La Tenaglia degli Avvoltoi sull'Argentina - PARTE 1

Johnny88 e GPG Imperatrice Dic 2012 Rischiocalcolato.it

 

PARTE 1 - ARGENTINA, CONOSCERE IL PASSATO PER CAPIRE IL PRESENTE

PREMESSA

Ritengo che spesso si fotografi il momento, arrivando a conclusioni affrettate e stereotipate senza prima fermarsi e guardare un attimo indietro, ritengo quindi doveroso affrontare la questione Argentina andando al di là di facili slogan demagogici. La stessa operazione andrebbe fatta anche per quanto riguarda la Grecia e gli altri paesi attualmente sofferenti crisi (Irlanda; Spagna; Portogallo e Italia), così come anche per capire le ragioni del comportamento della Germania al di là di semplicistiche demagogie e offese gratuite.


Parlando in questo caso specifico dell'Argentina, parliamo di un paese che un tempo nemmeno troppo lontano era considerato una sorta di "Terra Promessa". Parliamo di un paese che agli albori del XX Secolo figurava tra i primi 10 al mondo per reddito pro-capite, mentre oggi nella stessa classifica occupa il 52° posto. L'Argentina può quindi giustamente essere definita "La grande sconfitta del '900″ e ritengo doveroso cercare di fare mente locale sulle numerose convulsioni storiche e politiche che hanno portato a questo lungo declino e alle periodiche "montagne russe" che caratterizzano questa terra tormentata.


1806-1862-L'INDIPENDENZA E LA LUNGA STRADA VERSO L'UNITA'


 Josè de San Martin

I primi insediamenti coloniali nella terra attualmente nota come "Argentina" risalgono alla prima metà del XVI secolo. Precisamente la colonizzazione spagnola cominciò nel 1535 ad opera del generale Pedro de Mendoza, colonizzazione che seguì le prime esplorazioni da parte del navigatore spagnolo Juan Diaz de Solis (1516) e dell'italiano Sebastiano Caboto (1526). Già nel XVII secolo cominciò ad emergere in maniera prepotente il primato economico della città di Buenos Aires. Inizialmente l'Argentina faceva parte del vicereame del Perù, ma nel 1776 venne incorporata nel vicereame autonomo de "La Plata" di cui Buenos Aires diviene la capitale ufficiale.


A seguito della deposizione di re Ferdinando VII da parte delle truppe bonapartiste la popolazione locale non riconobbe come legittimo il nuovo monarca spagnolo e dichiarò così la propria indipendenza deponendo il vicerè Cisneros.


I paesi di dipendenza spagnola (diverso il discorso del Brasile che si incamminò verso l'indipendenza in maniera pacifica e completamente diversa, ma questa è un'altra storia) ritennero il loro vincolo con la corona sciolto da quando il trono di Spagna era finito nelle mani dell'usurpatore Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. Anche a Buenos Aires, nacque una "Junta" transitoria. Emersero però subito contrasti tra chi attendeva il ritorno de "El deseado", Ferdinando VII di Borbone, e chi invece voleva giungere a una piena indipendenza anche in caso di ritorno del sovrano spodestato.


"El deseado" torna nel 1814 e chi l'aveva tanto "deseado" in Sudamerica finì per pentirsene. Ferdinando dichiarò decaduta la costituzione di Cadice, stilata dalla resistenza antinapoleonica con il contributo di delegati latinoamericani, e inviò le truppe in America Latina per riprendere pieno possesso delle colonie sciogliendo forzatamente le varie giunte anti-napoleoniche. Nel 1816 le "Province Unite", embrione della futura Argentina, sconfiggono gli spagnoli. Il leggendario generale Josè de San Martin prende  la testa del movimento indipendentista dell'intero Sudamerica liberando dalla Spagna Cile e Perù, finendo per incontrandosi a Guayaquil con Simon Bolivar, l'altro grande eroe dell'indipendenza del Sudamerica.


Fin da subito però non regna certo l'armonia in quel di Buenos Aires. I novelli sudditi delle Province Unite si mettono a litigare praticamente subito dopo l'indipendenza. Tra 1819 e 1829 e comincia una vera e propria guerra civile tra i federalisti, gli estancieros, e i centralisti, gli unitarios. I primi conservatori, legati alla Chiesa cattolica, difensori dei diritti delle province, i secondi accentratori, liberali e massoni, legati all'elite urbana di Buenos Aires, un contrasto che sembra una sorta di prodromo alla guerra di secessione americana. Il periodo dell'anarchia costò caro alla futura Argentina che perse l'Uruguay.


L'anarchia si concluse con l'ascesa al potere del caudillo De Rosas nel 1829, cattolico tradizionalista e conservatore. Ironia della sorte fu un esponente degli estancieros come il caudillo De Rosas ad accentrare definitivamente il potere a Buenos Aires e ad aprire la strada alla definitiva unione dell'Argentina. Nel 1852 De Rosas viene rovesciato dal generale Justo Urquiza, anch'egli esponente conservatore. Urquiza proclama la costituzione  della repubblica argentina. Tutto bene e tutti in pace felici e contenti finalmente?


 ¡Claro que no! A Buenos Aires non va proprio giù e nel 1854 la provincia della futura capitale si stacca proclamando l'indipendenza, è guerra. Nel 1859 Buenos Aires si arrende ma nel 1861 la provincia si ribella nuovamente. La ribellione viene sedata dal generale liberale Mitrè. Buenos Aires nel 1862 è finalmente costretta ad accettare il suo ruolo di capitale dell'Argentina (a proposito, auguri per il 150°). Nel 1880 Buenos Aires verrà "staccata" dalla sua provincia, diventando il "distretto federale" di Buenos Aires.


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