16 novembre 2012 Preghiera

16/11/2012 di Camillo Langone il Foglio

 

Essendo cristiano tendo a stare dalla parte delle vittime e quando un regista viene fischiato in sala e dileggiato sui giornali ho l'impulso di difenderlo (senza peraltro sentire un particolare bisogno di vedere il film).


 I giornalisti romani, quindi grossolani, hanno molto rumoreggiato durante tutta la proiezione di "E la chiamano estate" di Paolo Franchi. Con l'estetica da gommisti che si ritrovano, non hanno gradito il flou delle scene di nudo. Dimostrandosi del tutto all'oscuro dell'importanza del mistero come pure delle fotografie di Antoine D'Agata, maestro del fuori fuoco erotico e drammatico. In quanto milanese, il critico Mereghetti l'ha buttata invece sul tecnico: il film mancherebbe di unità narrativa.


Possibile, ma per quella roba lì non basta e avanza la televisione?


E comunque, tornando alla caciara del Festival di Roma, il cineculturame ha dimostrato di non avere la minima idea di come si sta davanti (o dietro) a una donna che si spoglia: zitti.


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