Frasi ed aforismi di Vittorio Messori

Da 'Scommessa sulla morte' e 'Ipotesi su Gesł'

 

Da "Scommessa sulla morte"


Da questa avventura della vita nessuno di noi uscirà vivo. Alla nascita non c'è rimedio: sin dalla culla siamo dei condannati a morte in un Paese ove l'istituto della grazia è sconosciuto.


 

Siamo su una cattiva strada. Da questa avventura della vita nessuno di noi uscirà vivo.


Dice Jorge Luis Borges, lo scrittore argentino: «La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare». Tra i contemporanei gli fa eco Emil Cioran, il saggista franco-rumeno: «La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro».


Tre secoli fa, un uomo che non aveva paura delle parole, Blaise Pascal, andava ancor più per le spicce: «Per quanto bella sia stata la commedia in tutto il resto, l'ultimo atto è sempre sanguinoso. Alla fine, con una vanga si getta della terra sulla testa. Ed ecco fatto, per sempre»


No, non siamo diventati eterni, neppure nell'era dei prodigi tecnologici. Non ti inganni il lampeggiare delle spie colorate sui marchingegni elettronici. Non ti illudano i cosiddetti "trionfi" della medicina. Qui poco o niente è cambiato da venticinque secoli, dal tempo del salmo biblico: «Gli anni della nostra vita sono settanta / ottanta per i più robusti ... / passano presto e noi ci dileguiamo» ([Salmi] 89, 10)


La statistica ci segnala che possiamo contare in tutto su un venticinquemila giorni; qualche migliaio in più per qualcuno. Ma dopo non ce ne saranno altri. Per nessuno. Sì: anche per me che scrivo, anche per te che leggi sarà subito sera.


 

Da Ipotesi su Gesù


Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro, la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile.

È singolare: la misura del tempo finisce con Gesù e da lui riparte. Eppure egli sembra nascosto. O lo si trascura o lo si dà per già noto.


Dio, se c'è, è nascosto. Se esiste, da sempre gli uomini sono costretti a cercarlo a tentoni. E non sempre la loro ricerca ha uno sbocco, ottiene un risultato.


C'è da meravigliarsi e diffidare da coloro che affermano di non avere difficoltà a credere. Forse (com'è stato detto) è perché non hanno ben capito di che cosa si tratta.


La disperante esperienza umana è che nessuna divinità fa capolino da dietro le nuvole. Il cielo e la terra tacciono.


Se un dio esiste, non si nasconde solo dietro il silenzio della natura. Si cela anche dietro la realtà del male degli innocenti che sembra accusarlo senza possibilità di difesa.


Ciò che appare nel mondo non indica né l'esclusione totale, né la manifesta presenza di una divinità. Ma piuttosto la presenza di un Dio che si cela. Un Dio cui l'uomo non può giungere fuori della via del dono, di una rivelazione.


La discrezione di Dio che non sfolgora maestoso sembra un omaggio alla libertà dell'uomo, la salvaguardia suprema della facoltà che gli è data di scegliersi il suo destino. Un Dio nascosto è il solo che possa instaurare con gli uomini un rapporto di libertà e non di necessità.



Chiesero un giorno a Sigmund Freud di sintetizzare la sua "ricetta" per difendere l'uomo dai mali oscuri che affiorano dal profondo. «Lieben und arbeiten, amare e lavorare» fu la risposta del fondatore della psicoanalisi. È, guarda caso, la stessa formula proposta all'uomo dal Nuovo Testamento, che pone al centro del suo messaggio amore e lavoro. Meno conosciuto, forse, questo secondo aspetto, tanto che la frase di Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi («Chi non vuole lavorare, nemmeno mangi») è spesso attribuita a Lenin. Attribuzione errata ma, ci pare, altamente significativa. (cap. VIII)


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