CONTROSTORIA 21 - LE BALLE SPAZIALI DI HOLLYWOOD - PARTE 2

Di John Kleeves byebyeunclesam.wordpress.com

 

DIVI DI STATO

Parte 2 


Dietro la maschera


Guardando un film di Hollywood ambientato negli States contemporanei ha mai lo spettatore la sensazione di una realtà del genere? Certamente no. I particolari che sarebbero solo di per sé rivelatori sono accuratamente evitati. Così in nessun film americano si vedono street kids o intere, normali famiglie composte da padre, madre e figli che vivono in automobili; mai è presentata la situazione della persona che non può curarsi per mancanza di soldi e che è respinta da medici e ospedali per quello; mai si vedono homeless o comunque poveri che vendono sangue e sperma per 20 dollari; mai si vedono tent cities o trailer parks; mai si vedono donne che cedono i loro figli in cambio del pagamento della retta ospedaliera.


Il resto è mostrato tutto, ora questo ora quello a seconda delle esigenze del copione: slums, barboni, braccianti nomadi e così via. Il contesto e il modo in cui tali topiche sono presentate, però, non permettono allo spettatore di rendersi conto del loro reale significato, della drammatica portata che hanno nella società americana.


 Il che viene ottenuto suggerendo allo spettatore altre opzioni, rivolgendosi al suo subconscio con ammiccamenti vari. I barboni, ad esempio, se inseriti sullo sfondo per un tocco di "realismo" sono sempre stesi a terra ubriachi o drogati; se sono in piedi e parlano sono dei pazzi o dei mentecatti; lo spettatore così conclude che glihomeless americani sono tutti dei portatori di gravi difetti che si trovano in difficoltà per una qualche loro colpa, o dei malati che preferiscono vivere in una scatola di cartone piuttosto che in un istituto.


 Se l'homeless del film ha una parte nella vicenda e non gli si attribuiscono colpe specifiche, allora lo è per sua scelta, per via della sua personalità di irriducibile ribelle, come un personaggio di Pian della Tortilla.


Questo è anche il caso dei migrant workers, presentati come dei solitari che passano da un ranch all'altro perché così a loro piace; se si portano dietro una famiglia allora sono sempre dei chicanos, immigrati abituati a miserie peggiori.


Rarissimo vedere un trailer in un film americano; comunque quando c'è non è mai inserito in un trailer park, è sempre seminuovo e abitato da un single di indole sportiva, o da un criminale.


Altre situazioni presentate da Hollywood sembrerebbero a prima vista sicure rivelatrici di una realtà sociale spietata, come ad esempio il caso dell'impiegato che viene licenziato e che diventa homeless. Ma nella vicenda sono sempre inseriti elementi di inverosimiglianza, che inducono lo spettatore a concludere che la situazione non è stata tratta dalla realtà, ma inventata apposta per confezionare una storia e farlo divertire.


C'è poi un arma segreta, che risolve ogni situazione: l'immancabile lieto fine di Hollywood. Con il lieto fine si può presentare quasi qualunque dramma: innanzitutto esso rappresenta di per sé un'inverosimiglianza, che ha l'effetto appena detto, e alla peggio lascia nello spettatore l'impressione che la società americana può avere sì delle durezze, può creare delle difficoltà, ma che queste sono sempre temporanee e dopo un po' tutto si risolve per il meglio.


La politica interna americana


Discorso analogo per la politica interna americana. Gli Stati Uniti, ben lungi dall'essere una democrazia, sono una evidentissima oligarchia basata sulla ricchezza. L'establishment oligarchico comprende circa un quarto della popolazione ed esercita la sua dittatura attraverso un sistema elettorale che non pone limiti ai finanziamenti privati e che di fatto esclude dal voto gli strati più poveri della popolazione: alle elezioni statali, dalle quali dipende in concreto la vita dei cittadini (gli USA non sono uno Stato; sono una federazione) non partecipa mai più del 35/40% degli aventi teoricamente diritto, per una serie di ostacoli pratici che sono frapposti, e a quelle presidenziali mai più del 50/55%.


Politici e media americani chiamano la loro una One man one vote democracy; il popolino la chiama One dollar one vote. Nel tempo mai meno dell'80% dei componenti del Senato federale è stato costituito da miliardari in persona; analogamente sono in genere gli eletti a cariche federali importanti ed i capi di dipartimenti federali. La politica seguita dall'establishment oligarchico è conforme ai suoi soli interessi e va a detrimento di quelli di larghi strati della popolazione. Questi capiscono la situazione - come no - e vorrebbero protestare, ma non si può perché negli USA c'è la prevenzione e la repressione del dissenso.


 La prima viene eseguita tramite la Retorica di Stato imposta nelle scuole e ad ogni livello della vita pubblica, e tramite lo stretto controllo del mondo mediale; per la repressione parlano i circa 10.000 detenuti politici che ci sono nelle carceri americane (dove c'è anche qualche straniero, come Silvia Baraldini ad esempio).


Tutto avviene all'atto pratico, e tutto all'esatto contrario di quanto e' scritto: la libertà di parola e di espressione garantita dal Quinto Emendamento vale solo per il perfezionamento dello status quo, non certo per metterlo in discussione. Hollywood ha mai prodotto un film che trasmettesse la sensazione di tale stato di cose?


Tutt'altro. Il sistema americano è presentato come unavera democrazia, dove la partecipazione popolare è addirittura capillare. Ci sono però evidenti disfunzioni in questa democrazia e Hollywood non fa l'errore di fingere di ignorarle. Si ricorre allora a due capri espiatori fissi: le mancanze personali di qualche personaggio politico, la sua corruzione o ambizione, e lo strapotere di un mondo medialecinico e irresponsabile (il Quarto potere), che rappresentano entrambi l'elemento umano che ogni tanto guasta un sistema altrimenti perfetto.


Prendiamo la storia americana. Inutile cercare nei film di Hollywood una qualche verità completa in merito. La Guerra di Indipendenza del 1776 fu dovuta a contrasti commerciali fra i grandi mercanti del New England ed i grandi latifondisti negrieri del Sud da una parte e la Gran Bretagna dall'altra, ed è tuttora controverso se una maggioranza del popolo coloniale vi fosse favorevole; in effetti, finita la guerra, per evitare ritorsioni circa 100.000 americani si rifugiarono parte in Gran Bretagna e parte in Canada, dove fra l'altro originarono la parte tuttora anglofona del paese.


 Per Hollywood invece si trattò di una insurrezione per ottenere la libertà, spontaneae costellata di episodi di eroismo popolare (non ve ne fu uno). Per i neri il periodo dello schiavismo, durato nel New England dal 1630 al 1780 e nel Sud dal 1619 al 1865, fu tremendo. Per averne un'idea basta considerare che ai loro schiavi i padroni facevano anche strappare i denti, assai ricercati per le dentiere (nel 1787, a Richmond, per unincisivo si pagavano due ghinee; anche George Washington aveva una dentiera fatta condenti um ani).


Ma non è questa la situazione presentata da Via col vento, che addirittura suggerisce rapporti idilliaci fra gli schiavi e i loro padroni. Nessun film di Hollywood, inoltre, ha mai dato un'idea della dimensione della tragedia che fu per l'Africa lo schiavismo americano: mentre gli schiavi giunti a una qualche destinazione, che nell'80% dei casi erano appunto gli Stati Uniti, furono sui 3 milioni, nel periodo dello schiavismo la popolazione dell'Africa calò di circa 50 milioni di unità. Anche le persecuzioni cui furono soggetti i neri degli Stati Uniti con la segregazione razziale non sono mai state proposte da Hollywood nel loro vero volto: nel solo anno 1914 furono linciati 1.100 neri negli Stati Uniti, ora qua e ora là, ma trascorsi del genere certamente non emergono in Indovina chi viene a cena?.


Lo sterminio degli Indiani...


Solo una fu la volontà degli americani nei confronti dei "loro indiani": sterminarli. In

quella parte dell'America che sono ora gli Stati Uniti gli Indiani erano almeno 5 milioni nel 1630, e ne furono contati 250.000 al censimento generale dell'anno 1900. Inizialmente gli indiani statunitensi, come del resto quelli del continente, furono decimati dalle epidemie che i bianchi si portavano dietro; ma poi furono volontariamente sterminati, come invece nel resto del continente non successe.


Ciò si verificò nel lungo arco di tempo che va dal 1634 al 1890. Innanzitutto gli americani, appena si accorsero che gli indiani non resistevano alle epidemie, cominciarono a diffonderle negli accampamenti distribuendo coperte infettate col vaiolo, che raccoglievano nei loro ospedali nel corso delle ricorrenti epidemie (il vaiolo era endemico nelle colonie, ma faceva poche vittime fra i bianchi).


 Il sistema, inaugurato dai Puritani della Massachusetts Bay Colony dopo il 1630, fu usato qualche volta anche dai governatori inglesi e poi dal Congresso statunitense sin oltre la metà dell'Ottocento. Quindi ci furono i massacri, che avvennero tutti secondo lo stesso copione: attacchi di sorpresa ad accampamenti eseguiti di norma quando i maschi adulti - i "guerrieri" - erano assenti. Il primo avvenne nel 1634 in Connecticut, quando i Puritani, guidati da John Winthrop, di notte incendiarono un accampamento di Pequot e spararono sugli indiani che uscivano dalle tende, uccidendone circa 700 e vendendo i sopravvissuti come schiavi.


L'ultimo fu a Wounded Knee nel 1890, quando il VII reggimento di cavalleria sterminò un intero villaggio nel quale si trovavano 200 persone fra donne, vecchi e bambini, e nessun uomo adulto; le Giacche Blu persero 29 uomini, caduti da cavallo durante la carica. Fra i due, innumerevoli episodi del tutto analoghi. Ma il grosso dello sterminio fu eseguito affamando gli indiani a morte. Ingannati dai trattati (entro il 1880 ne furono conclusi più di 400, nessuno dei quali rispettato dal vari Congressi e Presidenti), gli indiani finivano in riserve inospitali, dove gli stenti li decimavano.


 Dal 1850 al 1875 il Congresso fece sterminare i bisonti, sui quali soli si sostenevano gli indiani delle praterie centrali: erano sugli 80 milioni nel 1850 e ne furono contati 541 nel 1889, ridotti nel 1911 a due nello zoo di Chicago (tutti gli attuali bisonti di Yellowstone discendono da quei due, un maschio e una femmina).


C'erano poi i coloni americani; che dove andavano si liberavano degli Indiani locali avvelenando i pozzi d'acqua e assoldando "uccisori d'indiani" per far aumentare di valore le concessioni acquistate dalle grandi società immobiliari del New England (finito il lavoro, gli "uccisori" si davano in genere al banditismo).


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