Il futuro del potere globale USA: armi incredibili e dominio sul mondo (Parte I)

TomDispatch 17 Novembre 2012 effedieffe.com

 

Introduzione

Negli anni '50, inizio anni '60, la Guerra Fredda si riteneva avesse spinto il conflitto planetario fra le due superpotenze in un'area nascosta, fatta di scontri segreti, spia-contro-spia.


Nessuno ha colto quello spirito meglio di John le Carré; i suoi racconti sul leggendario Smiley, hanno fornito un fedele ritratto delle spie sovietiche, britanniche ed americane coinvolte in combattimenti mortali, ma al tempo stesso con molte più cose in comune fra loro che non con le altre organizzazioni operanti alla luce del sole.

Molti decenni più tardi, con un'Unione Sovietica già da tempo sparita, è curioso scoprire che, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, quelle stesse organizzazioni ombra sono sopravvissute ed hanno progredito in tutta tranquillità e si sono ingrandite. Non solo: il metodo americano stesso di fare la guerra si sta trasformando in un metodo ombra - ora che quella portata in Iraq sta diventando storia (svanendo nel ricordo) e quella in Afghanistan sta scemando.

A partire dalla Seconda Guerra Mondiale il controllo sulle prerogative di poter dichiarare guerra - chi, dove e come - si è gradualmente spostato nelle mani della Casa Bianca e dei burocrati della sicurezza nazionale ed è stato sottratto da quelle del Congresso, col popolo lasciato lì a guardare. Nell'ultimo decennio poi, una nuova versione occulta della guerra, ad alta tecnologia, è diventata di proprietà privata della presidenza e viene combattuta per conto della Casa Bianca da robots, da organizzazioni di mercenari, e da due eserciti privati controllati dal Presidente: la struttura paramilitare della CIA ed il Joint Special Operations Command.

A questa profonda trasformazione si sono aggiunte una serie di decisioni che hanno spinto ancora più nell'ombra il metodo americano di fare guerra. Per esempio, negli ultimi anni, due presidenti hanno autorizzato l'impiego di armamenti sperimentali (che un giorno potrebbero disintegrare il nostro mondo) in quella che è stata definita la prima cyberguerra della storia. Brandite con maestria contro l'Iran, un giorno verranno sicuramente riclassificate come armi di distruzione di massa; al momento però hanno aperto la strada alle possibili cyberguerre del futuro che potrebbero devastare questa nazione e le altre.

Gli stessi due presidenti hanno preso il controllo di un altro tipo di guerra: la guerra con i droni. In tutto il Medio Oriente e nel Nord Africa hanno lanciato massicce campagne di assassinio ad alta tecnologia (uccisioni mirate) che non hanno pari, né precedenti nella storia. Operazioni che hanno prodotto centinaia di attacchi e causato migliaia di morti innocenti.

Avvolta nella segretezza, il presidente ha creato una collezione di meccanismi e procedure di sicurezza codificate - incluse riunioni dei martedì del terrore nelle quali si decide chi eliminare -  che hanno trasformato il presidente nel primo assassino-in-capo.

Come ha recentemente scritto il Washington Post, Obama ha supervisionato un meccanismo grazie al quale le uccisioni ad personam sono state trasformate in una procedura di uccisione codificata, burocratizzata e normalizzata, occultata nei poteri della Casa Bianca. Ha messo a punto una «disposal matrix» o «lista degli assassinandi» pronta per essere data in eredità a futuri presidenti e metterli in grado di portare avanti una guerra - un tempo nota come guerra al terrore - che durerà almeno un altro decennio, ma della quale di fatto non si vede la fine.

Come in un film hollywoodiano sulla Mafia, la Casa Bianca fa da giudice, giuria e boia e sceglie regolarmente le proprie vittime - nell'intero pianeta - discutendo solo di «chi dovrà tirare il grilletto, una volta deciso un assassinio».

In un articolo del Post incentrato sul ruolo fondamentale di Camp Lemonnier a Djibouti, nell'ambito della guerra in Africa, sono rimasto colpito da un dettaglio che mi è sembrato adattissimo per descrivere come la guerra stia diventando sempre più nascosta e camuffata. Parlando delle centinaia di elementi di élite delle forze speciali là presenti, Craig Whitlock ha scritto: «La maggior parte degli operativi lavora in incognito, nascondendo il proprio nome anche alle truppe regolari della base».

Detto altrimenti, questa nuova forma di guerra è già così profondamente calata nell'oscurità che i nomi della maggior parte dei militari USA - si parla di decine di migliaia di componenti delle truppe d'élite al cui comando è stato da poco messo a disposizione un «centro segreto di bersagliamento», collocato a Washington a 15 minuti dalla Casa Bianca - non possono essere resi noti nemmeno ai loro colleghi.

Immaginiamoci come sarà il mondo quando verranno sviluppate e finiranno online versioni tecnicamente aggiornate di questa guerra presidenziale; quando, nel terzo decennio di questo secolo, nell'avanzare di questa guerra al terrore, la guerra con i droni verrà spacciata per "scudo spaziale tridimensionale" ed un "sistema di informazione robotizzato", come già ce lo descrive con fredda lucidità Afred McCoy.

Immaginate quando, in piena autonomia e segretezza, la Casa Bianca - senza, ovviamente, comunicarlo a nessuno - potrà portare una guerra anch'essa segreta in una miriade di modi robotizzati e ad alta tecnologia in un campo di battaglia che va dallo spazio stratosferico ai vari Camp Lemonnier sparsi sul pianeta Terra.

Ad oggi è già un futuro plausibile.

Oltre le baionette e le navi da guerra spaziali
Il futuro del potere globale americano
Alfred W. McCoy

Siamo nel 2025, una tripla rete di sorveglianza e di droni armati riempie i cieli fino all'esoatmosfera. Meraviglia dei tempi, può scagliare le proprie armi in qualsiasi punto del pianeta con velocità sorprendente, mettendo fuori uso il sistema satellitare di comunicazioni del nemico, in grado di pedinare qualsiasi essere umano in base ad un'identificazione biometrica realizzabile da grandiose distanze. Oltre all'avanzatissima capacità di guerra cibernetica, troviamo un sistema militare di informazioni più sofisticato che mai ed una politica che garantisce il dominio globale USA per l'intero XXI° secolo. Questo il futuro come l'immagina il Pentagono.

I lavori sono in corso e gli americani non ne sanno niente, anzi, ragionano come fossero ancora in un'altra epoca come dimostra la lamentela del candidato presidenziale Romney: «La nostra Marina Militare è la più piccola dal 1917»; al che il Presidente Obama ha risposto duramente, con parole irridenti : «Beh, Governatore, abbiamo anche meno cavalli e baionette perchè la natura della guerra è cambiata... non è più una questione di battaglia navale, dove conta la dimensione della flotta. Si tratta delle capacità di cui si dispone».

E poco dopo Obama da un assaggio di quali siano queste capacità alle quali faceva riferimento: «Quello che io ho fatto è stato lavorare insieme al Joint Chiefs Of Staff per capire di cosa avremo bisogno in futuro per la nostra sicurezza. Dovremo riflettere e parlare della sicurezza nel ciberspazio».

Purtroppo non c'è stato un solo commentatore che, nella confusione del chiacchiericcio della campagna elettorale, abbia raccolto il minimo segnale o spunto su questo tema, ovvero il profondo cambiamento strategico indicato fra le righe dal presidente.

Dunque, nei quattro anni trascorsi, lavorando il silenzio e in completa segretezza, l'Amministrazione Obama ha gestito una vera rivoluzione tecnologica nel pianificare la Difesa.

In un contesto di declino economico, questa nuova rivoluzione - nota come "guerra dell'informazione" - potrebbe risultare decisiva qualora il dominio globale USA sul mondo dovesse proseguire nel corso del XXI° secolo.

Se da una parte i cambiamenti tecnologici sono chiaramente rivoluzionari, le loro radici storiche sono profonde e fanno parte del tipico "stile americano di potere globale". La cosa è stata fin da subito chiara, fin dai primi passi dell'America sulla scena mondiale, attraverso la conquista delle Filippine nel 1898; poi, nell'arco di un secolo, si è scagliata contro tre crocevia asiatici: Filippine, Vietnam ed Afghanistan e dove il sistema militare americano è stato regolarmente tirato fino al punto di rottura, rispondendo ripetutamente con tecnologie sempre più avanzate, all'interno di nuove strutture di informazione di una potenza senza precedenti.

Per la pacificazione delle Filippine, i militari per prima cosa misero a punto un sistema informativo manuale e successivamente un apparato computerizzato finalizzato a combattere la guerriglia comunista nel Vietnam.

Poi, durante l'ultimo decennio - in particolare in Afghanistan e in Iraq - il Pentagono ha iniziato a mettere in relazione biometria, ciberguerra ed un potenziale triplo scudo aerospaziale all'interno di un sistema robotizzato di informazione capace di costituire una base dotata di un potere senza precedenti, volto a realizzare un dominio mondiale od un futuro disastro militare.

(Fine Prima Parte)


Alfred W. McCoy,
J.R.W. Smail Professor of History presso la University of Wisconsin-Madison


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext