Abolite le regioni ma non l'Italia

Marcello Veneziani - Mer, 21/11/2012 - IL GIORNALE

 

 Varato il sistema che compara entrate e spese. Ora serve un nuovo patto fiscale con i contribuenti


C'è un cretino che traduce ogni appello a salvare l'Italia unita dalla filiera leghista nelle regioni del nord, come una difesa del sud mafioso e parassita. Il meschino non compra il Giornale, lo sbircia sul web e poi insulta.


Non riesce a pensare che qualcuno difenda l'Italia perché si sente italiano fin dentro l'anima, ma perché vuol mangiare a sbafo a sue spese: creperà d'egoismo & idiozia. Amo il mio sud e mi piace chi ama il suo nord. Detesto chi disprezza la terra propria o altrui.


Mi sento dentro la vita, la storia, il paesaggio, la lingua d'Italia; non difendo interessi personali, lavoro per giornali del nord. Pago una barca di tasse, do allo Stato molto più di quanto ricevo e ho lettori al nord, al centro e al sud. Ma lui ignora e non capisce libri, satira e liberi pensieri, è più rozzo dei rozzi terroni.


Se facciamo, come fa lui, i conti della serva, abolire le regioni sarebbe un risparmio maggiore e migliore che abolire l'Italia o 31 piccole province. È lì il vero spreco, soprattutto a Sud e nelle regioni a statuto speciale. Le macroregioni non ridurrebbero i costi, anzi.


È fesso chi, credendosi furbo, vorrebbe liberarsi del resto d'Italia come una bad company su cui scaricare il debito pubblico. Meglio snellire l'Italia, legare le tasse al territorio con uno Stato più magro e più autorevole.


Poi non si meravigli, il cretino, se la mafia oggi si espande più al nord; dividere l'Italia non la fermerebbe, anzi.


La mafia va dove stanno più soldi e meno Stato.


E, se trova cretini come lui, l'impresa è ancora più facile.


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