Voglia di bombardare l'Iran (parte I)

Tomdispatch08 Novembre 2012 effedieffe

 

Introduzione L'amministrazione Obama è impegnata in un colossale allestimento militare nel Golfo Persico e nelle basi USA ed alleate attorno all'Iran (per non parlare dell'impegno aereo sopra quel Paese e nel ciberspazio).


Nonostante sia un dispiegamento colossale, finora non se ne è quasi parlato. Forse, dopo tutti gli allarmi e gli ammonimenti lanciati durante la campagna elettorale circa un possibile attacco militare israeliano od americano ai danni degli impianti nucleari iraniani, un tale dispiegamento è diventato tanto di routine che non sembra nemmeno più una notizia. Eppure, due recenti storie dovrebbero accendere la nostra memoria.


   Nemmeno una settimana fa, il comandante della portaerei USS John C. Stennis è stato temporaneamente rimpiazzato e richiamato in patria per essere sottoposto ad indagine per «inappropriata valutazione di comando». Cosa ciò significhi esattamente non è chiaro, ma la cosa è accaduta mentre la Stennis ed il suo gruppo di attacco - che comprende cacciatorpediniere, missili da crociera ed altre navi - era dislocata nel Golfo Persico.

Forse ci siamo dimenticati cosa sia esattamente una portaerei. Sostanzialmente si tratta di una base aerea USA galleggiante e di una piccola città con un equipaggio di 5.000 persone. La Stennis è stata rispedita nel Golfo Persico con 4 mesi di anticipo ad unirsi alla U.S.S. Eisenhower, perché Washington voleva che nell'area ci fossero due gruppi di attacco di tal fatta.

Anche senza aggiunte, lo schieramento era già abbastanza impressionante. Contemporaneamente però, è saltata fuori quella che si potrebbe definire come «l'agghiacciante storia della settimana». Il Guardian, riferiva in un suo articolo che - dietro le quinte - il governo britannico aveva respinto le richieste di Obama per accedere ad alcune basi del Regno Unito in preparazione ad una possibile guerra all'Iran. («È stato riferito al Guardian come diplomatici USA avrebbero esercitato pressioni a favore dell'uso di basi britanniche sull'isola di Cipro e del permesso di volo dalla base USA sull'Isola dell'Ascensione - Oceano Atlantico - e dalla base Diego Garcia nell'Oceano Indiano». )

La parte agghiacciante della storia non è naturalmente il rifiuto: «in questa fase il governo non ritiene che un'azione militare sia opportuna». Per una qualche strana ragione, i rappresentanti ufficiali del governo britannico non sentono che la guerra sia il migliore approccio verso l'Iran e, cosa ancora più strana, non vogliono essere coinvolti in un potenziale conflitto regionale. La parte agghiacciante è la richiesta in sé, dato l'incredibile numero di basi militari alle quali gli americani hanno già accesso.

Ricordiamoci poi che stiamo parlando dell'amministrazione Obama, non di quella Romney! Come chiarisce una penna ben nota su TomDispatch , stiamo parlando del gruppo di Washington più moderato. Se la cosa non vi da un tuffo al cuore, non so cosa potrebbe farlo.

I cani abbaiano e la squadra di Romney vuole lasciarli liberi in Iran
di Jeremiah Goulka

I guru sono tutti d'accordo: durante la campagna presidenziale i temi di politica estera non contano e a riprova di questo fanno notare come il candidato repubblicano Mitt Romney abbia più o meno ripetuto a pappagallo i temi del Presidente Barack Obama praticamente su tutto, tranne che sulla spesa militare e sul delicato discorso del nuovo «secolo americano».

I guru sbagliano. C'è un tema che conta: l'Iran.

Non fatevi imbrogliare. Quando Romney dichiara che verso l'Iran sarebbe molto più duro del presidente Obama, non è uno sbruffonare a vuoto. Certo vuole apparire più duro e forte di Obama - quello della guerra coi droni e della lista degli assassinandi e dell'eliminazione di Bin Laden - ma non è una minaccia fine a sé stessa.

Il candidato repubblicano si è circondato di consiglieri convinti sostenitori dell'azione militare contro l'Iran e di un cambio di regime; e si tratta delle stesse persone che hanno teorizzato la Guerra Globale al Terrore e la Guerra dell'Iraq. Insieme ai loro colleghi dei pensatoi e sostenitori della linea dura, hanno speso anni nel far credere al pubblico che l'Iran abbia in corso un programma nucleare militare, facendo ridicole affermazioni sulla pazzia dei mullah vogliosi di bombardare Israele e gli Stati Uniti e facendosi beffe della diplomazia, starnazzando sempre di più ogni volta che fonti ed analisti ufficiali erano in disaccordo.

Ma diversamente dal 2002 e nel 2003, oggi per loro è più facile: allora dovevano andare in giro a spiegare a destra ed a manca dell'esistenza delle armi - fantasma - di distruzione di massa e dipingere dei quadri foschi per ottenere l'appoggio all'invasione. Oggi, una larga maggioranza degli americani già crede che gli iraniani stiano costruendo della armi nucleari.

Il presidente Obama ha dato il proprio contributo a far salire sulla collina la palla di neve pronta a diventare una valanga. Lo ha fatto grazie alle sanzioni volte a minare il regime iraniano, ad una guerra occulta ed informatica e ad una presenza navale imponente nel Golfo Persico.

L'Iran ha fatto salire la tensione con le proprie manovre militari, ma anche noi abbiamo svolto lì manovre congiunte israelo-americane e «la più grande esercitazione di sminamento di sempre».

Obama di fatto ha caricato la pistola e messo il colpo in canna; poi però ha tolto il dito dal grilletto, perseguendo la diplomazia dei cosiddetti colloqui P5+1 e facendo trapelare di futuri colloqui diretti con gli iraniani. Ma la questione è che gli amici di Romney vogliono sparare.

Diversamente dall'Iraq, sarà facile vendere l'attacco all'Iran

Vi ricordate quegli innocenti giorni del 2002 e del 2003 quando la guerra in Afghanistan era una cosa nuova e l'amministrazione Bush cercava di venderci l'invasione dell'Iraq? Io me li ricordo. Allora ero Repubblicano, ma non me la sono bevuta; non ho mai sentito l'urgenza, né la connessione con al-Qaeda e nemmeno mi sono mai spaventato per le armi di distruzione di massa. Semplicemente non mi quadrava.

Ma oggi l'Iran? Beh, se fossi ancora un falco repubblicano, per me ci sarebbe solo da ‘agire' e non sarei il solo a volerlo. E lo so per 3 motivi.

Primo, anche degli strateghi in pantofole sanno che l'Iran detiene un mare di petrolio sul quale non abbiamo accesso. Si ritiene sia la quarta più grande riserva del pianeta. Ha una linea costiera sul Golfo Persico ed è in grado di chiudere lo Stretto di Hormuz bloccando una delle principali arterie mondiali per l'energia.

Poi c'è il fatto che l'Iran occupa un posto speciale nella coscienza collettiva americana: da quando studenti rivoluzionari rovesciarono il nostro regime fantoccio imposto e colpirono nel 1979 la nostra ambasciata a Tehran, la Repubblica Islamica dell'Iran ed i Mullah che la guidano sono dei nemici culturali. Il Paese è una teocrazia guidata da uomini dall'aria arrabbiata con lunghe barbe e strani vestiti. Ha finanziato Hezbollah ed Hamas. Le sue genti ci chiamano «il grande satana». Il suo presidente nega l'olocausto e parla di cancellare Israele dalle carte geografiche. Stiamo parlando di un nemico bello e pronto. Beh, da ultimo, le bombe atomiche.

L'opinione pubblica sembra pronta. Una grande maggioranza degli americani - il 71% nel 2010, l'84% questo marzo - crede che l'Iran abbia in corso un programma nucleare militare. Alcuni sondaggi indicano addirittura che la maggioranza degli americani appoggerebbe un'azione militare volta e bloccare il programma nucleare iraniano.

La cosa è di notevole interesse tenuto conto quanto la maggioranza degli esperti ne sia invece meno certa. Prendiamo come esempio il National Intelligence Council, che indirizza le National Intelligence Estimates del governo: curiosamente continua ad insistere nel ritenere che l'Iran avesse sì un tale programma, ma che lo abbia chiuso nel 2003. Fonti ufficiali USA, dell'Unione Europea e di Israele ripetono insistentemente che l'Iran non ha in corso un tale programma né abbia mai deciso di seguirlo, e che al massimo gli iraniani sono all'inizio del processo di arricchimento. Lo stesso capo supremo dell'Iran ha emesso una fatua contro la costruzione di bombe atomiche.

Ma allora, come mai gli americani sono tanto sicuri? Come sono arrivati a tal punto?

Per tre ragioni principali; e solo una di queste può essere considerata parzialmente spontanea

Quale?

Il primo motivo è linguistico e relativamente semplice. Dite queste parole ad alta voce: programma nucleare civile iraniano. Non suona famigliare? Scritte sulla pagina, non sembrano parole normali? Eppure la risposta è no, perché i media, gli uomini di governo, i candidati politici solitamente parlano di: attività nucleari dell'Iran.

L'Iran ha un programma nucleare civile, ne fa parte un impianto a Beshehr che è stato finanziato con l'incoraggiamento e l'assistenza dell'amministrazione Eisenhower - USA - nel 1957 nel quadro del proprio programma «Atomo per la Pace.» Qualcuno ne ha sentito parlare? NO. Invece, abbiamo tutti sentito parlare del programma nucleare dell'Iran e soprattutto in un contesto tale da indurre ad attribuire a quelle 3 parole il significato che l'Iran stia attualmente seguendo un programma nucleare militare.

Spinto dalla curiosità, ho effettuato delle ricerche su Google. I risultati sono stati univoci:

«Iran's disputed nuclear weapons program»: 4 ricerche

«Iran's possible nuclear weapons program»: 8.990 ricerche

«Iran's civil nuclear program»: circa 42.200 ricerche

«Iran's civilian nuclear program»: circa 199.000

«Iran's nuclear weapons program»: circa 5.520.000

«Iran's nuclear program»: oltre 49.000.000

Le parole hanno un peso, ma quello che determina la percezione degli americani e sta preparando il pubblico alla guerra è il pressapochismo. In parte sarà pigrizia: scrivere ‘civile' o ‘armi' o ‘contestato' o ‘possibile' richiede un lavoro in più. In parte è che anche colo che dovrebbero avere buone ragioni per essere precise - come il presidente Obama - usano delle frasi più corte.

Rimane il fatto che, almeno in parte, la cosa è certamente voluta.

(Fine Prima Parte)    

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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