Un'odissea sul finire degli anni '80

Luisa De Montis - Ven, 16/11/2012 - il giornale


Un viaggio allucinante nella notte milanese, tra risse di ubriachi, sedicenti vip, prostitute, travestiti e magnaccia. E il suono secco di uno sparo che squarcia il silenzio delle tenebre


Giovedì prossimo la Milano da bere si racconta (e si beve) all'Enoteca Maestro Martino: davanti a un calice di vino Maurizio Malavasi presenta Nottesenzafine (Leone Editore), cortoromanzo che attraverso il racconto di una notte di folli peripezie fa rivivere le atmosfere, i colori e i suoni della grande metropoli degli anni '80: la discoteca Hollywood, corso Como, Gorbaciov a spasso per il centrocittà, paninari & fighetti che sembrano uscire direttamente dai migliori film di culto della commedia italiana di quella decade (I fichissimi, Eccezzziunale... 

veramente).

veramente).


Al centro di tutto Luca, che attraverso questo afterhour (citiamo Scorsese, altro riferimento forte del libro) affronta l'avventura più importante di tutte: quella di diventare grande. Appuntamento a partire dalle 19 presso l'Enoteca Maestro Martino, viale Caldara angolo corso di Porta Romana.

Luca, il personaggio del libro, potrebbe essere coetaneo dello stesso Malavasi. Quanto c'è di autobiografico in Nottesenzafine?

In effetti qualcosa di autobiografico c'è: l'idea mi è venuta tornando indietro con la mente ad una sera di fine luglio di parecchi anni fa, quando io e il mio più caro amico abbiamo perso il "guidatore designato" con cui eravamo giunti ad una festa sui navigli. Dato che ai tempi non esistevano i cellulari e il nostro compagno di feste era così fuori da essersi dimenticato di noi, siamo dovuti tornare per forza a casa a piedi...


E poi?

L'unico problema è che vivevamo a Cernusco sul Naviglio (non proprio dietro l'angolo) e che ai tempi eravamo belli squattrinati. Così ci siamo incamminati verso piazzale Loreto nella speranza di trovare un passaggio o non so che altro. Sta di fatto che nessuno ci ha caricato, ma essendo un bel sabato sera estivo ci siamo divertiti ad attraversare a piedi la città in uno dei suoi momenti più belli, nel cuore della movida notturna...in due ore e passa di strada ci siamo raccontati aneddoti, ricordato quanto di bello fatto insieme, progettato vacanze a venire, risposto ai clacson delle macchine che passavano, chiaccherato con ragazze che uscivano dai locali durante il percorso, bevuto e riso con loro... Insomma, nessuno ci ha dato un passaggio ma comunque è stata una bella avventura. Madidi di sudore e con i piedi fumanti siam arrivati poi in Loreto. Avevamo gambe per arrivare massimo fino alla stazione Gobba del metrò, dove forse ci sarebbe stato un taxi ad aspettarci per una corsa extraurbana da 10mila lire. Gli ultimi chilometri furono un po' alla "Fantozzi", ma alla fine riuscimmo a fermare un taxi a metà di via Palmanova, ma a quel punto eravamo quasi a casa... Così è nato Nottesenzafine...  


La Milano degli anni '80: c'è qualcosa che ti manca di quella città, e che non trovi più nella metropoli di oggi?

Il libro è ambientato nell'89 e in questi ultimi 25 anni Milano è cambiata parecchio. La città dei paninari, dei metallari, dei new wave e rockabilly non c'è più, è non è nemmeno la Milano da bere che è passata sotto la mannaia di tangentopoli nei primi anni ‘90. Più che la ricerca dell'apparenza di quegli anni e dell'edonismo rimpiango quella genuinità e altruismo che la città e in generale la società hanno perso nell'ultimo ventennio: insomma, chi aveva le facoltà, poteva infilarsi un paio di Timberland o un Monclair per apparire, ma rimaneva pur sempre una società che è rimasta incollata alla televisione per seguire il dramma di Alfredino Rampi in diretta... la solidarietà che c'era trent'anni fa io non la vedo così tanto in giro, un fatto di cronaca come quello di un bambino caduto in un pozzo oggi farebbe più notizia per le negligenze dei genitori spiattellate in un talk show che per il dolore di un bimbo.  


Il libro è pieno di riferimenti, citazioni, allusioni: quali influenze esterne hai avuto per costruire il racconto, al di là dei tuoi ricordi personali?

Gli anni ‘80 sono gli anni della mia adolescenza, quindi chiunque abbia tra i 35-45 anni adesso ricorda con affetto quel periodo. La colonna sonora di quell'epoca è tutta targata dal boom del pop, sia nostrano con i vari Spagna, Den Harrow, Gazebo, Righeira ecc... ma anche da meteore straniere come Michael Sembello, Talk Talk, Pic-nic at the Whitehouse. Al cinema furoreggiavano le commedie hollywoodiane come Ritorno al futuro o film dolciastri come Il tempo delle mele, ma anche i primi Vacanze di natale o Sapore di mare.


Questo non vuol dire che musica e cinema abbiano solo pensato all'estetica e al divertimento in quel periodo: I Pink Floyd facevano il loro concerto più bello proprio nel'89 a Venezia, gli U2 spiccavano il volo, I Depeche Mode spopolavano insieme ai Dire Straits e nascevano artisticamente Jackson e Madonna. E al cinema uscivano capolavori come Afterhours, Blues Brothers, Shining e si iniziavano ad affermare attori Pacino o De Niro. È ovvio che tutto questo ha influenzato la narrazione di Nottesenzafine. Fuori Orario di Scorsese in particolare mi ha affascinato moltissimo, un film tutto in una notte, incredibile e surreale... come appunto la notte di Luca, il mio protagonista.


Per non parlare poi proprio del 1989, l'anno del crollo del muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, l'avvicinarsi del crollo del comunismo e della fine di una concezione di un Mondo. Non a caso il libro trae ispirazione dalla visita di Gorbaciov a Milano.


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