Tutte le strade portano a Teheran, passando da Gheddafi, Stevens e la Siria

Washington's Blog 13 Novembre 2012

 

Mentre i repubblicani criticano l'operato di Obama e i democratici difendono la sua l'amministrazione in merito all'uccisione dell'ambasciatore USA in Libia, dietro a questi accadimenti esistono motivazioni ben più importanti.



Ovviamente è sconcertante che il Dipartimento di Stato non abbia richiesto i dati delle registrazioni o che personaggi come il Tenente Colonnello Anthony Shaffer sostengano che il Presidente Obama abbia assistito in prima persona ed in tempo reale agli attacchi mentre si verificavano grazie alle immagini video fornite dai droni che volavano sopra il consolato di Bengazi.

Ma queste affermazioni e la grande confusione attorno all'intera vicenda, acquistano un significato solo se viene portato alla luce quanto si vuol tentare di tenere nascosto.

Molti terroristi siriani provengono dalla Libia

Quell'opposizione appoggiata dagli USA che eliminò Gheddafi era ampiamente composta da terroristi di Al Qaeda. Stando ad un resoconto del 2007 elaborato dalla sede del West Point's Combating Terrorism Center, già prima della deposizione di Gheddafi, la città libica di Bengazi era sede dei più importanti quartier generali di Al Qaeda, ed ospitava anche le basi per l'invio in Iraq dei combattenti di Al Qaeda stessi.




Il quotidiano Hindustan Times così scriveva lo scorso anno:

Bruce Riedel, ex funzionario CIA e grande esperto di terrorismo, ha dichiarato all'Hindustan Times: «non ci sono dubbi che l'alleato libico di Al Qaeda - il Gruppo Combattente Islamico Libico (Libyan Islamic Fighting Group) - faccia parte dell'opposizione».

In effetti si trattava da sempre del più grande nemico che avesse Gheddafi e la sua roccaforte si trova proprio a Bengazi.
Attualmente, gran parte della Libia è sotto il controllo di Al Qaeda; non c'è da meravigliarsi dunque che una volta eliminato Gheddafi, diverse bandiere di Al Qaeda
sventolassero sopra il palazzo di giustizia di Bengazi.

Ricordiamoci che Gheddafi, nel 2011, ovvero 4 anni dopo che il resoconto di West Point la indicava come una culla di terroristi di Al Qaeda, stava per invadere Bengazi. Gheddafi sosteneva difatti - e aveva ragione - che la città fosse una roccaforte di Al Qaeda ed una fonte fondamentale per ribellione libica. Ma i piani della NATO erano ben altri; per questo lo hanno fermato, proteggendo Bengazi.

CNN, Telegraph e Washington Times - come molte altre fonti di informazione ufficiali - confermano che, da allora, i terroristi di Al Qaeda confluiscono in Siria, provenienti dalla Libia, per combattere contro il regime di Assad.

Le stesse fonti indicano come l'opposizione siriana sia piena zeppa di terroristi di Al Qaeda. 


È dal 2006 che gli USA armano l'opposizione siriana. Lo stesso governo libico post-gheddafi sembra essere uno dei principali finanziatori e fornitori di armi per l'opposizione siriana.

La vera storia di Bengazi

Ed eccoci alla morte dell'ambasciatore Stevens ed alle improvvise dimissioni del capo della CIA David Petraeus.

Il Wall Street Journal ed il Telegraph - insieme ad altre fonti - confermano che il consolato USA a Bengazi fosse principalmente usato per operazioni segrete della CIA.

Affermano anche che la presenza del Dipartimento di Stato a Bengazi «abbia fornito una copertura diplomatica» alle missioni CIA, in precedenza tenute nascoste (il WND sostiene che non fosse nemmeno un vero consolato...).

La Reuters fa notare che la missione CIA includeva il reperire e rivendere armi pesanti saccheggiate dagli arsenali dell'ex governo libico di Gheddafi.

Business Insider riferisce che Stevens potesse essere collegato ai terroristi siriani:

Emerge un numero crescente di prove stando alle quali agenti USA - in particolare nel caso dell'uccisione dell'ambasciatore Stevens - fossero ben consapevoli del traffico di armi pesanti dalla Libia ai ribelli jiadisti siriani.

Nel marzo 2011, Stevens
era diventato il collegamento USA ufficiale con l'opposizione libica collegata ad Al-Qaeda e lavorava direttamente con Abdelhakim Belhadj, del Libyan Islamic Fighting Group (un gruppo attualmente disperso ma di cui alcuni componenti pare abbiano partecipato all'attacco nel quale Stevens è stato ucciso).

Nel novembre 2011,
il Telegraph riferiva che Belhadj, agendo quale capo del Tripoli Military Council, «si è incontrato ad Istanbul - ed alla frontiera con la Turchia - con i capi dell'Esercito Siriano Libero» nel quadro dell'impegno del governo libico a fornire armi e denaro agli insorti in Siria.

Il mese scorso, il
The Times di Londra, riferiva che una nave libica «che trasportava il più grande carico mai visto di armi per la Siria... era attraccata in Turchia». La nave, della stazza di 400 tonnellate, portava missili anti-carro terra-aria della serie SA-7 e granate caricate su missili.

***

La Reuters riferisce che i ribelli hanno usato queste armi pesanti per abbattere elicotteri e caccia siriani.

Il capitano della nave era «un libico di Bengazi a capo di una organizzazione chiamata Libyan National Council for Relief and Support,» presumibilmente istituita dal nuovo governo.

Questo significa che, fra l'ambasciatore Stevens e chi ha introdotto le armi pesanti in Siria, c'era un solo intermediario.

Sappiamo poi che
gli jiiadisti sono i migliori combattenti in forza all'opposizione siriana. Ma, da dove vengono?

La scorsa settimana, il
Telegraph ha riferito che un comandante della FSA (Esercito Siriano Libero) nello dichiarare «non vogliamo tra di noi questo tipo di estremisti», li ha chiamati «libici».

Se il nuovo governo libico sta inviando combattenti islamici collaudati ed armi pesanti attraverso
un porto del sud della Turchia - e dunque si tratta di un affare negoziato dal principale contatto di Stevens - ne consegue che i governi di Stati Uniti e Turchia sapevano per certo cosa stesse accadendo.

Si aggiunga che a circa 2 km dal consolato USA di Bengazi, era situata una
postazione CIA usata «come base dove, fra le altre cose, venivano raccolte informazioni sul crescente saccheggio di armi pesanti dagli arsenali del governo libico, inclusi missili terra-aria...» e che le attrezzature di sicurezza (di tale postazione) «erano più avanzate di quelle della villa presa in affitto e nella quale Stevens è stato ucciso».

Sappiamo anche che la CIA
fa arrivare armi ai ribelli del sud della Turchia. La domanda è dunque se la CIA fosse coinvolta nell'invio di armi pesanti dalla Libia.

In altre parole: l'ambasciatore Stevens potrebbe essere stato un uomo chiave nell'invio di terroristi libici ed armi per combattere il governo siriano.

Anche altre fonti sostengono che il consolato USA di Bengazi fosse usato soprattutto come sede operativa della CIA per l'invio di armi e combattenti in Siria.

Molte di queste fonti ritengono che se nel consolato di Bengazi non erano predisposte le normali misure di sicurezza, né tantomeno erano state prese per proteggere l'ambasciatore Stevens, dipese dal fatto che la CIA, lavorando sotto copertura, voleva mantenere un profilo particolarmente basso, dando l'idea di essere una normale sede operativa del Dipartimento di Stato.

Perchè il capo della CIA David Petraeus ha improvvisamente rassegnato le dimissioni?

Ufficialmente: la vita privata degli alti ranghi dell'intelligence può compromettere la sicurezza nazionale. È perlomeno plausibile.

Ma è il momento nel quale queste dimissioni vengono date che rende veramente interessante l'accaduto, una volta venuti a sapere che la prossima settimana Petraeus avrebbe dovuto testimoniare sotto giuramento davanti a comitati di Congresso e Senato circa i fatti di Bengazi.

Molti sostengono che la ragione vera delle improvvise dimissioni di Petraeus non sia una questione di infedeltà, ma il desiderio di non testimoniare sotto giuramento sui fatti di Bengazi.

Il quadro generale

Qualunque sia stato lo scopo dell'operazione CIA di Bengazi - e qualunque sia la vera ragione delle dimissioni improvvise del capo della CIA - la chiave è da ricercarsi nella politica estera americana, passata e presente.

Sono decenni che gli USA appoggiano terroristi per fini geopolitici.

Sono 20 anni che il governo USA pianificava concretamente il cambio di regime in Libia ed in Siria e sono 50 anni che fantasticava di tali cambi di regime usando un terrorismo false flag.

Obama non ha fatto altro che riconfezionare la «guerra al terrore» di Bush e dei neocon trasformandola in una serie di guerre umanitarie.

USA ed alleati faranno qualsiasi cosa per rovesciare il regime iraniano... e come strategia di indebolimento ed isolamento di quel Paese, stanno facendo di tutto per segare le gambe dei suoi alleati.

Gli americani dovrebbero domandarsi se è questo quello che vogliono...

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita

Fonte > 
Washington's Blog


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