L'ambasciatore Stevens prima di morire aveva documentato la creazione a Bengazi di un emirato del terrore, operativo in Siria

Land Destroyer 24 Ottobre 2012 effedieffe.com

 

«Mi sono incontrato con questi coraggiosi combattenti, e non fanno parte di al-Qaeda. Al contrario, sono patrioti libici che desiderano liberare il loro Paese. Dovremmo aiutarli a farlo». Senatore John McCain Bengazi, Libia - 22 Aprile 2011.




Il 20 Ottobre 2012 il The Washington Times, in un articolo intitolato, «L'Ambasciatore Stevens mise in guardia sull'estremismo islamico prima di essere ucciso a Bengazi», riferiva:

L'Ambasciatore J. Christopher Stevens, lo scorso giugno, in un cablo diplomatico dalla Libia, parla dell'apparente aumento dell'estremismo islamico e della comparsa della bandiera di al-Qaeda su palazzi fuori dalla città di Bengazi, dove lui ed altri tre americani saranno poi uccisi nel recente attacco dell'11 settembre 2012».


Il Times, riporta direttamente le parole di Stevens:

«Parecchi contatti locali concordano nel riferire che nella parte orientale della Libia il terrorismo islamico sia in crescita e che la bandiera di al-Qaeda sia stata più volte vista sventolare sopra palazzi governativi e strutture per l'addestramento in una piccola città circa 150 chilometri ad est di Bengazi».



Mentre tutta la stampa allineata occidentale parla di queste informazioni presentandole come rivelazioni fatte di recente e solo dopo la morte dell'Ambasciatore Stevens, vari giornalisti nel mondo hanno documentato e messo in guardia sui pericoli di armare i «contestatori pro-democrazia» in quanto si tratta chiaramente di militanti estremisti impegnati nel portare avanti il terrorismo in Cirenaica - la zona orientale della Libia - da almeno trent'anni. Allarmi diffusi subito dopo che la NATO ha iniziato a bombardare la Libia nel 2011, e ripetuti molte volte prima che fossero conclusi i bombardamenti.



VIDEO: nel marzo 2011, poco dopo l'inizio dei bombardamenti NATO sulla Libia, giornalisti di ogni parte del mondo mettevano in guardia che i «contestatori pro-democrazia» protetti dall'Occidente erano noti gruppi terroristi con un trentennale passato di terrorismo in Libia e fuori dal Paese. Webster Tarpley ha fornito prove documentate - tratte da uno studio commissionato dallo stesso esercito USA a West Point - le quali indicano come l'epicentro della cosiddetta rivoluzione coincidesse con il centro mondiale di reclutamento gestito da Al Qaeda. È lì che ha parlato John McCain e dove successivamente verrà ucciso l'Ambasciatore Stevens.

Il dottor Webster Tarpley - analista geopolitico - nel marzo del 2011 ha pubblicato un'analisi intitolata: « I ribelli della CIA in Libia sono gli stessi terroristi che hanno ucciso le truppe NATO in Iraq», nel quale cita uno studio del 2007 di West Point che indica la regione della Cirenaica - Libia - quale epicentro del reclutamento di Al Qaeda. Il gruppo militante più importante in quell'area era il Gruppo Islamico Libico Combattente (sigla inglese LIFG), presente nelle liste delle organizzazioni terroristiche internazionali del Dipartimento di Stato USAOrganizzazione delle Nazioni Unite, ed Home Office britannico (pag. 5, .pdf)

L'ONU, oltre ad indicare il LIFG come un gruppo terroristico, lo indica quale affiliato di Al Qaeda, segnalazione che risale al 2001, ben un decennio prima dell'intervento militare NATO. Dunque l'affermazione fatta dalla stampa occidentale e dalle fonti ufficiali del Dipartimento di Stato USA stando alle quali il LIFG è solo affiliato ad Al Qaeda è un modo per sminuire la realtà: il LIFG è Al Qaeda, e la cosa è ufficiale dal 2007. Infatti l'analisi [della scuola militare] di West Point intitolata «Combattenti stranieri di Al Qaeda in Iraq», afferma:

L'apparente crescita degli spostamenti di reclute di Al Qaeda dalla Libia all'Iraq può essere collegato alla crescente collaborazione fra il LIFG ed Al Qaeda, collaborazione che ha avuto il culmine nella fusione ufficiale del LIFG in Al Qaeda il 3 novembre del 2007 (pag. 9, .pdf)
Attualmente, i capi del LIFG si ritiene occupino i più alti gradi di Al Qaeda con Abu Yahya al-Libi («il libico») - recentemente scomparso - che ha ricoperto ruoli in entrambi le formazioni. Data la dichiarazione di West Point del 2007 e la dichiarazione ufficiale dell'ONU del 2001, è chiaro che la decisione della NATO di armare questi gruppi è stata un atto di palese appoggio al terrorismo senza precedenti. Tanto che il mandato ONU all'intervento NATO fa interamente saltare il «primato della legge internazionale».

Gli allarmi sono stati occultati, non ignorati

Mentre la stampa occidentale ha sorvolato sulla descrizione dell'ambasciatore Stevens nel suo cablo della bandiera di Al Qaeda che sventola, le vicende sono state descritte dalla stampa alternativa, come in «John McCain: Padre Fondatore dell'Emirato terrorista di Bengazi», nel quale sono esaminate in dettaglio le piene implicazioni e la nascita di queste forze estremiste.

Ma le analisi della stampa alternativa sono state rapidamente liquidate come teorie cospirazioniste, anche se l'ambasciatore Stevens nei suoi cabli a Washington riferiva esattamente le stesse informazioni. L'Occidente le ha però deliberatamente ignorate attraverso un'azione concertata di ridicolizzazione e di informazioni fuorvianti e mistificanti.

Sono 30 anni che i servizi segreti americani e britannici forniscono armi e finanziamenti ai terroristi di Bengazi; hanno combattuto con loro in Afghanistan contro i Russi negli anni '80, li hanno armati e sguinzagliati in Kosovo negli anni '90 , e nel 2011 ne hanno volontariamente potenziato il numero, gli armamenti e la capacità operativa al fine di far cadere il governo libico.

L'emirato terrorista di Bengazi è - stando al compianto ambasciatore Stevens - una mostruosa creatura voluta premeditatamente dall'Occidente, un Occidente pienamente conscio delle implicazioni di un fatto simile, un mostro che l'Occidente continua oggigiorno ad armare, finanziare e sostenere, questa volta attraverso il confine turco-siriano.

USA, NATO e Comunità Internazionale vogliono ripetere deliberatamente l'errore anche in Siria

Non c
'è dubbio che proprio quei terroristi che hanno trasformato Bengazi in un emirato del terrore, con le bandiere di Al Qaeda che sventolano liberamente sui palazzi governativi e che sono responsabili della morte dell'ambasciatore USA, siano stati mandati sul confine turco-siriano dove quel Paese membro NATO che è la Turchia offre loro riparo mentre gli USA danno loro quelle armi che sono state comprate con i soldi di Arabia Saudita e Qatar.

Nel novembre 2011, in un suo articolo - Leading Libyan Islamist met Free Syrian Army opposition group - il Telegraph riferiva quanto segue.

Un alto grado militare che lavora con Abdulhakim Belhadj, capo del Tripoli Military Council ed ex capo del Libyan Islamic Fighting Group (KIFG), ha dichiarato che lo stesso Abdulhakim Belhadj «si è incontrato ad Istanbul, sulla frontiera con la Turchia, con i capi dell'Esercito Siriano Libero. Ed è stato inviato lì da Mustafa Abdul Jalil, presidente libico ad interim».
In un altro articolo del Telegraph, «Libya's new rulers offer weapons to Syrian rebels», si ammette che:

Il The Daily Telegraph è venuto a conoscenza che i ribelli siriani venerdì hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità libiche. Lo scopo quello di garantirsi armi e soldi per i loro piani di sommossa contro il regime del presidente siriano Bashar al-Assad.

All'incontro, tenutosi ad Istanbul erano presenti funzionari turchi, i [ribelli] siriani hanno chiesto assistenza da parte dei rappresentanti libici, sono state offerte armi e potenziali volontari.

Una fonte libica - parlando a condizione dell'anonimato - ha dichiarato che «è stato programmato un certo invio di armi in Siria ed anche un contingente di combattenti libici. L'intervento militare è in corso e la cosa sarà visibile fra poche settimane
».


Alla fine del mese scorso, 600 terroristi libici sono entrati in Siria per iniziare operazioni di combattimento e, più recentemente, la CNN - il loro Ivan Watson ha accompagnato dei terroristi attraverso la frontiera turco-siriana fino ad Aleppo - ha rivelato che non c'è dubbio che fra i militanti ci siano alcuni combattenti stranieri, soprattutto libici. Ed infatti è stato riconosciuto che:

I residenti del villaggio dove sono stati posti i quartier generali dei Falconi Siriani hanno dichiarato che nei ranghi delle brigate erano presenti combattenti di diverse nazionalità nord africane.

Un combattente libico volontario ha riportato alla CNN che nel giro di pochi giorni si sposterà dalla Turchia in Siria per far confluire un plotone di combattenti libici nel movimento armato [dei ribelli siriani
].


La CNN ha anche aggiunto:

Mercoledì la squadra della CNN ha incontrato un combattente libico che insieme ad altri 4 libici ha attraversato il confine turco-siriano. Il combattente indossava un camuffamento, era armato di Kalashnikov ed ha riportati che erano per strada altri combattenti.

Alcuni fra i combattenti stranieri partecipano a quella che vedono come una jihad... dunque si tratta di una situazione che attrae quelli che la considerano un'occasione per combattere contro i Musulmani Sunniti.


I servizi della CNN confermano le ammissioni fatte nel 2011 stando alle quali un gran numero di terroristi libici, forti di armi e soldi avuti dalla NATO, erano diretti in Siria, insieme a noti comandanti del gruppo terroristico LIFG che organizzavano la cosa.

In pratica, da quasi un anno la Siria subisce l'invasione di terroristi libici, proprio quegli stessi terroristi che hanno invaso Bengazi ed ucciso l'ambasciatore USA, con il pieno aiuto della NATO. Oltre a tali terroristi, la Turchia e l'America stanno anche armando e finanziando i militanti della Fratellanza Musulmana come i militanti di Ansar al-Islam, che è presente ovviamente nella lista dei terroristi redatta dal Dipartimento di Stato USA.

Per spiegare ciò al pubblico, la stampa allineata occidentale sostiene che le armi siano finite inavvertitamente nelle mani degli estremisti, nonostante il fatto che si ritiene che la CIA, operante sul confine, giri abitualmente armi nelle mani dei militanti più secolari.

Nel giugno del 2012, il New York Times dichiarava in un articolo intitolato «La CIA afferma di dare una mano nel dirottare armi all'opposizione siriana»:

Stando a fonti USA e dell'intelligence araba, un piccolo numero di operativi CIA opera segretamente nel sud della Turchia aiutando gli alleati nel decidere quali elementi dell'opposizione siriana oltre frontiera riceveranno armi per combattere il regime siriano governativo.

Le fonti affermano che le armi, fra le quali fucili automatici, granate su missili, munizioni ed armi anti carrarmato, sono fatte transitare soprattutto attraverso il confine turco grazie ad una rete ombra di intermediari della quale fa parte la Fratellanza Musulmana della Siria, e sono pagate da Turchia, Arabia Saudita e Qatar.

Un alto grado USA ha dichiarato che gli operativi CIA sono stati in Turchia per parecchie settimane, in parte per tenere le armi lontane dalle mani dei combattenti alleati con Al Qaeda ed altri gruppi terroristici.


In un articolo del 14 ottobre 2012 del New York Times, intitolato «Il flusso di armi ai ribelli è a beneficio degli Jihadisti siriani», si legge:

Stando a fonti ufficiali americane ed a diplomatici Medio-orientali, la maggior parte delle armi gentilmente offerte da Arabia Saudita e Qatar per rifornire i gruppi ribelli siriani che combattono il governo di Bashar al-Assad finiscono nelle mani degli jihadisti islamici più estremisti e non certo in quelle di quei gruppi dell'opposizione secolare che l'Occidente vorrebbe potenziare.


È chiaro che esistono solo due spiegazioni: o la CIA è inetta e dovrebbe rispondere di questi suoi fallimenti gravi e ripetuti, o l'Occidente sta ripetendo nei confronti della Siria la stessa serie di menzogne spacciate nel caso della Libia.

In entrambi i casi, l'Occidente - nonostante le proprie azioni - ha abdicato alla propria autoproclamata autorità di intervenire oltre i propri confini, autorità basata su quelle leggi internazionali che viola deliberatamente, palesemente e ripetutamente per poi obbligarne il rispetto in altri casi, o manipolare altrimenti al fine di raggiungere i propri obiettivi extraterritoriali.

L'Occidente dovrebbe essere tenuto completamente alla larga dalla realizzazione di qualsiasi soluzione volta a metter fine alla violenza che imperversa in Siria.

Tony Cartalucci

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita


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