CURATO D'ARS: Meditazione sulla Pasqua (parte II)

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CURATO D'ARS: Meditazione sulla Pasqua (parte II)


Un povero pastore, vedrà bene, dal modo in cui si accusano, che non hanno affatto le disposizioni necessarie per ricevere l’assoluzione, e vorrebbe dare loro altro tempo, per impedirgli di commettere un sacrilegio.
Ma essi cosa fanno? Ascoltate: mormorano, dicendo che non avranno il tempo di ritornare, e che un’altra volta non saranno meglio disposti; poi finiscono col dirvi che se non li volete ricevere, essi si rivolgeranno a un altro che non sarà così scrupoloso, e che li assolverà...


Come se Dio non potesse vivere senza di loro! Poveri ciechi!...


Giudicate voi, da tutto ciò, quali sono le loro disposizioni.

Il sacerdote si accorge bene, dal modo come si accusano, che non stanno dicendo tutto; è costretto a fare loro mille domande; essi non dicono nè il numero, nè le circostanze che cambiano la specie.

Ci sono alcuni peccati, che essi non vorrebbero nè dire nè tacere. Allora cosa fanno? Li dicono a metà, come se il sacerdote potesse indovinare ciò che si agita nel loro cuore.
Ci si accontenta di raccontare i peccati all’ingrosso, senza nemmeno distinguere i pensieri dai desideri.

Il sacerdote gli dirà: «Hai mai nutrito pensieri di orgoglio, di vanità, di vendetta, o d’impurità?


tu sai bene che tutte queste cose diventano peccati mortali, se ci si sofferma volontariamente su di essi (viene chiamata dai moralisti la “delectatio morbosa”, n.d.a.). Hai mai commesso qualcuna di queste colpe?».
«Forse, risponderà, ma non mi ricordo».


«Ma bisogna specificare, pressappoco il numero, altrimenti la tua confessione non vale niente».


«Ah! signore, come vuoi che mi ricordi tutti i pensieri che ho avuti durante l’anno? mi è impossibile».

Ah! mio Dio, che confessioni, o piuttosto che sacrilegi!...


No, fratelli miei, quasi mai ci si accusa delle circostanze che aggravano il peccato, e che possono rendere un certo peccato, mortale.

Ascoltate come ci si accusa: «Mi sono ubriacato, ho calunniato il mio prossimo, ho commesso il peccato contro la santa virtù della purezza, ho litigato, mi sono vendicato; e se il confessore non fa qualche domanda, si ferma lì».

«Ma, gli dirà il confessore, quante volte ti è successo questo?


Hai forse commesso quel certo peccato mentre eri in chiesa?


Era forse il santo giorno di domenica?


E’ successo davanti ai tuoi figli o ai tuoi domestici?


C’era gente?


La reputazione del tuo prossimo, ne ha forse subito qualche discapito?


Quei pensieri di orgoglio, ti sono forse venuti mentre eri in chiesa, durante la santa Messa?


Ti ci sei soffermato per molto tempo?


Quei pensieri contrari alla santa virtù della purezza, sono stati accompagnati da cattivi desideri?


Quel certo peccato, lo hai commesso perchè colto di sorpresa, o per malizia?


Hai forse aggiunto peccato a peccato, pensando che non ti sarebbe costato di più confessarti di molti, piuttosto che di pochi?» (ha fatto un elenco di molte circostanze che possono mutare la specie del peccato; n.d.a.).

Ci sono di quelli che non si accontentano di non aggiungere alcun dettaglio ai loro peccati, ma vi dicono anche che non hanno nulla da rimproverarsi (del tipo: “non ho fatto nessun peccato”; n.d.a.), che non hanno tempo, che devono andarsene.


Non hai il tempo, amico mio?


Ebbene! vai pure. Tanto, sia che tu te ne vada, sia che resti, è la stessa cosa.

O mio Dio! che disposizioni! O mio Dio! sono questi i peccatori che vengono a piangere i loro peccati?


Bisogna tuttavia convenire che ci sono anche quelli che fanno del loro meglio per esaminarsi per bene, e che dichiarano i loro peccati come meglio possono; ma lo fanno con una tale indifferenza, una tale freddezza, e una così grande insensibilità, da lacerare il cuore di un povero prete.

Nessun sospiro, nessun gemito, nessuna lacrima! nessun segno che manifesti il dolore che procurano loro i peccati commessi!


Bisogna che il sacerdote, per dargli l’assoluzione, si persuada che forse hanno delle disposizioni che non riescono a manifestare.


So bene che le lacrime e i sospiri, non sono dei segni infallibili di contrizione, nè di conversione. Accade fin troppo spesso che ci siano di quelli che piangono i loro peccati al tribunale della penitenza, ma che poi non sono veri cristiani.


Ma è anche molto difficile raccontare con tanta freddezza e indifferenza, ciò che dovrebbe necessariamente rattristarci ed eccitare le nostre lacrime.

Se un uomo fosse certo di ricevere la grazia, confessando i suoi crimini, io vi lascio pensare se egli potrebbe mai dichiararli, senza far colare le sue lacrime, nella speranza che la dimostrazione esteriore tocchi il cuore del suo giudice, che gli accorderà il suo perdono.

Vedete un malato, quando scopre le sue piaghe al suo medico: subito sentite i suoi sospiri, e vedete le sue lacrime che colano.


Vedete un amico che vi faccia il racconto delle sue pene: i suoi gesti, il suo tono di voce, il suo modo si esprimersi, tutto in lui vi dipinge il suo dispiacere e il suo dolore.

Perchè mai, fratelli miei, niente di tutto ciò appare quando accusiamo i nostri peccati?


Non è vero, amico mio, che non lo sai neanche tu? Spesso te ne meravigli tu stesso.


Ebbene! io te lo insegnerò: è perchè il tuo cuore non è più coinvolto delle tue parole, e il tuo interno si esprime attraverso l’esterno, e i tuoi peccati non ti addolorano di più di come appare all’esterno.


Questo è molto facile da capire, poichè, dopo il tuo precetto pasquale, tu resti ben poco cristiano, e non sei nè più saggio, nè meno peccatore di quanto non lo fossi stato prima.

Abbiamo detto che il dispiacere per aver offeso Dio, se è sincero, deve necessariamente contenere una volontà sincera di non più peccare; che se questa volontà è sincera, essa ci porterà a tenerci sempre in allerta; a respingere tutti quei cattivi pensieri, sia di vendetta, sia d’impurità, non appena li percepiamo; a fuggire le occasioni che prima ci avevano indotti a peccare; oppure a non trascurare nulla, pur di correggerci dalle nostre cattive abitudini.

Ebbene! amico mio, la tua volontà di non offendere più il buon Dio, non è dunque stata sincera, dal momento che, come prima ti hanno visto nei cabarets, ti ci vedono ancora; come prima ti vedevano frequentare certe compagnie, con le quali hai commesso certi peccati, ora ti ci vedono di nuovo.

Converrai con me che non hai fatto nessuno sforzo per vivere meglio di come sei vissuto durante l’anno.
Perchè questo, amico mio? Perchè? Ecco: è perchè tu non desideri affatto correggerti, e la tua confessione non è stata altro che una menzogna, e la tua contrizione, un fantasma di penitenza.

Ne volete una seconda prova? Eccovela.


Di cosa vi accusavate voi l’anno scorso?


Di ubriachezza, d’impurità, di collera, di negligenza nel servizio di Dio?


E di cosa vi accusate quest’anno?


Della stessa cosa.


E di cosa vi accuserete l’anno prossimo, se sarete in vita?


Ancora della stessa cosa.


Perchè questo, fratelli miei?


E’ perchè non desiderate affatto condurre una vita più cristiana; ma vi confessate soltanto in maniera negligente, tanto per dire che avete fatto il vostro precetto pasquale; o, se volete ammettere la verità, dovrete dire che vi confessate ogni anno, per aggiungere un nuovo peccato a quelli vecchi: dicendo così dite esattamente la verità.

Non vedete dunque che è il demonio che vi inganna?


Se egli vi proponesse di lasciare tutto, a voi che avete l’abitudine di confessarvi tutti gli anni, voi provereste orrore di ciò, non vorreste credergli.
Ma, per potervi un giorno possedere, egli si accontenta di farvi restare nelle vostre cattive abitudini (come dire che il demonio, quando tenta, non scava brecce, ma si insinua, come il serpente, nelle piccole fessure; n.d.a.).

Dubitate forse di ciò che vi dico?


Esaminate la vostra condotta e vedrete se vi siete corretti da qualche peccato, dopo tanti anni che vi confessate una volta all’anno; o, per meglio dire, ogni anno egli (il demonio) vi fa sprofondare sempre di più negli abissi.

«Ma, mi direte voi, tutto questo non è forse un po’ troppo scoraggiante, per farci fare il nostro precetto pasquale?».


E’ vero; ma perchè dovrei ingannarvi? E’ già abbastanza che vi inganni il demonio, senza che mi debba mettere anch’io a dargli una mano.


Vi dico la verità così com’è; dopo, ne farete ciò che volete.

Mi comporto verso di voi come un medico, in mezzo a un gran numero di malati: egli comincia a proporre a ognuno i rimedi convenienti per ristabilire la loro salute; coloro che disprezzano questi rimedi, egli li mette da parte; ma quelli che vogliono prenderli, egli li istruisce sulla maniera migliore per assumerli, dice loro il gran bene che gli faranno, se essi li prenderanno con tutte le precauzioni che indicherà loro, e, nello stesso tempo, il male che tali rimedi arrecheranno, se essi non faranno tutto ciò che sta ordinando loro, prima di servirsene.

Sì, fratelli miei, io faccio la stessa cosa: io vi faccio considerare quanto siano grandi i vantaggi che ci arrecano i sacramenti; o, per meglio dire, che se non frequentiamo i sacramenti, non vedremo mai il Volto di Dio, e possiamo essere sicuri che ci danneremo.

Verso coloro che, sia per ignoranza, sia per empietà, disprezzano questi rimedi salutari, i soli capaci di riconciliarli con il buon Dio, io agisco come quel medico che mette da parte coloro che non vogliono servirsi dei suoi rimedi.

Ma a coloro che manifestano il desiderio di assumerli, devo assolutamente far conoscere le disposizioni che occorre apportarvi.

Io credo, fratelli miei, che, forse, tutto quello che vi sto dicendo, vi metterà qualche inquietudine riguardo alle vostre passate confessioni: è ciò che desidero con tutto il cuore, affinchè, toccati vivamente dalla grazia del buon Dio, e a causa dei vostri rimorsi di coscienza, voi possiate assumere i rimedi che Dio vi offre ancora oggi, per uscire dal peccato.

«Ma, mi direte voi, che cosa dobbiamo fare per riparare a tutto ciò?».


Vuoi saperlo e poi farlo, amico mio? Ecco.


Dovete ricominciare le vostre confessioni, dal tempo in cui avete iniziato a farle senza contrizione; vi accuserete del numero delle confessioni e delle comunioni: direte anche se avete camuffato qualche peccato, e se avete compiuto qualche sforzo per non ricadervi.

Occorre, affinchè le vostre confessioni possano esservi di conforto, che ogni confessione abbia operato in voi qualche cambiamento; dovete fare come ci dice il Vangelo di Pasqua, parlando di Gesù Cristo che, una volta uscito dal sepolcro, non vi rientra più (non è il Vangelo ma san Paolo in Romani 6,9; n.d.a.).

Allo stesso modo, essendovi confessati dei vostri peccati, non dovete commetterli più (naturalmente parla dell’impegno che bisogna metterci per non cadere, specie se si tratta di peccati mortali, ma è ovvio che non esige l’impeccabilità; n.d.a.).


Occorre che facciate nascere nel vostro cuore la dolcezza, la bontà e la carità, al posto di questa collera, di quest’aria di disprezzo che fate apparire, alla minima offesa che vi si rivolga.

Prima mancavate alle vostre preghiere del mattino e della sera, o vi si vedeva farle senza attenzione e senza rispetto; ora invece, se siete veramente usciti dal peccato, vi si dovrà vedere compiere le vostre preghiere tutte le mattine e tutte le sere, con quel rispetto e con quella attenzione che la Presenza di Dio dovrebbe ispirarvi.

I santi giorni di domenica vi si vedeva spesso venire in chiesa a celebrazione già molto avanzata; adesso invece, se avete fatto bene il vostro precetto pasquale, si dovrà vedere che vi preparate di buonora, per assistere santamente a questa grande azione liturgica.

Si dovrà vedere quella moglie, che invece di correre di casa in casa, esaminando la condotta di questo o di quell’altro, è occupata nella sua casa, a istruire i suoi figli, e, per meglio dire, la virtù dovrà trasparire in tutto ciò che farà.

Lo stesso dovrà accadere a quella giovane che, da qualche tempo, si era dedicata ai piaceri, perfino a quelli più vergognosi; ma ora, avendo riflettuto sullo stato orribile in cui si era immersa, e avendo orrore di se stessa, ella si è convertita.


Se qualche tempo dopo ella incontrerà quel giovane con il quale spesso era corsa incontro ai piaceri, e quello le rivolgerà gli stessi discorsi di prima, ella, lo guarderà con un’aria di disprezzo e di indignazione, ricordandosi come questo disgraziato era stato la causa per cui aveva offeso il buon Dio, e, tutta stupita gli dirà: «Ah! disgraziato! ormai ti conosco bene! Vedo che sei sempre lo stesso, immerso nel fango del vizio; ma quanto a me, grazie a Dio, io non sono più la stessa; io ho abbandonato quel maledetto peccato che tanto aveva sfigurato la mia povera anima.


Ah! no, piuttosto morire, che ricadere nei miei vecchi peccati!».

Ecco un bel modello, per un cristiano che ha la disgrazia di peccare!

Che cosa dobbiamo concludere da tutto questo? Ecco, fratelli miei.
E’ che se non volete essere dannati, non dovete accontentarvi di confessarvi una volta all’anno, perchè, ogni volta che vi troverete in stato di peccato, voi correrete il rischio di perirvi, e di essere perduti per una eternità.

Se siete stati così disgraziati da aver nascosto qualche peccato, per paura o per vergogna, oppure lo avete confessato senza contrizione, senza desiderio di correggervene; oppure se dopo tanti anni che vi confessate, non avete notato nessun cambiamento nella vostra vita, voi dovete concludere da tutto ciò, che le vostre confessioni non valgono nulla, e, di conseguenza, non sono state altro che dei sacrilegi e delle abominazioni che vi getteranno nell’inferno.

Quanto poi a coloro che non fanno proprio il precetto pasquale, non ho niente da dire: visto che vogliono assolutamente dannarsi, ne sono padroni.
Piangiamo la loro disgrazia, preghiamo per loro: ce ne obbliga la carità che dobbiamo avere gli uni verso gli altri.

Chiediamo a Dio di non cadere mai in un tale accecamento!


Resistiamo coraggiosamente al mondo e al demonio!


Aneliamo senza sosta verso la nostra vera patria, che è il Cielo, nostra gloria, nostra ricompensa, e nostra felicità.
E’ quello che vi auguro...


Estratto dal mio blog: CURATO D'ARS: TUTTE LE OMELIE: jean-marievianney.blogspot.com





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