Dio, patria e famiglia se ne sono andati Ma solo per risorgere

Marcello Veneziani - Lun, 17/12/2012 -il giornale

 

Dietro ai valori in declino ci sono le eterne domande su destino, origine e comunità che danno significato alla vita e al pensiero

 


Perché ho scritto un libro dedicato a Dio, patria e famiglia dopo il loro declino, proprio oggi che l'unico Valore Assoluto sembra che sia la Costituzione? L'impresa più difficile è parlare delle cose più semplici, è arduo sfondare il muro dell'ovvio.


Due pregiudizi vietano di pensarvi: uno, vecchio, che ne decretava la cieca osservanza e un altro, nuovo, che li rifiuta a priori. Ho voluto ripensare nell'età dei diritti alle tre fonti principali dei nostri doveri. Ho voluto ripensare al passato, al futuro e al trascendente in un tempo votato al solo presente.


 E ho voluto ripensare nel tempo della labilità alla gioia delle cose durevoli. Non ho voluto scrivere un manifesto politico né un libro elogiativo, in lode o in morte di questi tre principi fondativi. È un testo metapolitico, che precede o supera l'agire politico ed è compreso fra due estremi: biologia e metafisica, anima e corpo.


 Non ho nascosto la nostalgia per quei tre principi e la tenerezza del loro crepuscolo, ma ho distinto il piano affettivo dal piano civile e culturale su cui ragionare. A volte i due piani s'incontrano, s'intrecciano, ma l'uno resta tra le pareti domestiche e spirituali dell'intimità e dell'interiorità, anche se non si vergogna di palesarsi; e l'altro cerca la strada del pensiero nel mondo. Ho tentato di ripartire dall'abc, dai principi elementari che fondano ogni civiltà e il nostro stare al mondo.


 Sul piano personale ho voluto affrontare i luoghi dove ho collezionato le maggiori sconfitte: lo smarrirsi del senso di Dio e l'oscurarsi della fede praticata; l'imprecazione verso la patria e il vederla ogni giorno deperire; lo sgretolarsi della famiglia, la sua perdita per morte o rinuncia. Dentro quel declino ci siamo pure noi. Ma tutto questo è meno importante rispetto alla ragione principale che mi ha spinto a scrivere questo libro. Vorrei sottoporvela, tentando per la prima volta di esplicitarla in estrema sintesi.


 È una ragione di pensiero, oltre che esistenziale, ma fuori da ogni linguaggio accademico. Mi sforzerò di essere il più possibile franco, diretto, essenziale. Scrivo per avvicinarmi alla verità, se mai ci riesco, non per compiacere o per rivolgermi alla setta degli intellettuali (che liquida il libro a priori, col silenzio, senza affrontarlo. Ma quando sei preso dall'urgenza di un pensiero, non badi a queste miserie e comunque non ne fai una malattia. Pazienza, procediamo).


Cosa resta di quei principi di vita dopo il loro declino? Facile rispondere che non resta più niente, più facile rispondere che resta il mondo, restiamo noi, liberi e soli, resta la vita.


Ma di Dio patria e famiglia resta la molla che ci spinse a pensarli, a crederli, a volerli. Qualcosa infatti originò quel triplice principio, qualcosa che precede la loro affermazione o la loro imposizione. Qualcosa che è dentro di noi, come un dispositivo innato, un sentimento che si costituisce in pensiero. Lasciamo stare i valori, non ci sono in natura o nella vita, neanche nella vita della mente. Su che cosa possiamo fondare la vita e il nostro essere al mondo venendo meno «i valori»?


 Sul pensiero, solo sul pensiero. Il pensiero è il principio attivo della realtà, il fluido d'energia che passa attraverso la nostra vita, tramite la mente e poi si sperde nel cosmo, forse ramificandosi e magari fruttando. Il pensiero conosce e modifica il mondo, conoscendo e modificando noi stessi e la nostra percezione di stare al mondo.


Da dove nasce il pensiero che ci fa stare al mondo? Dallo stupore di nascere e dall'angoscia di morire, ossia la sorpresa di venire al mondo e di esserci, e la certezza di uscire dal mondo e di svanire. Osservando ai due estremi della nascita e della morte, scrutando la realtà ai suoi confini, sorge il pensiero.


Qual è il pensiero che ci fa stare al mondo? Circondato dal nulla c'è un pensiero che si spande sopra di noi, dentro di noi, intorno a noi. È il pensiero del destino, dell'origine, della comunità. Il pensiero che compendia altezza, profondità e latitudine della nostra vita; il pensiero che abbraccia il futuro, il passato e il presente e raccoglie il senso compiuto della vita sull'orlo del suo perdersi. Il destino va oltre il futuro, l'origine va oltre il passato, la comunità va oltre il presente. Insieme disegnano la condizione umana.


Il senso del destino proietta l'esistenza in un disegno intelligente, anche se poco comprensibile, ed è la paternità della nostra vita che guida la sua traiettoria e la orienta. Il senso dell'origine annoda il vivere a un grembo di provenienza, che è la maternità del nostro venire al mondo, il luogo più vero dell'accoglienza.


 Il senso della comunità connette la nostra vita a quella di chi è consorte, a partire da chi è più affine, più caro e vicino, ed è il vincolo fraterno e filiale della vita.


Il pensiero del destino coglie la nudità autentica del senso del divino, dove sorge il sacro la religione il trascendente. Il pensiero dell'origine coglie la nudità autentica della nostra fonte, denominata patria matrice radice. Il senso della comunità coglie la nudità autentica dei nostri legami, denominati famiglia, appartenenza, condivisione non occasionale né provvisoria.


È tutto quel che resta dopo che è finito tutto - Dio, patria, famiglia, e l'io con loro. Destino, origine, comunità: è questo il pensiero doc, anzi d.o.c., il doc.umento del nostro essere al mondo. L'essenza del pensiero doc, sbucciato da ogni involucro storico, teorico e retorico, è nel connettersi; il pensiero religioso, originario e comunitario sorge collegandosi.


 Quel pensiero essenziale genera amore - a partire dall'amor fati, che è accettazione della vita, del mondo, della realtà - e suscita il ritorno, come un passato che chiama al futuro, si rigenera evocando la nascita. Amore per l'invisibile e per il visibile, per il presente e per l'assente, o non più presente o non ancora presente.


Questo è il pensiero vivente che anima il nostro essere al mondo e attiva il nostro esistere nel tempo, lasciando traccia oltre la morte. A quel pensiero sorgivo affidiamo tutto, noi stessi e oltre. In quel chiarore è tutto il nostro pensiero, che illumina la notte e ordina il caos, per quel che è possibile.


Su queste basi, il libro in questione è il racconto vivente di questo pensiero e del senso di Dio, della patria e della famiglia nella vita nostra e nella storia civile. C'è chi l'ha vituperato a priori e chi ha recensito solo il suo titolo. C'è chi non sa andare oltre gli anatemi e gli slogan, e vive e muore di pregiudizi.


 Quel libro non consola e non demolisce; cerca la verità o almeno l'odore che lascia al suo passaggio e che chiamiamo autenticità. Odore che per molti è insopportabile.


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