'IN NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO FAZIO'

Mario Giordano per 'la Verità' DAGOSPIA.COM

“IN NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO FAZIO” –


MARIO GIORDANO SCATENATO SUL PAPA: “BERGOGLIO SI FA INTERVISTARE DA 'REPUBBLICA' SULL'EPIDEMIA, COME UN OPINIONISTA QUALUNQUE. MA INVECE DI RAGIONARE SULL'APOCALISSE IN ATTO CITANDO I PADRI DELLA CHIESA, S’AGGRAPPA AL DECALOGO ANTI CRISI DI FABIOLO. E POI RICORDATEVI DI RISPETTARE I PRECETTI. DELLA FEDE? NO DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE…”

-


Mario Giordano per “la Verità”


In nome del Padre, del Figlio e dello spirito Fazio. Dopo l' Angelus in streaming, il Papa sperimenta una nuova frontiera della fede: la preghiera al profeta Fabio, Santo Conduttore di Rai 2 e Patrono della Beata Melassa.


Nel pieno dell' apocalisse coronavirus, con il mondo atterrito dall' epidemia, il popolo disorientato e angosciato, con la maggior parte delle persone che si pongono di fronte alle domande essenziali dell' esistenza, Francesco decide di scendere in campo con tutta la forza millenaria della Chiesa. E di lanciare finalmente un messaggio profondo: convertitevi e seguite il Vangelo. Di Dio?


No, di Fabio Fazio. E poi ricordatevi di rispettare i precetti. Della fede? No dell' Agenzia delle entrate. Dai profeti ai televip, dai Martiri della Chiesa al martire della Littizzetto, dalla speranza di vita eterna alla speranza di gettito tributario: il nuovo credo di Francesco è tutto qui.


Nemmeno l' ombra del paradiso, a parte quello fiscale. Nemmeno una citazione per Gesù Cristo. Il quale, evidentemente, in questi momenti bui conta meno dell' ex conduttore del Rischiatutto.


L' intervista è comparsa ovviamente su Repubblica, che ormai è l' organo ufficiale del Vaticano bergoglizzato. A firmarla non è nemmeno il fondatore, Eugenio Scalfari, cui Francesco si era già concesso con una certa generosità, in colloqui alla pari, da Papa a Papa. E nemmeno il direttore, Carlo Verdelli.


E nemmeno uno dei vicedirettori. Macché: l' intervista è realizzata dal vaticanista ordinario, Paolo Rodari, come fosse una questione di routine. Immagino le riunioni di redazioni: tu chi intervisti? Un virologo. Tu? Il capogruppo del Pd. E tu? Io il Papa. A va beh, attento però che non sbrodoli troppo. Infatti ne viene fuori un papellino smoscio, allungato su due pagine per dovere, con più sommari che testo. Il cui senso è tutto nell' occhiello che giganteggia in testa pagina: «Quanto ha scritto Fabio Fazio su Repubblica è vero. I nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri». Parola del signore (di Rai 2).


Ora: a parte il fatto che non siamo proprio sicuri che il concetto «i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri» sia proprio un' esclusiva del santo Fazio da Savona (può essere anche, non vorremmo sbagliarci, che una frase simile l' abbia già detta qualcun altro); e a parte il fatto che, in ogni caso, anche fosse autenticamente sua e solo sua, come rivelazione non ci sembra un granché (il Santo Padre dovrebbe essere a conoscenza di qualcosa di meglio, in materia di rivelazioni); a parte tutto questo, io dico: ma come? Sei il Papa. No, dico: il Papa.


Già il fatto che parli con un' intervista a un quotidiano e non con un messaggio apostolico, in un momento così, ci suona un po' strano; già il fatto che quest' intervista sia sempre a Repubblica che da sempre sostiene i valori più contrari alla cristianità (dall' aborto all' eutanasia) è ancora più strano; ma poi, se tutto questo deve proprio accadere, volete per lo meno fare un' intervista vera? Con domande e risposte profonde? Meditate?


Ragionate? Citando, che ne so?, Sant' Agostino o San Tommaso, oltre che Fabietto Fazio, sempre che i due Padri della Chiesa siano considerati all' altezza di Che Tempo Che Fa? Può il Papa liquidare la più grande tragedia del mondo contemporaneo con un' intervistina volante di poche battute, affogate nel tritacarne mediatico, così come se fosse un Fabrizio Pregliasco o una Maria Rita Gismondo qualunque?


Tutto nasce dall' intervento di Fabio Fazio su Repubblica, due giorni fa. Aveva scritto un articolo in pieno stile fazista sulle «cose che sto imparando dall' isolamento». Roba tipo: «rimettere in ordine la mia scala di valori», «attenersi alla scala di valori», «riconnettersi con l' ecosistema» (e te pareva), «non accettare il cinismo», «il valore della stretta di mano», «la necessità del tenere la mano», «bisogna aprire i porti» (e te pareva) e «siamo tutti sulla stessa barca».


Ovviamente siamo tutti sulla stessa barca finché la barca va. Ci mancavano «chi fa da sé fa per tre» e «chi fa la spia non è figlio di Maria» e poi l' elenco fazista avrebbe fatto l' en plein. Roba da risollevare i dubbi sul passaggio del conduttore su Rai 2: che ci fa lui sul secondo? È evidente che lui è da primo banale.


A Repubblica, però, il compitino è piaciuto molto e così hanno deciso di dargli un seguito. L' altro giorno, per commentarlo, sono intervenuti Rosario Fiorello e lo scrittore Stefano Massini, noto per le sue apparizioni a Piazza Pulita. Dopo di che in redazione probabilmente si sono chiesti come andare avanti. Chi commenta dopo Fiorello? Carlo Verdone? Fiorella Mannoia?


Michela Murgia? No, il Papa

.

Sì, è vero, nelle sue riflessioni è un po' meno filosofico di Fiorello, ma è pur sempre il Papa.


E così l' intervistina è andata in pagina con tutti gli onori. Il contenuto? Semplice. Nel vero significato della parola.


Francesco cita frettolosamente il Signore (ma mai Gesù Cristo), dice in due parole che ha pregato, e poi si dilunga sulla buona novella secondo Fazio: bisogna «ritrovare la concretezza delle piccole cose», come la «carezza ai nonni» (ne siamo sicuri?), il «bacio ai bimbi» (ma non erano sconsigliati baci e abbracci»?), il piatto caldo, la telefonata, e insomma queste cose. «Se viviamo così questi non saranno giorni sprecati», dice il Papa, che più che la svelare la verità cristiana sembra svelare le ricette di frate Indovino.


O di Fabio Fazio, che poi tutto sommato non sono così diversi.


Anche la descrizione che il Papa fa delle famiglie è piuttosto affrettata. Sono giorni di panico, angoscia, di relazioni che cambiano, che vengono rivoluzionate. Francesco invece descrive l' interno casa come quello di sempre con l' incapacità di ascolto, i «genitori che guardano la tv» (che strano eh) e i figli «sul telefonino» (ma toh). Pensa un po': queste famiglie di oggi. Le rinchiudi in casa e loro si attaccano ai social e guardano la tv, screanzati. «Siamo tanti monaci isolati uno dall' altro», dice il Papa.


In realtà non siamo mai stati così vicini. E così angosciati. E così bisognosi di consolazione di fronte a morti assurde, a familiari che non possono nemmeno abbracciare e seppellire i loro cari, ai bagliori dell' apocalisse. Infatti l' intervistatore cita proprio questa parola «consolazione».


E allora il Santo Padre che fa? Tira fuori i Padri della Chiesa? I Profeti? Gli Apostoli? Nostro Signore Gesù Cristo? La Pasqua di Resurrezione? L' eucaristia? La Vergine Madre? No: si aggrappa al decalogo di Fabio Fazio. E alla necessità di pagare le tasse, che in effetti è salvifica. Ma solo per l' erario. Così finirà che a messa ci andranno soltanto gli agenti del fisco. Credo nell' Irpef, dio onnipotente, creatore del cielo e della terra.


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext