...E ci sono anche i Katzoni tra noi

Maurizio Blondet 24 Novembre 2012 effedieffe

 

Appena ieri non dicevamo che gli italiani sono passivi e vili? Che se ne stanno come pecore sotto il coltello dei Katzoni al potere, a farsi spogliare, licenziare, perseguitare e sequestrate beni, diritti e libertà? E farsi governare da gente che dovrebbe appendere a Piazzale Loreto?


 Non avevamo detto che oggi, dato che il potere ha occupato la «legalità» e non ha lacuna «legittimità», sarebbe obbligo morale e civile scatenare la rivoluzione - ma che gli italiani non ne sono capaci, non sanno usare la loro forza di popolo (perché popolo non sono)?

Dobbiamo smentirci. Per scopi civili, gli italiani non fanno nulla, non si coalizzano, non hanno il coraggio di esporsi. Ma date loro qualche scopo abietto e insignificante, e allora vedete come sanno usarla, la violenza! Che ardimento! che organizzazione! Che supremo contributo alla inciviltà!

Parlo dei patrioti della Roma o della Lazio che hanno aggredito i tifosi inglesi del Tottenham , cercando di ammazzarli, in Campo dei Fiori, ossia nel centro turistico e della vita notturna - oltreché uno dei gioielli della bellezza urbanistica italiana del tempo che fu.

«Un'azione paramilitare premeditata», scrivono i giornali. «Gli aggressori, armati fino ai denti, hanno organizzato un cordone all'esterno del locale impedendo a chiunque di entrare e uscire. Il resto della banda, invece, ha fatto irruzione nel pub. Appena entrati, hanno cominciato a danneggiare tavoli e sgabelli e poi ad assalire i presenti».

Un commando ben addestrato. Caschi, mazze, e - arma dell'Italia cafona e perenne - i coltelli. «Stab City», la città degli accoltellamenti, ha definito Roma il Daily Telegraph. Sembra di tornare ai bei tempi degli emigranti in America, detti Dago, ben noti per la facilità a tirar fuori «u' cutieddu».

Sì, il petto ci si gonfia d'orgoglio. Pensate solo se questa violenza paramilitare organizzata fosse applicata, che so, alla Polverini quando va in via del Corso a comprare l'ultimo abito con le auto della scorta, o a qualunque deputato - oggi che stanno varando, tutti uniti, una legge per aumentare di 90 il loro numero, con relative prebende.

Due dei tifosi assalitori degli inglesi, co' o cutieddu, sono già stati arrestati, gli altri seguiranno. Pensate solo se avessero lo stesso sprezzante ardire di affrontare la galera per aver preso a calci e pugni Monti, Befera, Berlusconi; intimidito Bersani dai 3 vitalizi, o fatto «booh» a Rosy Bindi dai 5 mandati. Pensate se quel gruppo paramilitare di cittadini dedicasse la sua aggressività organizzata, che so, al rettore Luigi Frati della Sapienza, che ha fatto docenti cattedratici moglie figlia, figlio e nipote. Pensate se tale violenza di massa, deliberata e premeditata, fosse esercitata contro quelli lì, che gli facesse paura; se, insomma, fosse uno strumento di liberazione: «L'albero della libertà va annaffiato periodicamente dal sangue dei tiranni e dei patrioti; è il suo concime naturale». No, quelli versano il sangue dei tifosi di un'altra squadra: fatto di cui non si scorge l'utilità, nemmeno per far vincere la propria.

E sono sicuro che questi accoltellatori sono «di destra», all'occasione levano il braccio nel saluto fascista. Sono quasi sicuro che sono di quelli che «Io non voto, fanno tutti schifo», e «sogno il Duce, Hitler», etc. Mai li vedi affiancare una vera opposizione politica. L'opposizione calcistica, quella sì che li assorbe tutti, e per quella sono disposti a giocarsi la vita, il futuro, tutto insomma.
E questi sono la punta avanzata, i commandos del nullismo teppistico.

Chi prova a mobilitare un'opposizione politica non riesce mai a coagulare una massa. Ma che dico, una massa? Nemmeno un gruppuscolo. Uno - per fare un esempio a caso - invita i suoi lettori a votare Renzi alle primarie, spiegando il perché; «Avanti miei prodi», e i prodi tutti a sparpagliarsi di qua e di là, e ciascuno a prendere le distanze, ognuno coi suoi personali e lecitissimi motivi per non unirsi, ognuno chiuso nel suo orgoglioso, ruvido individualismo.

Ma provate a chiamare le masse per ballare il Gangnam: 30 mila decerebrati rispondono senza esitare all'invito sui telefonini, inviato non si sa da chi, e si danno appuntamento in piazza del Popolo, a ballare un motivo di un coreano... la Corea che ha 45 milioni di abitanti e Samsung e Hyundai che sfidano le multinazionali USA se lo può permettere un flashmob... ma gli italiani giovani? Senza prospettive di lavoro perché in massima misura inimpiegabili?

«Io non ho mosso un passo, eravamo appiccicatissimi», ha scritto una ragazza su Fb. «È stato davvero stupendo!». Trentamila individualisti orgogliosi di esserlo, a fare tutti la stessa cosa: a patto che sia scema, insensata e insignificante. «È stato stupendo». Almeno, mostrano che gli italiani - contrariamente a quel che si crede - sono capaci di sottoporsi con entusiasmo ad una disciplina di ferro - purché li si convochi per qualche katzata di moda.

Provate a chiamare alla rivoluzione? Tutti si stancano subito, non hanno costanza, devono andare in vacanza, in discoteca, dall'estetista...  invece il Flash Mob ha gente che va da una città all'altra per parteciparvi - insomma è costante, anzi ostinata nel ripetere l'evento di massa nullificante: ora a Genova, a Verona, a Palermo... Un movimento che si espande a macchia d'olio.

E c'è anche la versione «dura», «virile», fascista, vista sempre a Roma (mica per niente Caput Mundi): 400 tra ragazzi e ragazze si sono dati appuntamento su Facebook a Piazza Cavour per ubriacarsi e prendersi a colpi di casco, armati di catene, caschi e bastoni per una serata di guerriglia. Le regole del «gioco» violento vengono postate online: si indica l'orario e le «armi accettate». «Ognuno porta dell'alcol e ci si ubriaca, anche per sentire meno dolore, con un cocktail da un litro e mezzo di gin, rum, vodka e grappa. Poi scattano le botte (...) una maxi-rissa organizzata sul social network tra calci, pugni e colpi. Soltanto l'arrivo delle forze dell'ordine ha interrotto la guerriglia urbana. Terrorizzati gli spettatori dell'Adriano così come i commercianti di zona».


E provate a raccogliere fondi per un'azione politica alternativa. Anzi, non provateci neppure, tanto è inutile. Gli avversari politici, attovagliati al potere, si sono serviti di enormi fondi, rimborsi, mezzi finanziari; per opporsi a loro, si è ridotti ai propri esilissimi mezzi, stipendio, pensione, a qualche elemosina. In queste cose , gli italiani sono tirchi. Ma quanto sono generosi davanti alle 420 mila slot-machines sparse dovunque nel Bel Paese! Con quanta spensierata prodigalità alimentano questo enorme business che arricchisce 42 organizzazioni criminali che vi si sono buttate a spennare il pollo italico in combutta con lo Stato - lo Stato di Befera, di Monti, di «guerra all'evasore», insomma lo Stato tributario.

L'introito è di decine di miliardi di euro: 1,7 milioni di giocatori ci dilapidano stipendi e risparmi, non riescono a fermarsi, tanto da rovinare le famiglie. Eppure, anche in questo caso, lo Stato persecutorio di Befera non sa trarre il facile gettito che gli spetta: delle giocate dovrebbe accaparrarsi il 12% della cifra delle giocate, e non ci riesce; per sua inettitudine. È noto - o forse noto non è - che il 17 febbraio 2012 la Corte dei Conti ha condannato le compagnie concessionarie per la colossale evasione fiscale, e penali annesse, a sborsare 98 miliardi di euro. Perché «le concessionarie avrebbero dovuto collegare alla rete telematica di Stato, entro il settembre 2004, almeno il 5% degli apparecchi di gioco», e non avevano ottemperato a questo accordo da loro sottoscritto.

Avete letto bene: fino al 2004, meno del 5% delle 420 mila slot-machines e video-poker pagavano la parte dovuta (12%) all'Erario. Le altre, il 95%, no. Il che significa che in 95 casi su cento sono state le concessionarie a incamerarsi le cifre dei tributi, addizionandole alla loro «scrematura» del 13% sulle giocate. Ma sicuramente si sono accaparrate molto, molto di più: secondo normativa, il 75% delle giocate dovrebbe diventare monte-premi per i giocatori fortunati; ma chi controlla che questa quota sia davvero onorata, senza il collegamento telematico con i Monopoli di Stato? Le concessionarie possono dichiarare quello che vogliono. Guarda caso, due dirigenti dei Monopoli sono stati denunciati per omesso controllo. Il collegamento telematico delle macchinette va molto a rilento, misteriosamente. Ancor oggi, quasi la metà non è collegato, quindi evade allegramente; e poi Befera va a cercare gli evasori col redditest a strascico, perseguitando chi produce, con l'acqua alla gola, fino ad indurre i suicidi.

La penale da 98 miliardi, ovviamente, lorsignori non la pagheranno. Se la son fatta ridurre di oltre il 90%, pagheranno 2, 7 miliardi (1). Hanno arruolato avvocati a legioni, contestato davanti ad ogni istanza ogni contestazione. Hanno mobilitato i parlamentari amici: quel parlamento dove i nostri rappresentanti, finché non li cacciamo, si occupano di fotterci, ha persino tentato di «rivedere retroattivamente i contratti di concessione», per mettere al riparo i gestori e consentire loro di tenersi i miliardi incamerati indebitamente. Sicuramente, un favore per cui i nostri rappresentanti sono stati pagati dalle concessionarie. Da parte sua, lo Stato della «guerra all'evasore» - così feroce con i piccoli imprenditori produttivi - ha chiuso un occhio anzi due: «Probabilmente qualcuno ha temuto che un'azione repressiva potesse intralciare il gettito che il gioco d'azzardo garantisce comunque all'Erario»: così il generale delle Fiamme Gialle Umberto Rapetto, che ha condotto l'indagine sulla titanica evasione - incontrando tali e tanti ostacoli e pugnalate alla schiena da andarsene dalla Finanza, sbattendo al porta, dopo 37 anni di servizio.

È così, ragazzi. Befera esige che conserviate le ricevute delle pay-tv e i pedaggi autostradali per quattro anni; vi sospetta se avete una cassetta di sicurezza e la visitate troppo spesso, ma si lascia sfuggire 98 miliardi di evasione delle concessionarie. Forse che gli italiani si incazzano per questo? Forse creano un cordone umano attorno agli uffici fiscali, mentre i nostri commandos con spranghe e caschi irrompono dentro e pestano di santa ragione? Esercitassero un solo decimo della violenza paramilitare di cui le tifoserie coglionesche si sono dimostrate capaci contro i turisti al pub romano, i persecutori e parassiti pubblici magari si metterebbero a lavorare per i cittadini, non a rovinarli e corromperli con le bische in complicità con le mafie, oltre che con le ben note esazioni arbitrarie.

Macché. Se s'incazzano per questa storia delle slot-machines ladre e corruttrici, lo fanno individualmente, come Salvatore Valenti, un quarantenne di Palermo arrestato per il seguente fatto: aveva perso mille euro al videopoker del Bingo Vip (una bisca legale), e a mezzanotte voleva ancora giocare per ricuperare la perdita; ma la bisca deve chiudere, e il padrone stacca la corrente. Il giocatore è andato su tutte le furie, calciando e pestando la macchinetta mangiasoldi, poi anche le suppellettili del locale, poi anche gli agenti di Polizia accorsi. Fermato e portato in questura, si dibatteva e strillava ancora: lasciatemi tornare al Bingo Vip, devo riprendere i miei soldi!

Katzone. Katzone fra noi. Se una frazione di questo furore l'avesse usata per scopi civili, il Valenti e tutti quelli come lui, avremmo già riconquistato le nostre libertà. Se un centesimo di quello che sprecano nel videopoker lo investissero per militanze politiche rivoluzionarie, una potente e ben finanziata presenza politica antagonista avrebbe già travolto tutti questi mascalzoni e farabutti, traditori del mandato popolare, che invece ci dobbiamo tenere perché «non sappiamo come fare» a cacciarli.

La conclusione è che in Italia la rivoluzione non si farà. Che non c'è nessuno pronto a farla. Anzi, mi correggo: c'è chi la sta facendo, la rivoluzione. Da anni. Chi? Ecco una frase che il buonanima Tommaso Padoa Schioppa, artefice dell'euro e alto esponente dell'eurocrazia, scrisse per la rivista ebraica Commentaire, numero 87, autunno 1999:

«La costruzione europea è una rivoluzione, anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori lividi e smagriti, ma degli impiegati e dirigenti pubblici, dei banchieri e dei professori. L'Europa non procede da un movimento democratico, essa s'è fatta seguendo un metodo che non si potrebbe definire altrimenti che dispotismo illuminato».

Capito? La rivoluzione, la fanno i banchieri: è la tirannia dei Katzoni di cui abbiamo già parlato. I Katzoni sopra di noi; ma i katzoni fra noi e sotto di noi sono i loro più utili alleati. Teppisti del tifo, masse cretine dello Gangnam, finanziatori delle slot machines, masse senza rispetto di sé, senza civismo né carattere, contribuiscono al disegno di costoro: ridurci tutti ad una Europa-Gaza, come hanno già ridotto i greci. Entrambi congiurano a fare il mondo desolato che ci cresce attorno: dove bellezza e verità sono abolite. Dove la cultura è cancellata dal kitsch. Dove la vita emozionale ed intellettuale della cittadinanza è devastata dall'industria dello spettacolo decaduta a pacchianeria, lascivia e oscenità compiaciuta. Dove il motore del successo è la sete di denaro senza limiti, la vanità più grottesca, l'assenza di carattere e la disponibilità alle peggiori azioni. Sto citando Chris Hedges, ed ora cito Plotino: «Che i vili sian governati dai malvagi - è giusto».

Ed ora vi dico a cosa porterà tutta questa katzonaggine di sotto, decisa a tutto, capace di tutto, organizzata a qualunque abiezione purché non alla rivoluzione. Ci porterà al Sudamerica, alle sue fiorenti industrie di narcos, slot machines e sicari a noleggio. A San Paulo do Brasil, dove la criminalità delle favelas si è organizzata in corpo semi-politico e antagonista, che si atteggia a partito paramilitare, Primeiro Comando da Capital, che trucida i poliziotti per le strade, nei bar, dovunque capiti: un'ottantina nell'ultimo anno, se non sbaglio. O a Ciudad Juarez, la città messicana di frontiera dove si ammazzano le donne a pulman interi, senza motivo decifrabile: la chiamano Murder City. Per ora Roma è solo Stab City, ma sta progredendo nella classifica.

Dite che esagero? Vedrete, vedrete voi che vivrete fra dieci o vent'anni.



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