Merkel ama Putin. Con reciproco interesse.

di Maurizio Blondet 19/11/2012 rischiocalcolato.it

 

695: è il numero di locomotive elettriche che la germanica Siemens AG  fornirà alle Ferrovie Russe (RZD), grazie al lucroso contratto (2,5 miliardi di euro) strappato dal capo supremo della Siemens,  Peter Loescher, al seguito della Merkel a Mosca.

 


Già. I nostri media non l'hanno detto, intenti come sono a cogliere le "narrative" di Vendola e Berlusocni,  e a implorare Monti di restare per il bis a governarci per conto di Berlino - ma la Cancelliera  ha fatto una fruttuosa visita ufficiale a Mosca.  


Il parlamento tedesco le aveva dato come viatico l'incarico di deplorare  Vladimir   per "le tendenze antidemocratiche e repressive" del nuovo  Zar.


Certo, come no.  Angela Merkel è partita con  otto suoi ministri e un'aeroplanata strapiena di industriali, che appena atterrati si sono precipitato a firmare contratti miliardari con le controparti russe. 


 Il contratto di Loescher per fabbricare   695 (seicentonovantacinque)  locomotrici elettriche è solo il più grosso. 


 Ai colloqui partecipavano i capi della Gazprom, dal cui gas tutti noi europei dipendiamo, e che non manca mai negli incontri russo-tedeschi. Anche perchè Gazprom ha assunto il precedente Cancelliere, il socialista Gerard Schoreder , come presidente della North Stream AG, ossia  la pipeline che porta il gas dalla Russia   alla Germania  senza dover transitare per Polonia e Ucraina, la cui ostilità all'epoca (2005) non piaceva a Mosca:  niente transito, niente royalties e assolutamente niente  più ricatti chiudendo il gasdotto sul territorio nazionale.  


Già la Siemens s'è aggiudicata il rammodernamento delle decrepita rete ferroviaria  russa,  sbattendo fuori la francese Alstom che aveva proposto i suoi TGV (Trains Grand Vitesse). Sulla tratta Mosca-San Pietroburgo corrono a 250 all'ora i treni di Siemens-VelaRus (il socio russo),  e gli stessi modelli di treno hanno cominciato a viaggiare tra Mosca e Nizny-Novgorod. 


La Merkel, che ha fatto contratti solo per la Germania, però ha rappresentato l'Europa tutta:  "L'Europa parla con una sola voce", ha   detto a Putin. 


 "E' quel che si chiama un cartello", ha chiosato il cinico Vladimir.


Ma le punzecchiature non  hanno impedito ai due governanti nel procedere all'abbraccio reciproco più stretto: è questo il  "destino manifesto" della Germania, di integrare il suo potente apparato industriale con le risorse e l'immane territorio russo.   "Destino"  già prefigurato dal Patto Ribbentrop-Molotov. 


Varrà la pena di ricordare che proprio per impedire tale integrazione, il Council on Foreign Relations  (think tank dei Rockefelle) consigliò il presidente Roosevelt di entrare in guerra contro il Reich, "altrimenti  le nostre multinazionali non avranno più niente da vendere lì".  


Istruita dall'esperienza, la diplomazia germanica  ha esteso  contemporaneamente  l'abbraccio anche agli StatiUniti. Il ministro degli esteri  Guido Westerwelle ha invitato l'amministrazione Obama, ora che è riconfermata, a costituire "presto un accordo per fare di Europa ed Usa una zona di  libero commercio transatlantico", insomma il Mercato Comune Useuropeo, TAFTA (Trans-Atltantic Free Trade Agreement),  l'analogo del NAFTA che Washington ha già in corso, mercato comune con Messico e Canada, con questi due nella parte dei soci poveri, a cui gli Usa comandano.  Veramente l'Europa parla con una sola voce: quella di Berlino.


 E Mario Monti, intanto, è andato a strappare contratti per l'industria italiana in Kuwait.


 Bisogna  contentarsi. 


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