EDITORIA Confessioni di un traderIl libro-denuncia dell'ex manager Goldman Sachs.

di Barbara Ciolli 27/10/2012 PER LETTERA43

 

Un'azienda dove gli stagisti vengono costretti a «fare fotocopie e ordinare i pasti a venditori e trader». E dove, un pomeriggio, un manager osò «gettare nella spazzatura il pacco del cibo» perché, anziché un «sandwich, il tirocinante gli aveva preso un'insalata al formaggio».



Non esattamente rivelazioni scottanti. Tanto più se l'azienda in questione è la famigerata Goldman Sachs e se la gola profonda è uno dei suoi tanti ex vicepresidenti: quel Greg Smith che, dopo la lettera di dimissioni esplosiva, pubblicata a marzo dal New York Times, promise di dare alle stampe un libro di memorie sensazionali.


UN BLUFF DA MUPPET. Uscito negli Usa il 22 ottobre, la Grand Central Publishing, divisione di Hachette Book Group, ne ha stampate 150 mila copie, per far tremare la sede della grande banca d'affari di Wall Street.
Invece, a onor del vero, il volume con i retroscena non ha innescato il terremoto tanto atteso. Le prime recensioni, infatti, lo hanno bollato come un vero «bluff da muppet», i clienti pupazzetti sui quali gli squali di Goldman macinavano utili.


UN CONTRATTO DA 1,5 MLN DI DOLLARI. Scritto dietro un contratto editoriale di quasi 1,5 milioni di dollari versati inanticipo, Perché ho lasciato Goldman Sachs non dice nulla di più dell'invettiva che, in meno di 24 ore, la scorsa primavera fu letta da oltre 3 milioni di persone. Anzi, ne smorza addirittura i toni.


I DETTAGLI SCARSEGGIANO. Nelle 288 pagine, i dettagli scarseggiano e le reprimende sono le stesse pubblicate, nero su bianco, nell'editoriale del quotidiano della Grande Mela.


Allora, nel suo incisivo j'accuse, il 33enne Smith raccontò perché stava lasciando Goldman Sachs. Persino il titolo dell'articolo, dunque, è stato ripreso senza ulteriori sforzi.


Accuse di speculazioni internazionali e clienti danneggiati


Incriminato nel 2010 per frode dalla Sec (la Consob americana che vigila sui mercati), il colosso della finanza può tirare un sospiro di sollievo: nelle memorie di Smith sui 12 anni passati in Goldman non c'è davvero niente di imbarazzante.


TRASGRESSIONI ALL'ACQUA DI ROSE. Le droghe sono «viste con orrore dai vertici»; la sera i manager fanno a gara a chi beve più alcol; e il massimo della trasgressione è stato «un addio al celibato» del 2005 a Las Vegas, «in una vasca idromassaggio con una donna in topless» e alcuni colleghi. Un po' poco per definirlo uno festino a base di sesso come era stato dipinto nelle anticipazioni.


Scalda ancora meno la descrizione del terribile Lloyd Blankfein - il grande capo di Goldman che, stando ad alcune inchieste giornalistiche, è considerato il vero responsabile della dissoluzione morale del gruppo - che si asciuga «nudo» sotto gli occhi di Smith negli spogliatoi della palestra aziendale, dopo aver fatto la doccia.


LE ACCUSE DI SMITH. Vale comunque la pena di ricordare quali sono, sul piano finanziario, le frecce scagliate dal fuoriuscito, prima nella lettera poi nel lungo libro, contro la grande banca d'affari, del quale il premier Mario Monti è stato consulente e Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, vicepresidente.


Catapultato in Goldman Sachs da laureando a Stanford, in pochi anni Smith divenne uno dei 13 mila vicepresidenti del gruppo, guidando, in piena bufera finanziaria, uno dei comparti degli equity derivatives business (gli affari legati agli investimenti di bond derivati) per l'Europa, l'Africa e il Medio Oriente.


LA FRODE DEI DERIVATI. Con il collasso economico, nel 2008 Goldman Sachs aveva bisogno di una fonte di finanziamento stabile e a lungo temine. Così, ha raccontato Smith, per un anno, vendendo «prodotti derivati complessi», l'azienda rastrellò soldi da asset ricchi di liquidità e fondi pensionistici e sanitari, garantendo di restituirli con gli interessi alle scadenze.


«In Europa, Stati Uniti e Asia ci sono clienti che serbano ancora rancore alla società, per il comportamento di allora», ha commentato l'ex insider, senza però scendere nello specifico e rimarcando di aver sempre avuto fiducia negli impegni presi dalla società con i creditori.
IL CONTENZIOSO CON LA SEC. Su quelle operazioni sospette, in realtà, nel 2010 la Sec aprì un'inchiesta per frode contro Goldman Sachs, accusandola di aver costruito e venduto investimenti-bidone anche a grandi istituzioni finanziarie internazionali.


Lo scorso agosto, il dipartimento di Giustizia degli Usa mise fine all'indagine dell'autorità di vigilanza, annunciando di «non avere basi legali né prove, per perseguire penalmente» la società. La quale, tuttavia, per chiudere la disputa giudiziaria, aveva precedentemente patteggiato con la Sec una multa di 550 milioni di dollari: il pagamento più alto mai accettato da una società di Wall Street.


Sulle banche europee giudizi altalenanti e «in malafede»


Come nella lettera d'addio spedita al Nyt, nel suo libro lo squalo redento della finanza ha raccontato che i colleghi chiamavano i clienti ingenui e «poco sofisticati» muppet, come le sagome manovrate dai ventriloqui.
«Quanto abbiamo tirato su con quel cliente?», chiedevano i broker reclutati dallo stesso Smith. «Con il mio muppet abbiamo fatto un extra di 1,5 milioni di dollari», gongolava euforico un compagno di scrivania.


AFFARI ORIENTATI SUGLI INTERESSI DEI TRADER. Sulla salute delle banche europee in crisi, poi, per l'ex top-manager Goldman Sachs ha cambiato idea «troppo spesso, per avere realmente senso». «Anziché fare valutazioni credibili, la banca d'affari orientava i clienti a comprare o vendere i titoli, a seconda degli interessi dei trader». Tanto che, ha chiosato Smith, «il comportamento dell'ufficio di Londra è stato chiaramente ingannevole e in malafede». I nomi delle banche danneggiate e dei manager responsabili delle manipolazioni, però, non è dato saperli.


ACCUSE VAGHE E GENERICHE. Le accuse restano fastidiosamente vaghe. Anche per la genericità delle insinuazioni, il fuoriuscito è stato accusato dai vertici Goldman Sachs di aver diffuso la lettera denigratoria perché non gli era stato concesso il bonus di 1 milione di dollari preteso per un (presunto) aumento del portafoglio clienti.


Lui ha smentito. L'azienda indaga. E il libro, nonostante tutto, vende.


Sabato, 27 Ottobre 2012



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