l clero di Buenos Aires non fuggì davanti al morbo

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l clero di Buenos Aires non fuggì davanti al morbo




Padre Javier Olivera Ravasi ha ricordato sul suo blog QueNoTeLaQuenten.org l'epidemia di febbre gialla che decimò Buenos Aires nel 1871. All'epoca la città contava 180.000 abitanti, per lo più giovani. Di questi, 13.600 morirono. Si tratta di più di quelli che sarebbero morti per il coronavirus in Italia, che conta 60 milioni di abitanti.

I massoni scapparono




Il presidente argentino Domingo Sarmiento, massone e ostile alla Chiesa, così come le autorità nazionali e provinciali, fuggirono nella città di Mercedes, perché temevano il contagio. I sacerdoti e le suore rimasero con il loro popolo.

Le suore della Carità dimostrarono la carità

Le Suore della Carità smisero di insegnare per lavorare negli ospedali. Fecero intervenire altre suore dalla Francia e da altre congregazioni per aiutare nell'emergenza. Gli scrittori anticlericali dell'epoca cercarono di mettere tutto a tacere.

Molti sacerdoti morirono




I sacerdoti e le suore pagarono un caro prezzo. Sessantasette sacerdoti (il 22% del totale) del clero di Buenos Aires persero la vita assistendo e aiutando i malati e i moribondi. Nello stesso periodo morirono solo dodici medici. Morirono pure sette suore per la febbre gialla. Il tasso di mortalità tra i sacerdoti fu quasi di tre volte superiore a quello della popolazione generale.

Anche un massone ammise il sacrificio del clero

Dopo l'epidemia, il governo massonico argentino discusse della separazione tra Chiesa e Stato. A questo punto, il ministro degli Interni Guillermo Rawson, anch'egli massone, raccontò di aver visto, a notte fonda, in mezzo a quella terribile solitudine, un prete vestito di nero che camminava per le strade deserte di Buenos Aires per portare l'ultima parola di conforto a un moribondo". La conclusione di Rawson: "Questo è un grande onore per il clero cattolico di Buenos Aires. Aggiungo, che è la prova che non merita quel miserabile trattamento che vogliamo dare alla Chiesa".

Chiese chiuse




Anche le chiese furono chiuse in quel periodo per mandato del governo. La Settimana Santa fu cancellata. Tuttavia, padre Olivera Ravasi fa notare che la tremenda febbre gialla che non risparmiò nessuno fu molto peggiore dell'attuale coronavirus. Egli osserva la tremenda mancanza di fede di oggi da parte di molti cattolici - anche i più "ortodossi" - che temono la morte in modo sproporzionato.


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