Cronaca di un empio - terza parte

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Cronaca di un empio - Terza parte


Miles Christi

 

“Non fatevi illusioni: con Dio non si scherza” (Gal. 6, 7)

La bolla Misericordiae Vultus: l’abolizione del peccato per mezzo della falsa misericordia


Nel mese di aprile, con la bolla Misericordiae Vultus[1], Francesco ha decretato un Giubileo Straordinario della Misericordia, un Anno Santo che inizierà l’8 dicembre, giorno in cui si festeggerà il cinquantesimo anniversario della chiusura del Vaticano II e che seguirà da presso la fine del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, che si chiuderà il 25 ottobre. Così quest’Anno Santo si inscrive nella commemorazione del Vaticano II, dato che secondo Francesco:

La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo.

“Abbattute” le “muraglie” che custodivano la fede, per mezzo di questo Concilio che ha preteso assumere un carattere “pastorale”, Francesco cerca adesso di abbattere quelle che proteggono ancora la morale, usando come strumento per realizzare il suo progetto sovversivo il Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre, ovviamente convocato anch’esso con una finalità di ordine “pastorale”.

Ricordiamo alcuni fatti che servono ad illustrare il modo tutto peculiare in cui Francesco intende la “misericordia”:

1. il famoso «chi sono io per giudicare» le persone “gay”.
2. la chiamata telefonica “privata” ad una donna “sposata” con un divorziato, alla quale ha consigliato di andare a ricevere i sacramenti in un’altra parrocchia.
3. la chiamata alla “donna” transessuale spagnola che gli aveva scritto della “discriminazione” di cui “lei” era oggetto nella sua parrocchia, e che Francesco ha invitato a venirlo a trovare in udienza “privata” in compagnia del suo “fidanzato”… a spese del Vaticano.
4. la lavanda dei piedi di un’altra “donna” transessuale l’ultimo Giovedì Santo, “alla quale” è stata amministrata la Comunione.

D’altronde, Francesco non cerca di nascondere il suo pensiero sulla morale cristiana, e afferma:

Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile […] Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza.[2]

Mostrando apertamente quale sarà lo spirito che animerà il Giubileo della Misericordia, nella sua bolla Francesco afferma:

Tornano alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: “Ora la Sposa di Cristo preferisce usare
la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore … La Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati”. Sullo stesso orizzonte, si poneva anche il beato Paolo VI, che si esprimeva così a conclusione del Concilio: “Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità … L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette … Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità”.

La Chiesa di Francesco, «ferita» nelle «periferie esistenziali»

E in seguito Francesco ci invita a fare l’esperienza delle «periferie esistenziali» e a scoprire il gusto della «novità»:

In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. […] Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge.

Ma come aveva già spiegato all’apertura del Sinodo dei Vescovi del 2014, la Chiesa deve lasciarsi impregnare dall’«odore degli uomini» del nostro tempo:

Per ricercare ciò che oggi il Signore chiede alla Sua Chiesa, dobbiamo prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l’“odore” degli uomini d’oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce. A quel punto sapremo proporre con credibilità la buona notizia sulla famiglia[3].

La Chiesa sognata da Francesco si conforma al mondo, si lascia modellare secondo i suoi «valori» e le sue «aspirazioni», invece di cercare di convertirlo al Signore. Dopo aver abbattuto le «muraglie» della «cittadella», adesso la Chiesa deve andare per le strade a respirare «l’odore» degli uomini, fino ad esserne «ferita», e in ogni caso a non essere mai più «malata» di «autoreferenzialità», a mai più rinchiudersi nelle sue «certezze», a mai più rinserrarsi dietro i dogmi del passato, a mai più avere la pretesa che le sue «idee» siano «uniche ed assolute», ma solo «opinioni al servizio delle persone», rinunciando per sempre al «proselitismo» e ad «interferire» nella vita spirituale delle persone…

Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima[4].

Il mondo è cambiato e la Chiesa non può rinchiudersi nelle supposte interpretazioni del dogma. Dobbiamo accostarci ai conflitti sociali, vecchi e nuovi, e cercare di dare una mano per consolare, non per stigmatizzare[5]
.

La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile[6].

Sì, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza.
Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene[7].

Il proselitismo è una solenne sciocchezza
, non ha senso. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. […] Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri[8].

Mi pare d’aver già detto prima che il nostro obiettivo non è il proselitismo ma l’ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza[9].

La falsa misericordia di Francesco al servizio della religione mondialista

Quest’Anno Santo della Misericordia sarà posto al servizio, non solo della demolizione di ciò che ancora resta della morale familiare e sacramentale, ma anche della costruzione programmata della religione mondiale sincretista, integrando tutte le «nobili tradizioni religiose», le cui basi sono state poste dal Concilio, in particolare nei documenti Nostra Aetate e Unitatis Redintegratio:

La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio. Israele per primo ha ricevuto questa rivelazione, che permane nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile da offrire all’intera umanità. […] L’Islam, da parte sua, tra i nomi attribuiti al Creatore pone quello di Misericordioso e Clemente. Questa invocazione è spesso sulle labbra dei fedeli musulmani, che si sentono accompagnati e sostenuti dalla misericordia nella loro quotidiana debolezza. Anch’essi credono che nessuno può limitare la misericordia divina perché le sue porte sono sempre aperte. Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione[10].

Francesco ai Valdesi: perdonate la Chiesa per la sua inumanità

In occasione della sua visita al tempio valdese di Torino, lo scorso giugno, Francesco ha ancora una volta assimilato la legittima diversità dei carismi all’interno della Chiesa, alla «diversità» che caratterizza le innumerevoli sette eretiche, non mancando insieme di umiliare di nuovo la Chiesa chiedendo perdono ai Valdesi per il «trattamento inumano» di cui sarebbero stati oggetto da parte di essa. Decisamente, per Francesco la Chiesa di prima del Vaticano II sarebbe colpevole di tutte le nefandezze immaginabili e c’è solo una cosa che deve fare nei confronti del mondo: umiliarsi davanti ai suoi nemici e implorare il loro perdono…

L’unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità. I fratelli infatti sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra di loro. Ciò è ben chiaro nel Nuovo Testamento, dove, pur essendo chiamati fratelli tutti coloro che condividevano la stessa fede in Gesù Cristo, si intuisce che non tutte le comunità cristiane, di cui essi erano parte, avevano lo stesso stile, né un’identica organizzazione interna. Addirittura, all’interno della stessa piccola comunità si potevano scorgere diversi carismi (cfr 1 Cor 12-14) e perfino nell’annuncio del Vangelo vi erano diversità e talora contrasti (cfr At 15,36-40).


Purtroppo, è successo e continua ad accadere che i fratelli non accettino la loro diversità e finiscano per farsi la guerra l’uno contro l’altro. Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci![11]

Confessa ai pastori evangelici: talvolta sono un eretico

Il 24 maggio scorso, Francesco ha inviato un messaggio video[12] alla giornata ecumenica organizzata dalla diocesi di Phoenix (USA) con gli evangelici pentecostali. Egli vi afferma che “l’ecumenismo del sangue” è una manifestazione dell’unità dei cristiani, al di là della loro «appartenenza ecclesiale». Questo non è nuovo: è almeno la decima volta che egli lo afferma[13]. Quello che è nuovo invece è che egli riconosce che probabilmente avrebbe detto un’«eresia»…

Tale riconoscimento, tuttavia, non gli ha impedito dall’affermarla pubblicamente, facendo di essa un argomento a favore dell’ecclesiologia novatrice dei documenti conciliari Lumen Gentium e Unitatis Redintegratio, secondo la quale la Chiesa cattolica non si identificherebbe con la Chiesa fondata da Gesù Cristo, nel seno della quale invece si troverebbe, quantunque per gradi diversi, una moltitudine di altre “chiese” e “comunità ecclesiali”, perfino se queste rifiutano di sottomettersi all’autorità del successore di Pietro e rigettano il magistero della Chiesa cattolica.

Il fatto inedito che Francesco riconosca che le sue dichiarazioni siano probabilmente eretiche e che, a dispetto di ciò, egli persista nel rivendicarle sistematicamente e pubblicamente, mi sembra indicare che ci troviamo di fronte ad un caso di “eresia formale”, poiché, agendo così, egli dimostra che si stacca dall’insegnamento della Chiesa in piena cognizione di causa, disdegnando di insegnare l’autentica dottrina della Chiesa in materia.

Oggi riuniti, io da Roma e voi lì, chiederemo che il Padre invii lo Spirito di Gesù, lo Spirito Santo, e ci conceda la grazia che tutti siano uno, “perché il mondo creda”. E mi viene in mente di dire una cosa che potrebbe essere insensata, o forse un’eresia, non so. Ma c’è qualcuno che ‘sa’ che, nonostante le differenze, siamo uno. Ed è colui che ci perseguita. Colui che perseguita oggi i cristiani, che ci unge con il martirio, sa che i cristiani sono discepoli di Cristo: che sono uno, che sono fratelli! Non gli importa se sono evangelici, ortodossi, luterani, cattolici, apostolici… non gli importa! Sono cristiani. E quel sangue si unisce. Oggi stiamo vivendo, cari fratelli, “l’ecumenismo del sangue”. Questo ci deve spingere a fare quello che oggi stiamo facendo: pregare, parlare tra noi, accorciare le distanze, affratellarci sempre di più. Sono convinto che l’unità tra di noi non la faranno i teologi. I teologi ci aiutano, la scienza dei teologi ci aiuterà, ma se aspettiamo che i teologi si mettano d’accordo, l’unità sarà raggiunta il giorno successivo a quello del Giudizio Finale[14].

La sua indifferenza per la verità è patente: Francesco manifesta un supremo disprezzo nei confronti delle definizioni magisteriali relative all’appartenenza alla Chiesa. Secondo lui, l’unità della Chiesa (che tuttavia già esiste: ed è l’unità della fede, nota essenziale della Chiesa cattolica, sola Chiesa fondata da Gesù Cristo) si farà solo col «dialogo» e la «cultura dell’incontro», che ci permetterebbero di superare le nostre «dispute dottrinali» insolubili, con lo Spirito Santo che realizzerebbe così l’«unità nella diversità», «armonizzando le differenze».

Questa nozione totalmente eretica di una «unità nella diversità» dottrinale è un luogo comune del “magistero” bergogliano. A riprova, leggiamo quello che Francesco disse al “pastore” evangelico Giovanni Traettino nel luglio del 2014, allorché gli fece visita nel suo “tempio” pentecostale a Caserta; pastore peraltro presente anche lui alla giornata ecumenica organizzata a Phoenix:

Cosa fa lo Spirito Santo? Ho detto che fa un’altra cosa, che forse si può pensare che sia divisione, ma non lo è. Lo Spirito Santo fa la “diversità” nella Chiesa. La prima Lettera ai Corinzi, capitolo 12. Lui fa la diversità! E davvero questa diversità è tanto ricca, tanto bella. Ma poi, lo stesso Spirito Santo fa l’unità, e così la Chiesa è una nella diversità. E, per usare una parola bella di un evangelico che io amo tanto, una “diversità riconciliata” dallo Spirito Santo. Lui fa entrambe le cose: fa la diversità dei carismi e poi fa l’armonia dei carismi. Per questo i primi teologi della Chiesa, i primi padri – parlo del secolo III o IV – dicevano: “Lo Spirito Santo, Lui è l’armonia”, perché Lui fa questa unità armonica nella diversità[15].

«Unificare» la Chiesa con la globalizzazione e il poliedro

Francesco ha utilizzato degli argomenti per lo meno sorprendenti per spiegare ai pentecostali che l’unità della Chiesa non consiste nell’unità della fede, ma essa deve ispirarsi a quella messa in pratica con la «globalizzazione» ed anche alla figura del «poliedro», nel quale tutti i punti non sono equidistanti dal centro, cosa che li rende «uniti nella diversità»:

Noi siamo nell’epoca della globalizzazione, e pensiamo a cos’è la globalizzazione e a cosa sarebbe l’unità nella Chiesa: forse una sfera, dove tutti i punti sono equidistanti dal centro, tutti uguali? No! Questa è uniformità. E lo Spirito Santo non fa uniformità! Che figura possiamo trovare? Pensiamo al poliedro: il poliedro è una unità, ma con tutte le parti diverse; ognuna ha la sua peculiarità, il suo carisma. Questa è l’unità nella diversità. E’ in questa strada che noi cristiani facciamo ciò che chiamiamo col nome teologico di ecumenismo: cerchiamo di far sì che questa diversità sia più armonizzata dallo Spirito Santo e diventi unità; cerchiamo di camminare alla presenza di Dio per essere irreprensibili; cerchiamo di andare a trovare il nutrimento di cui abbiamo bisogno per trovare il fratello. Questo è il nostro cammino, questa è la nostra bellezza cristiana! Mi riferisco a quello che il mio amato fratello ha detto all’inizio[16].

L’unità che Francesco propugna è il risultato di una costruzione umana, un consenso nato dal «dialogo» e dall’«incontro» tra interlocutori che possiedono convinzioni religiose differenti e divergenze teologiche insormontabili. Certo, per indurre in errore, Francesco spiega che quest’opera unificatrice sarebbe il frutto dell’azione dello «Spirito Santo», che s’incarica di «armonizzare le diversità» perché divengano «unità». È evidente che un tale progetto si colloca agli antipodi della dottrina cattolica…

Ed è semplicemente inspiegabile, umanamente parlando, che questo enorme sproposito non venga colto immediatamente dalla grande maggioranza del clero, e resta un mistero che una tale flagrante contraddizione col magistero ecclesiale non venga identificata in maniera immediata, visto che questo non richiede una particolare preparazione teologica, ma semplicemente la conoscenza dei rudimenti del Catechismo e il sensus fidei, per non dire un minimo di logica e del più elementare buon senso. Come risulta incomprensibile il fatto che i pochissimi che se ne accorgono non esprimano alto e forte il loro totale disaccordo e la loro irriducibile opposizione al cospetto di ciò che può solo chiamarsi eresia manifesta e apostasia dichiarata della fede cattolica…

L’eco-enciclica Laudato si’: dalla cura per la Madre Terra al governo mondiale

Nella sua enciclica Laudato si’[17], Francesco fa sua una doppia impostura scientifica: quella del riscaldamento climatico e quella della supposta causalità umana. Il documento, dunque, si basa su dei dati scientifici discutibili e di fatto discussi, cosa questa che priva l’enciclica, alla radice, della sua ragion d’essere. Se a questo si aggiunge l’obiezione capitale che le questioni di ordine scientifico non appartengono al dominio della competenza magisteriale, ci si rende conto dell’assurdità di questo testo.

Ma vi è di peggio della tematica illegittima accompagnata da un presupposto erroneo, che vizia alla base tutto il discorso: non è necessaria una grande ermeneutica per capire che la questione climatica è solo un pretesto per perseguire una duplice finalità totalmente estranea alla tanto decantata «protezione dell’ambiente».

Dette finalità sono le seguenti: 1. accelerare la realizzazione di un governo mondiale incaricato di fare applicare a livello globale le misure supposte necessarie per «salvare il pianeta». 2. perseguire nell’adulterazione del cristianesimo dall’interno, in vista di integrarlo con le altre «nobili tradizioni religiose» in seno ad una religione universale, mostruosa parodia del cattolicesimo.

La realizzazione del mondialismo politico e religioso: ecco il vero obiettivo che persegue questo sinistro documento, col pretesto del malizioso sofisma di «prendersi cura della casa comune» minacciata di distruzione dall’attività umana…

In un tempo in cui l’umanità ha abbandonato completamente Dio e il male è divenuto la regola morale universale (aborto, eutanasia, «industria» pornográfica, “matrimonio” omosessuale, ecc.), Francesco decide che la priorità del nostro tempo dev’essere accordata alla preservazione dell’ambiente e alla lotta contro il preteso cambio climatico.

Questa opzione mette in evidenza la falsa religione incarnata da Francesco, giacché egli ci propone, dissimulata sotto l’apparenza di un vocabolario vagamente cristiano, una religione svuotata di ogni contenuto, naturalista e immanente, indifferente alla salvezza delle anime riscattate dal Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo in Croce…

Ci sarebbero molte cose da dire per smascherare tutte le menzogne e tutte le manipolazioni di cui Francesco si serve per ingannare la gente con la sua “enciclica”, tante che servirebbe un esteso studio per trattarle convenientemente… Ma nel quadro ristretto di questo articolo ci vediamo obbligati a soffermarci solo su alcuni brani emblematici, corredandoli con qualche breve commento.

Per incominciare, segnaliamo che nessuna delle 172 note a pie’ di pagina appartiene al magistero anteriore al Vaticano II, e che 21 sono tratte da documenti di diverse conferenze episcopali, che sono prive di ogni autorità magisteriale. Vi si trovano anche, fra le altre, otto citazioni della programmatica “Esortazione Apostolica” Evangelii Gaudium, sei del “Patriarca” scismatico Bartolomeo e del teologo modernista Romano Guardini, due del manifesto panteista ed evoluzionista Carta della Terra, una della mondialista Dichiarazione di Rio, del filosofo protestante Paul Ricoeur, di un “maestro spirituale” sufi (!!!) e del gesuita panteista Pierre Theilhard de Chardin. Quest’ultimo è nominato solo una volta, ma il suo panteismo evoluzionista impregna tutto il testo e costituisce senza ombra di dubbio la principale fonte d’ispirazione del documento.


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