Le Tasse? Sono pari al 75% del tuo reddito!

21/3/2012 DI LEONARDO FACCO* per www.movimentolibertario.com


In vita mia, in nessun luogo del mondo, ho mai assistito ad una campagna contro l'evasione fiscale come quella innescata in Italia con l'arrivo della premiata ditta "Monti & Befera". Quotidianamente, su tutti i media, fin nei programmi per ragazzi compare qualche ascaro pronto a dire la sua contro l'evasore e su quanto sia libidinoso e giusto essere taglieggiati dallo Stato. Chi scrive non appartiene alla schiera di coloro che sostengono che "le tasse sono una cosa bellissima".


Ciononostante, seppur convinto che tassazione è sinonimo di estorsione, potrei anche sopportare una pressione fiscale al 20 percento, a fronte di un numero limitato di servizi imposti dalla "collettività". Il problema è che in Italia, il Fisco ci deruba dei tre quarti del frutto del nostro lavoro.


Esagero? Macché. Vi riporto un altro esempio, un altro caso emblematico direi, tratto dal sito tradingnostop.finanza.com a firma Carlo Scalzotto: "Poniamo ad esempio un piccolo imprenditore commerciale che, nel primo anno di attività, abbia conseguito un utile da bilancio al 31/12 pari 70 mila euro e che, per effetto della ripresa a tassazione di alcune componenti di costi non deducibili o parzialmente deducibili (autovetture, ristoranti ecc.), il suo reddito fiscale sia 76 mila euro. Un ottimo utile si direbbe! Ma quanto rimane effettivamente in tasca al nostro contribuente e qual è la pressione fiscale che egli subisce? Nel caso appena descritto, il nostro contribuente, benché abbia realizzato un utile al lordo delle imposte di 70 mila euro, egli dovrà corrispondere imposte su un reddito fiscale di 76 mila euro e, a conti fatti, tra Irpef, Irap, addizionali regionali e comunali e contribuzione Inps, egli dovrà versare all'erario circa 47 mila euro su 70 mila di utili realizzati; euro più, euro meno. Benché il prelievo fiscale, in questo caso, sia già di oltre il 67% dell'utile della sua attività, il nostro contribuente dovrà all'erario, fuori dal perimetro del suo reddito e della sua attività di impresa, altre imposte come, ad esempio, l'iva sui consumi, l'Imu sulla sua abitazione, eventuali imposte di bollo, di registro ed altro ancora. Quindi, ipotizzando che egli spenda, in termini di consumi 18 mila euro per il suo sostentamento e della propria famiglia ed ipotizzando un aliquota media dell'iva del 16%, egli verserà, indirettamente, allo stato altri 2500 euro di imposta sul valore aggiunto, arrivando così ad oltre i 49 mila euro di imposte pagate su 70 di utile realizzato, che rappresentano ben il 71%. Sommando l'eventuale Imu e altre tasse minori (ma non marginali) e altre occulte, potremmo arrivare agevolmente alla soglia 75% del reddito prodotto, o forse più. Analogo discorso può osservarsi per i redditi da lavoro dipendente".


Questo calcolo, lo fece l'economista Samuel Magiar qualche anno fa, ne riportai i dettagli nel mio libro "Elogio dell'evasore fiscale" nel 2009.

Nemmeno gli schiavi americani che lavoravano nei campi di cotone erano in queste condizioni. Altro che 45, 47%, 48% di pressione fiscale, come qualche patetico centro studi afferma. Son questi i numeri che spiegano come funziona la vita reale, da cui il motivo per cui l'evasione fiscale diventa legittima difesa.

Qualche giorno fa, han suscitato clamore le parole di tal Pizzetti, il garante della privacy, che ha affermato che - dopo l'approvazione delle manovre di Tremonti e Monti - gli "italiani sono dei sudditi non dei liberi cittadini". Ora, di fronte al 75% di tasse la frode fiscale è da considerarsi un dovere morale, soprattutto quando i denari che ci vengono rapinati (tra l'altro da uno Stato che scende a patti con la mafia, come dimostrato da una sentenza di un tribunale) finiscono a mantenere squadriglie di parassiti e nullafacenti, nonché milioni di "gira-pollici" a tradimento, oltre ad una casta politica di farabutti.


La storia - consiglio la lettura di Charles Adams a tal proposito - ci ha insegnato che quando la pressione fiscale superava il 10% i popoli menavano fendenti a destra e a manca contro i gabellatori. In Italia, siamo al paradosso: i mantenuti si permettono di redarguire chi evade le tasse.


Il mio amico Enrico Dell'Olio sostiene che "la differenza tra un vincente e un perdente sta anche e soprattutto nella sua capacità di scegliere e saper riconoscere attraverso l'uso della razionalità il giusto dal non giusto...". Un paese che accetta una tassazione pari al 75% non può che essere ingiusto, quindi perdente.


* Link all'originale: http://www.lindipendenza.com/tasse-75/


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