere tramite i media anche le problematiche più complesse - tenute nascoste dai partiti tradizionali - non hanno forse un ruolo ambiguo, talvolta di salvatori talvolta di affossatori della democrazia?

Risposta
: I partiti populisti saranno affossatori della democrazia se, una volta arrivati al potere, la sopprimessero totalmente. Ma non è certo quanto succede di norma. In America del Sud, molte persone che vengono definite populiste sono arrivate al potere e non hanno messo in discussione la democrazia. Si tratta semplicemente di un'alternanza democratica. Certo, c'è il caso di Hugo Chavez, che ha alcuni comportamenti autoritari e poco democratici - in particolare con la stampa - ma anche nel suo caso, i venezuelani votano liberamente tanto che lui ha perso delle elezioni - ed ha accettato la sconfitta - e dunque non si è trattato di un affossatore della democrazia.

Questi partiti sono invece dei salvatori della democrazia nel senso che rinnovano l'offerta di democrazia, cosa assolutamente necessaria quando i principali partiti politici portano avanti politiche troppo simili tra loro per rappresentare, per gli elettori, delle vere alternative. In questo senso, è una cosa sana che in Grecia sia emersa Syriza dato che la coalizione governativa includeva sia il PASOK che Nuova Democrazia. Lo stesso vale per l'Italia, dove il centro-sinistra ed il centro-destra sono temporaneamente alleati: è logico che gli Italiani guardino verso nuove posizioni politiche ed è perfettamente logico che si rivolgano verso quelli che danno ascolto alle loro richieste, anche se vengono tacciati di populismo.

Atlantico
: In un tale contesto, i partiti tradizionali sono stati poco pedagogici? Sono afflitti da una concezione elitaria della democrazia? Se sì, in che senso dovrebbero evolvere?

Risposta
: No, non credo che manchino di pedagogia, ma credo che siano responsabili della loro situazione, per un duplice motivo:

Primo, quando sono così simili da ritrovarsi a governare insieme (Germania, Italia e Grecia), o finiscono per votare insieme su alcune tematiche importanti (Francia, Spagna), è logico che emergano dei nuovi partiti con delle idee fortemente diverse dalle loro. È una sana reazione democratica. Al contrario le reprimende da parte dei partiti tradizionali a detrimento dei nuovi movimenti sono reazioni ben poco democratiche e sembrano volte solo al mantenimento dello status quo.

Secondo, i partiti tradizionali non danno più un contributo ad un sano dibattito politico. Basta riandare ai dibattiti Aubry-Hollande o Copé-Fillon, nei quali le differenze erano differenze di stile e non di contenuti od idee. Non si sono posti domande sui temi veramente importanti di questa crisi (Europa, libero scambio, sistema monetario, sistema finanziario...), ed è quindi assolutamente giustificato che vengano messi in discussione dagli elettori e dai nuovi partiti.

I partiti tradizionali dovrebbero riscoprire cosa sia un dibattito democratico, smettere di lanciare scomuniche contro chiunque sia fuori dalla loro supposta confraternita della Ragione (che ci ha condotto proprio nella crisi nella quale ci ritroviamo), dovrebbero discutere serenamente ed onestamente di tutti i temi aprendosi alle idee dall'esterno. Ma visto quanto sembrano incapaci di rimettersi in discussione, la cosa è ben poco probabile.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita

Fonte > 
Gaulliste libre


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