Obama: che la Guerra al Terrore non abbia mai fine

Guardian 02 Novembre 2012 effedieffe.com

 

L'amministrazione Obama ha istituzionalizzato la forma più estrema di potere che un governo possa pretendere e le ha dato un nome che è un agghiacciante eufemismo, in perfetto stile orwelliano: «Organizzazione dello smaltimento»



Un motivo fondamentale per opporsi alla acquisizione abusiva dei poteri ed alle erosioni delle libertà civili è che diventano quasi sempre permanenti, sia che le propongano gli attuali governanti (che magari uno ama) sia le propongano quelli futuri che potrebbero sembrare meno buoni e più minacciosi.

Il Post pubblica una allarmante e fondamentale storia di Greg Miller che tratta delle azioni concertate, portate avanti dalla amministrazione Obama per istituzionalizzare pienamente - cioè per rendere ufficialmente disponibili per sempre - i poteri più estremi che un governo abbia mai esercitato, il tutto in nome della Guerra al Terrore.

Nel suo articolo basato su interviste con «funzionari, attuali ed ex, della Casa Bianca e del Pentagono e con agenzie di intelligence ed antiterrorismo», Miller riferisce che se «le guerre convenzionali USA stanno scemando» l'amministrazione Obama prevede di continuare ad aggiungere per anni nomi alla lista dei catturandi od assassinandi» (la parte della lista relativa alle catture è più che simbolica dato che il governo USA si concentra decisamente sulle uccisioni).

Nello specifico: «fra gli alti gradi dell'amministrazione Obama c'è ampio consenso che tali operazioni sia ragionevole vengano prolungate per almeno un decennio». Per dirla con Miller: «questo calendario suggerisce che gli Stati Uniti siano solo a metà strada di quella che una volta era nota come guerra globale al terrorismo».

Nel perseguire questo fine, John O Brennan - il consigliere antiterrorismo per la Casa Bianca - è al lavoro per codificare la procedura che porti a produrre liste di catturandi/assassinandi quale parte di un più ampio impegno per garantire che le future amministrazioni seguano la strada aperta da Obama. Quanto sopra, scrive Miller, dimostra «come Obama abbia istituzionalizzato la pratica - altrimenti altamente segreta - delle uccisioni mirate, trasformandone alcuni peculiari elementi in parti essenziali dell'infrastruttura antiterrorista, così da poter condurre questa guerra permanente».

L'articolo del Post cita numerosi e recenti sviluppi che riflettono tale impegno di Obama, incluso il fatto che «il direttore della CIA, David H. Petraeus, stia premendo per espandere la flotta di droni armati appartenenti all'Agenzia» cosa che «ben riflette la trasformazione in una forza paramilitare subita della CIA e chiarisce come non intenda assolutamente ritornare alla propria attività principale, cioè la raccolta di intelligence come avveniva prima dell'11 settembre».

L'articolo descrive anche la rapida espansione delle operazioni dirette dal JSOC (US Joint Special Operations Command) e, cosa ancora più allarmante, la creazione di una struttura burocratica permanente che permette al presidente USA di uccidere a piacere:

«Funzionari USA, attuali ed ex, hanno dichiarato che il JSOC ha creato un centro segreto di bersagliamento vicino a Washington. I gruppi scelti di comando sono tradizionalmente collocati vicino alle prime linee nelle proprie missioni, come accade in Iraq ed Afghanistan. Ma il JSOC ha creato una forza per la ‘regione della capitale nazionale' ubicata a 15 minuti dalla Casa Bianca e che potrebbe essere più direttamente coinvolta in azioni contro le liste al-Qaeda».
L'aspetto più inquietante di queste creazioni è l'aver coniato un nuovo eufemismo orwelliano che possa rendere il presidente libero di assassinare: «Organizzazione dello smaltimento».

Scrive Miller:

«Negli ultimi due anni, l'amministrazione Obama ha segretamente messo a punto un nuovo modello capace di colpire i terroristi, una lista di nuova generazione chiamata: "Organizzazione dello smaltimento". La matrice [una struttura che gestisce tutti i dati, ndt] contiene i nomi dei sospetti terroristi organizzati in base alle risorse che sono state necessarie per individuarli, operazioni clandestine incluse. Fonti ufficiali USA hanno riferito che l'archivio è progettato per spingersi oltre le attuali liste degli assassinandi e per disegnare i piani di smaltimento di sospetti che siano oltre la portata dei droni USA».
Questa "organizzazione dello smaltimento" è stata sviluppata - e sarà supervisionata - dal National Counterterrorism Center (NCTC). Uno dei suoi scopi è «aumentare e separare, ma incrociandole, le liste degli assassinandi» in mano a CIA e Pentagono: in altre parole deve servire da centro di controllo centrale per decidere chi sarà assassinato senza regolare processo in base alla sua posizione nella matrice del ramo esecutivo. Per dirla con Miller, «è un unico archivio in continuo divenire» che comprende «biografie, localizzazioni, associati ed organizzazioni affiliate» così come «strategie di abbattimento - richieste di estradizione comprese - operazioni di cattura e pattugliamento coi droni».

Non c'è dubbio che questo sistema analitico che decide lo smaltimento delle persone sarà tenuto totalmente segreto. Miller cita un ex funzionario dell'antiterrorismo coinvolto nella creazione della matrice il quale chiarisce il motivo di tutto l'impegno profuso in questa realizzazione: «avevamo un problema di smaltimento». Il problema è Obama stesso, che si è opposto totalmente all'ipotesi di arresto o detenzione dei sospetti terroristi, desiderando a tutti i costi l'uccisione immediata a piacimento (il proprio).

È centrale il ruolo assunto dall'NCTC nel decidere chi debba essere assassinato. Come ha fatto notare Kade Crockford dell'ACLU del Massachusetts, «avevamo ripetutamente messo in guardia che l'NCTC - nonostante la sua attenzione ufficiale al terrorismo - è in verità un enorme archivio segreto che raccoglie trilioni di dati e di aspetti riservati su quasi tutti gli abitanti degli Stati Uniti».

In particolare, l'NCTC opera una gigantesca elaborazione automatica di dati, nella quale ogni tipo di informazione relativa ad americani innocenti viene sistematicamente raccolta, archiviata ed analizzata. Raccolta comprendente «dati provenienti da indagini della polizia, dalla sanità, dal lavoro, dai viaggi e dagli studi». In altre parole l'NCTC - ora dotato del potere di determinare la forma di smaltimento adeguata per i sospetti terroristi - è l'ente che pilota un onnipresente ed inattaccabile stato di sorveglianza che ha come bersaglio i cittadini americani.

Cosa ancora più grave, come già documentato nello scorso luglio da Chris Calabrese - consigliere legislativo dell'ACLU - in un'analisi da leggere: l'amministrazione Obama ha di recente abolito le limitazioni e le garanzie sull'uso di tali informazioni. Laddove all'agenzia fu proibito, durante l'era Bush, di archiviare informazioni per più di 180 giorni se riferite a cittadini americani innocenti, adesso è libera di farlo. Il limite, ora prontamente eliminato da Obama, garantiva che «fosse impedito all'NCTC di detenere grandi archivi pieni di informazioni su americani innocenti». L'amministrazione Obama ha eliminato tali limiti autorizzando l'NCTC a «raccogliere» e «mantenere l'aggiornamento» di informazioni relative ad americani innocenti, per un periodo fino ai 5 anni».

Come al solito, queste agenzie che dispongono di tali enormi poteri e di tali meccanismi invasivi non sono imputabili e sono prive del benché minimo controllo democratico:

«Tutto questo avviene quasi senza alcun controllo. Apparati importanti come il Congresso o l'Intelligence Oversight Board del Presidente, non sono nemmeno informati se si verificano significative mancanze nel seguire le linee guida. Sono messe da parte tutte le fondamentali garanzie legali: per esempio, stando alle nuove direttive, un ente che raccoglie dati dovrebbe, in base al Privacy Act, dare informazioni sul come venga usato il database. Nessuno invece sa che cosa l'NCTC faccia delle informazioni una volta che queste sono state raccolte».

«Tutto questo equivale ad una rilancio di quello stesso "Total Information Awareness Program" che gli americani rifiutarono in modo deciso proprio dopo l'11 settembre».
Non occorre una teoria cospirazionista per rendersi conto di cosa stia accadendo. Mentre occorre un'estrema ingenuità - o cecità voluta - per non vederlo.

Quello che è stato creato - ed istituzionalizzato in modo permanente - è un ramo esecutivo segreto di un'agenzia che è simultaneamente coinvolta in due attività: 1- raccogliere ed analizzare immense quantità di dati di sorveglianza relativi a tutti gli americani senza nessuna criterio o garanzia, 2 - creare ed aggiornare una matrice che determina lo smaltimento dei sospetti - uccisione inclusa - senza il minimo accenno ad un regolare processo. Dunque si tratta contemporaneamente di uno stato di sorveglianza e di un corpo giudiziario segreto e non giudicabile che analizza la tua vita e decreta che cosa se ne debba fare di te ed eventualmente come tu debba essere smaltito...

Miller, sul Post, riconosce che ciò costituisca uno spartiacque: «La creazione della matrice e l'istituzionalizzazione della lista catturandi/assassinandi riflette un cambiamento che è sia psicologico che strategico». Come spiega Miller, l'assassinio extragiudiziale era ritenuto una volta una misura così estrema che ci vollero numerose e lunghe delibere prima che Bill Clinton potesse prendere di mira lo stesso Osama bin Laden. Ma:

Adesso, gli assassini programmati sono una tale routine che l'amministrazione Obama ha speso la maggior parte dell'anno passato a codificare e mettere a punto i meccanismi che li rendono possibili.
Per comprendere quale sia l'eredità di Obama, vi prego di rileggervi la frase sopra. Per dirla come l'ha detta Murtaza Hussain in risposta all'articolo sul Post: «Gli USA nel ‘98 furono indecisi se uccidere bin Laden a Tarnak Farms ; ora uccidono senza pensarci, e d'abitudine, persone praticamente sospettate di alcunché».

La stupidità pragmatica della mentalità che spinge tutto ciò è autoevidente: questi continui assassini non eliminano la violenza contro gli USA, al contrario ne garantiscono la continua crescita. Ed infatti, come scrive Miller, le fonti ufficiali dicono che quando si tratta di guerra contro i terroristi, «non se ne vede chiaramente la fine» perché «non potremo uccidere tutti quelli che vogliono farci del male» ma cercare di farlo «è parte di quello che facciamo».

È ovvio che più gli USA continuano a portare morte e distruzione, più ci saranno persone che vorranno farle del male. Questa è la logica che ha prodotto una guerra permanente al terrore.

Ma è ancora più importante la visione, autenticamente radicale, di un governo nel quale è inserito tutto ciò. Dai tempi della Magna carta, negli Stati Uniti il nucleo centrale di garanzia della giustizia occidentale era codificato dal quinto emendamento alla Costituzione: «Nessuna persona potrà essere privata della propria vita, libertà o proprietà senza il dovuto regolare processo».

Senza una tale garanzia, semplicemente non ci può essere una società libera, un degno sistema politico, un contenimento contro l'invasione del potere statale.

Quello che il Post descrive invece, quello che abbiamo da anni, è un sistema di governo che - senza esagerare - è l'opposto della libertà. È letteralmente impossibile immaginare un rifiuto più violento del contrassegno fondamentale della repubblica della creazione di un ramo esecutivo segreto di una agenzia che è completamente non giudicabile e che contemporaneamente raccoglie informazioni su tutti i cittadini e quindi applica una matrice di smaltimento per determinare quale punizione vada applicata. Questa è la classica distopia politica diventata realtà (e nonostante i fatti lo dimostrino in modo inoppugnabile, molti americani la vedranno some una affermazione esagerata, una forma di paranoia o, peggio - a causa della psicodinamica che qui descrivo - molti bravi succubi occidentali continueranno a credere che la vera oppressione, per definizione, sia qualcosa che accade solo altrove).

In risposta all'articolo sul Post, Chris Hayes si è chiesto: «Ma se tu hai una lista degli assassinandi e la lista continua a crescere, questo significa che funziona?».

La risposta dipende da quale sia l'obbiettivo. Come riconobbero tutti i Padri Fondatori, non c'è niente che conferisca più potere e guadagni all'élite di uno stato di guerra. È per questo motivo che furono messi dei freni sostanziali che impedissero loro di iniziare una guerra e portarla avanti e, attraverso una dichiarazione del Congresso si è messo lo sbarramento costituzionale al finanziare l'esercito per più di due anni alla volta, ecc. Ecco cosa dice a riguardo John Jay sul Federalist n° 4:

"È purtroppo molto vero, per quanto sia una disgrazia per la razza umana, che le nazioni faranno guerra tutte le volte che avranno una prospettiva di ricavarne un guadagno ed i monarchi assoluti faranno spesso guerra anche se le proprie nazioni non ne ricaveranno nulla. Lo fanno per scopi ed obbiettivi puramente personali, come una sete di gloria militare, vendetta per affronti personali, intese private per ingrandire il proprio regno, far crescere la propria famiglia, i propri sostenitori. Questi ed altri motivi, che abitano solo nella mente del sovrano, portano spesso a guerre prive di giustizia e contrarie agli interessi dei popoli».

Riassumendo, in molti governi esistono gruppi che aspirano ad uno stato di guerra continua perché vi trovano la condizione di maggior guadagno. Quello di cui parla il Post non è che un ennesimo passo avanti in questa direzione, verso quel tipo di Stato.

Ed ecco dunque la risposta alla domanda di Hayes: un'espansione senza fine della lista degli assassinandi, insieme ai poteri ingiudicabili necessari per metterla in pratica, costituisce per molti un GRANDE SUCCESSO.
Politiche d'incarcerazione

Ipotizzando che i calcoli del Post siano esatti - e che esista un grande consenso nell'amministrazione Obama sul fatto che tali operazioni si protraggano plausibilmente per almeno un decennio - questo significa che la guerra al terrore durerà 20 anni, cioè molto ma molto di più di qualsiasi altra guerra americana. Questo ha da sempre costituito la giustificazione per una detenzione a tempo indefinito, cioè ha reso possibile detenere persone senza processo fino alla «fine delle ostilità» cioè un potenziale carcere a vita senza incriminazione né possibilità di contestarla.

Persone in tale condizione stanno morendo attualmente a Guantanamo dopo quasi un decennio in carcere, senza un'accusa; il che mostra quanto repressivo sia questo potere. Se si estende una simile mentalità a degli assassini segreti sentenziati senza regolare processo si ottiene quello che, chiaramente, il governo USA intende far diventare una caratteristica permanente delle politiche americane. Non è infatti difficile capire quanto i fautori della «guerra al terrore» siano diventati estremisti ed antidemocratici, a qualunque schieramento politico appartengano.

Primo aggiornamento

Come facevo osservare ieri, funzionari Afghani hanno riferito che 3 bambini Afghani, sabato, sono stati uccisi nel corso di operazioni NATO. Oggi la CNN riferisce che «mercoledì, un missile ha fatto saltare parte di un insediamento nel Pakistan nordoccidentale, uccidendo 3 persone, inclusa 1 donna» ed ha aggiunto che «si sospetta che l'attacco del drone USA abbia ferito anche 2 bambini». Nel frattempo, Robert Gibbs - ex addetto stampa di Obama ed attuale consigliere per la campagna presidenziale - ha giustificato questa settimana l'uccisione del 16enne Abdulrahaman Awlaki da parte di un drone USA. Uccisione verificatasi nello Yemen.

Sempre ieri, la CNN ha delineato il profilo di Abu Sufyan Said al-Shihri, ritenuto essere un alto grado di al-Qaeda nello Yemen, evidenziando che «a causa del numero di civili uccisi, nello Yemen gli attacchi USA coi droni stanno aiutando la causa al-Qaeda». Un'osservazione che gode di ampie prove.

Riassumendo: la minaccia terrorista esiste proprio a causa delle devastazioni operate dagli USA all'interno del mondo musulmano grazie a questa guerra senza fine al terrore.

Secondo aggiornamento

Micah Zenko, del «The Council on Foreign Relations», commentando l'articolo del Post scrive:

«Recentemente ho parlato con un alto grado militare di grande esperienza nel mondo delle operazioni speciali, che ha accesso diretto al programma degli assassini mirati. Per darmi l'idea di quanto sia diventato facile l'assassinio mirato eseguito da forze speciali o droni armati, l'alto grado faceva con le mani il gesto di scacciare di qua e di là, ripetutamente, spiegando: "è come spiaccicare una mosca. Puoi continuare a farlo facilmente, per sempre, senza provare alcuna sensazione. Ci pensi prima di ammazzare una mosca?"».
La cosa è decisamente inquietante, anche alla luce del fatto che, come riferito in precedenza, la terminologia militare con la quale viene indicata la vittima di un drone è: «insetto schiacciato». Questo grandioso potere e la disumanizzazione mentale che lo accompagna, è quello l'attuale presidente ha istituzionalizzato e reso un elemento caratteristico permanente della vita politica americana.

Terzo aggiornamento

Spencer Ackerman ha reagito su Wired all'articolo del Post con una analisi intitolata: «Il Presidente Romney può dire grazie ad Obama per la sua lista permanente di morti robotiche». Ecco il paragrafo conclusivo:

«Obama non corre per il posto di presidente per presiedere alla codifica di una guerra globale combattuta in segreto. Ma questa è la sua eredità... Micah Zenko, sul Council on Foreign Relations, scrive che i predecessori di Obama nell'amministrazione Bush "erano molto più consapevoli e coscienziosi circa le conseguenze, sul lungo periodo, causate dagli assassini mirati" perché temevano le conseguenze politiche che ne sarebbero derivate, anche abbracciando una procedura superficialmente analoga ad un assassinio.

Chiunque succeda ad Obama nella Stanza Ovale, potrà ringraziarlo per aver dimostrato che tali conseguenze non esistono e potrà farlo mentre scorre la lunga lista dei nomi presenti nella Disposition Matrix».
Vale la pena prendersi un momento per rifletterci profondamente.

Glenn Greenwald

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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