facciamo noi la fase due: via il virus dal video

Marcello Veneziani

facciamo noi la fase due: via il virus dal video


Attenzione, attenzione il contagio si trasmette per televisione. Si chiama covideo ed è una derivazione diretta del virus che sta devastando il mondo. Non uccide, almeno non direttamente, ma produce patologie terribili che intaccano il cervello, il fegato, la bile, l’animo e il morale delle persone. Il contagio avviene per via oculare e auditiva, si trasmette su tutti i canali video quando ci sono programmi, dibattiti, servizi, tg dedicati al virus e contorni, ben oltre lo sfinimento del pubblico. Non sto scherzando, non è il momento di scherzare.


Vi sto consigliando una terapia. Autarchica, senza bisogno di andare in farmacia, di farsela prescrivere da alcuno. Semplice ma efficace. È la nostra fase due, quella della fuga stando in casa, del distanziamento sociale dal televirus e dai suoi protagonisti, caratteristi e comparse.


Dopo aver ottenuto le informazioni necessarie sulla situazione sanitaria e i suoi riflessi, abbandonate tutti i programmi che vi parlano del contagio, che vi fanno vedere le solite scene e le faccine mascherate, che raccontano, commentano, fanno previsioni sulla durata, su quando uscirne, e come, e con quale gradualità.


In particolare cambiate velocemente video appena vi annunciano conferenze stampa in merito, messe cantate di commissari impotenti, di scienziati in dissenso tra loro, di economisti che sparano cupi messaggi o Mes; protettori civili che si limitano a dire numeri falsi e ovvietà ormai risapute. In modo speciale evitate il video appena appare un politico, peggio se un ministro, e peggio di tutti un signore col naso a pipa, la voce stitica, i capelli tinti dalla vanità, che vi parla sempre di ciò che farà e mai di ciò che è stato davvero fatto, che si complimenta con se stesso mentre il paese è in ginocchio o peggio in barella.


Spegnete, cambiate canale, meglio i cartoni animati e le previsioni del tempo. Rispondete all’hastag #iorestoacasa con l’hastag #iorestoinbagno, appena in tv vi parlano di covid o appena vi appare il presidente del covid o altre figure lassative.


Non dico di spegnere il video che è la nostra zattera di salvezza in queste settimane ma fatevi una programmazione alternativa che escluda tutto quanto ruoti intorno al contagio. Basta vedere pure in video le mascherine, basta le immagini tremende, basta soprattutto i programmoni infiniti in cui tanti onniscienti ci spiegano cos’è il virus, cosa fare, cosa non fare, chi sono i buoni e chi sono i cattivi, se avremo l’estate oppure no, se il nonno potrà uscire solo se accompagnato dai genitori, se andremo in vacanze o il massimo sarà una gita intorno al condominio e una cabina con lettino in portineria.


Non se ne può più, abbiamo già visto. Non bastava il morbo c’è anche il video morboso, non bastava il contagio c’è la sua amplificazione televisiva, coi mille ripetitori.


L’uomo è un essere curioso e vario, da sempre lavora, vive situazioni diverse, socializza, gioca, muore se è ridotto solo a una cosa; finora si è occupato di amori, sport, film, idee, letture, teatro, sesso, fede e d’altro. Anzi, a proposito. Il boom dei programmi dedicati alle messe e ai riti è la prova che stiamo cercando altro, vogliamo guardare in cielo, uscire dalla realtà profana, aspettiamo miracoli, santi, apparizioni e cerchiamo protezioni più affidabili di quelle civili. Meglio la preghiera che il dibbbattito, meglio la liturgia che l’ennesimo collegamento sanitario.


Non se ne può più di raccomandazioni – stare a casa, lavarsi le mani, stare distanti, umanità pussa via – non se ne può più di frasi ripetute tipo “non abbassare la guardia” e menate simili.


Se volete sapere il minimo necessario su quel che succede col virus, scegliete i notiziari più scarni, magari radiofonici, meglio se integrati con la lettura di giornali. Il pregio dei giornali rispetto alla tv è che scegliete voi da chi farvelo raccontare e come, in che misura e fino a che punto, cosa leggere e cosa saltare, senza subire passivamente l’onda lunga, la marea vasta e l’informazione di regime che vi sommerge passivi con la Ripetizione dell’Identico. Nell’informazione, nell’intrattenimento, perfino nella pubblicità.


Basta virus, mascherine e blablabla. Selezionate i canali e i programmi in base alla lontananza dal Tema Dominante; se vi parlano di passato, di futuro, di fantasy, di Tutto meno che di Quello. Film, musica, documentari, viaggi in luoghi esotici, cabaret, storie, quiz, serial, gossip. Tutto meno che il Covideo. Ci sono più cose in cielo e in terra del virus.


Quel che vi sto esortando a fare è il passaggio alla famosa fase due, ma non quella che aspettiamo da giorni dal governo; ma quella che ci facciamo noi, subito, ciascuno a casa propria; senza uscire, va bene, ma vedendo e pensando quel che vogliamo noi. In fondo tutta la profilassi nazionale e mondiale messa in moto è fondata solo su di noi: stare a casa, lavarsi continuamente le mani, tenere le distanze, fabbricarsi mascherine, tutine faidate visto che dallo stato non arriva un beato tubo. E allora visto che tutto è nelle nostre mani, la fase due ce la facciamo noi, ma ce la facciamo senza di loro.


È il nostro passaggio al bosco o la nostra fuga virtuale in mare, la nostra rivolta sedentaria, la nostra anarchia da divano, la nostra lotta partigiana col telecomando. Si, osserviamo le leggi ma non osserviamo voi, i vostri programmi, il vostro corso intensivo per il peggioramento della specie, per il rincoglionimento sanitario di massa, l’ansia di Stato e la depressione di regime, e il tentativo – il più schifoso – di trarre profitto politico, share o altri vantaggi dalla tragedia. Cambiare canale è il nostro vaccino. Basta, fratelli, è ora di cambiare.


La vita è altrove.


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