Perché il Sud è inferiore…

MARCELLO VENEZIANI


Perché il Sud è inferiore…

Benché terrone, da bambino anch’io credevo all’inferiorità dei meridionali. Abituato a sentir chiamare il nord Alt’Italia e a sentir ripetere è “andato su” chi sale al nord, “è venuto giù” chi scende a sud, mi ero convinto che da nord a sud fosse tutta discesa, e viceversa fosse tutta salita. Ecco perché, mi dicevo, appena c’è una vacanza, una festività, un matrimonio la gente corre al sud; ed ecco perché quando deve tornare a nord si è tristi e riluttanti per la salita. È più facile scendere, in auto si arriva a folle, si rotola a motore spento. Ecco la nostra inferiorità.


A sud la gente vive il tempo verace, il tempo della libertà, pensavo, a nord vive il tempo costretto, il tempo della necessità. Infatti, si va su per lavoro, e si va giù per respirare e festeggiare. La mia credenza puerile era che tutti fossero in origine meridionali, chi viveva a sud e chi stava a nord. Il sud era la Grande Madre di tutti. La razza meridionale si divideva ai miei occhi in tre sottospecie: gli espatriati, ossia i milioni di meridionali sparsi nel mondo, nelle Americhe e non solo; i settentrionalizzati che popolano le zone industriali del nord, specie in Lombardia e Piemonte, anch’essi milioni; e i restanti o restii, che vivono al sud, in piazza e sui balconi, a milioni. Poi ci sono quelli come me, di razza terrona con l’aggravante di romani. Il peggio del peggio, la feccia del sud.


Ma i terroni andati al nord o all’estero sono ancora inferiori oppure no? mi chiedevo. E quelli del centro come considerarli, meticci, mulatti, bastardi? C’è una gradazione d’inferiorità per cui gli abruzzesi sono di poco inferiori ai marchigiani mentre i siciliani sono i peggiori; e tra noi pugliesi i salentini sono più inferiori di noi che siamo padani del nord barese. Ma agli occhi degli altoatesini sono terroni pure i trentini e i sudtirolesi sono i terroni dell’Austria. Si è sempre meridionali di qualcuno, diceva quell’anima gaudiosa di Luciano De Crescenzo.


Ma io non capisco tutta questa agitazione per la frase che ha detto Vittorio Feltri sull’inferiorità dei meridionali. Indignati, si firmano manifesti, si fanno dichiarazioni d’orgoglio meridionale: ma che bisogno c’è di manifestare, di attestare, di firmare, di dire queste cose? A ragionare, poi, si dicono solo banalità: i meridionali sono vivaci, spiritosi, il pensiero è nato a sud, perciò coniai il motto cogito ergo sud. E sono faticatori, gettano il sangue, per usare il gergo nostrano; in campagna, in bottega, in alto mare. Altro che parassiti. Poi c’è sud e sud e pure noi meridionali variamo da caso a caso.


L’immagine del sud indolente l’ho vista nei film americani: il terrone in quel caso era il messicano, sempre lì sotto il sombrero a fare la siesta, che da noi si chiama controra. È un luogo comune ma è vero pure quello. Come è vero che al sud sono nate mafia, camorra e ‘ndrangheta, anche se oggi si sono internazionalizzate (frutto della globalizzazione puro isso). Come è vero che per trovare lavoro dal sud si va a nord. Come è vero che se ti devi curare vai al nord, andavi in Lombardia. Come è vero che il sud si è industriato poco. Come è vero dei disservizi, furti, imbrogli, favori al sud.


Come spiegare queste contraddizioni? Perché la realtà, pensate, è un poligono, e non un poligono di tiro per sparare ai meridionali e vincere la bambolina, ma come figura geometrica dai vari lati, oscuri e solari.

Tanti mi hanno chiesto rabbiosi di rispondere a Feltri, qualche demente ha aggiunto “se hai un po’ di dignità”. Per anni ho fatto duetti con Feltri sul tema, da anni scrivo di sud, vi ho dedicato libri, si capisce che amo il sud anche se non lo stimo. Ma la stessa cosa mi trovo a dire dell’Italia intera, che amo e non stimo, o che stimo per il suo glorioso passato (pur pieno d’infamie).


Feltri quelle cose che dice le crede davvero e non da oggi; ora va a ruota libera. Ha preso gusto a fare l’imitazione di Crozza che lo imita. Già scrissi che la caricatura di Crozza è la versione moderata di Vittorio. Divertenti certe boutade, altre non le prendo sul serio. Mi preoccupai un po’ più quando sposò la secessione, mentre io resto nonostante tutto, deprecabilmente unitario. Ho raggiunto il mio equilibrio ritenendo l’Italia la mia patria e il sud la mia matria.


Ma Feltri non è solo questo, è la gran firma che sappiamo, ha portato al successo tanti giornali, ha dato voce a un’Italia che voce non aveva. Ha creduto per primo all’alleanza tra destra, cattolici e lega, che peroravo in solitudine. Ha dato spazio ai non antifascisti, agli eretici di tutte le chiese, ai talenti liberi. Ha dato voce anche a me. Lui non mi perdona di essere terrone, e io non gli perdono di essere nordista, non del nord ma nordista. Anzi, lui non mi perdona un mare di cose.


Di essere un intellettuale, di amare la patria, il mare, i viaggi, la visione spirituale mentre lui è pratico e cinico, è pettinato e ama i dané. Pur nutrendo tutte queste allergie nei miei confronti, ho scritto per anni sui giornali diretti da lui e non ho mai avuto mezza censura, e scrivevo proprio quelle cose che a lui dispiacevano. Il sud, la controra, la cultura, la filosofia, il senso religioso, il mare, i viaggi, la destra. Pure sul fascismo il nostro giudizio diverge, lui nasce antifascista; ma non mi ha mai censurato. Anzi, se posso tirarmela, mi ha sempre cercato lui nelle sue avventure editoriali.


Al più ti metteva a fianco un parere opposto, sana abitudine che è sparita nei giornaloni ed è una gran perdita e una becera partigianeria. E finché c’era lui, Berlusconi non riuscì a cacciarmi dal suo giornale quando dissentivo.


Insomma conterronei non fate gli offesi, perché noi del sud quando stiamo noi-e-noi ce ne diciamo di peggio. Non abbiamo da dimostrare o nascondere nulla, né le nostre bellezze né le nostre miserie. È la nostra identità, senza aggiungere un oh! di ammirazione o di deplorazione. Simm do sudd.


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