La Catalogna tenta la fuga da Spagna e Ue

Manila Alfano - Dom, 25/11/2012 - il giornale

 

 Oggi alle urne con l'obiettivo di ottenere la forza politica per staccarsi da Madrid. Il rischio? L'uscita dall'Europa



«Non siamo vassalli dello Stato spagnolo». Artur Mas guarda la folla. Lo stadio Palau Sant Jordi è stracolmo, una selva di bandiere catalane.


«Indipendenza», gridano, e ancora: «Mas presidente». Diecimila persone lo ascoltano, lo incitano. Il futuro potrebbe essere così: un popolo, uno Stato, Catalogna libera. Settembre è stato il mese decisivo.


 L'11, il giorno della grande manifestazione di massa, un milione di catalani avevano sfilato per le strade a chiedere l'indipendenza. Mas e il suo partito, Convegenza e Unione, avevano chiesto elezioni anticipate. Oggi si vota e se funziona, entro 4 anni ci potrebbe essere un referendum sull'indipendenza da Madrid.


 «Il popolo catalano vuole avere un luogo tra le nazioni del mondo». Mas punta in alto, Sfida la Spagna. L'asinello contro il toro, Barcellona contro Madrid, ai tempi della crisi è una lotta che non fa sconti.


 La Regione, un tempo locomotiva della Spagna, si inceppa e rallenta. È in affanno. Non solo non traina più, ma resta indietro e accusa Madrid di centralismo. Barcellona - dicono i separatisti- è stanca di pagare per tutti, più di tutti. La Catalogna si sente in credito e la miscela è esplosiva, l'economia da salvare, l'identità culturale da difendere, la lingua da tutelare. Temi che se non si cavalcano, travolgono.


E Artur Mas non vuole perdere. Con queste elezioni si gioca tutto il suo futuro politico. Il governo spagnolo ha già promesso battaglia, e contro il referendum si opporrà in ogni modo.


Oltre 5,4 milioni di catalani sono chiamati alle urne per eleggere 135 deputati, in un clima avvelenato dalla guerra del «dossier» fantasma sui presunti conti in Svizzera dei leader di CiU. Mas e i toni solenni per l'ultimo comizio, tenuto nel mercato del Born, simbolo della caduta di Barcellona davanti alle truppe borboniche nel 1714.


 «Il simbolo della resistenza eroica del popolo catalano in difesa delle sue libertà - ha sottolineato - è immagine della costanza e dello sforzo lungo la storia per garantire l'identità, l'autogoverno, le libertà a la giustizia sociale di questo Paese». Mas chiede «una maggioranza eccezionale» per avallare la sua sfida secessionista.


 Secondo i sondaggi dei quotidiani spagnoli, CiU vincerebbe le elezioni, restando però lontana dalla maggioranza assoluta, conquistando fra 62 e 65 seggi, rispetto ai 68 necessari per governare in solitario.


Il partito indipendentista di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) concorrerebbe con il Partito Popolare (Pp) per il secondo posto.


 Erc e il Pp, che si oppone frontalmente alla sovranità catalana, si attesterebbero sui 16-17 scranni. Mas ha già anticipato che, se la sua formazione otterrà meno dei 62 seggi attuali, ne uscirà «indebolito» il progetto indipendentista. Secondo l'Istituto di opinione della Generalitat, che ha sondato i catalani sul progetto indipendentista, il 44,3% si dichiara a favore, il che equivale a un aumento di 10 punti rispetto a un sondaggio di giugno.


 Una partita che in concreto è tutta da giocare. A parte lo scoglio della Costituzione a un referendum sull'autodeterminazione, un altro spunto su cui riflettere lo offre il vicepresidente e commissario della Ue, Viviane Reding, che ha già avvertito: o l'indipendenza o l'Europa.


Se la Catalogna si dichiara indipendente, dovrà ricominciare da zero e chiedere alla Ue l'adesione e ottenere un sì all'unanimità. Un via libera difficile perché la Spagna avrebbe diritto di veto.


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