LO STATO ANIMALESCO TI OBBLIGA A CONVIVERE CON GLI ANIMALI DOMESTICI

DI LEONARDO FACCO* 19/10/2012 movimentolibertario.com

 

Se c'è una ragione, tra le tante, per cui questo paese sta colando a picco, questa è la continua intromissione nelle nostre vite, nelle nostre scelte, nei nostri affari da parte del governo.


La "sacralizzazione dello Stato" - che nel corso del Novecento è divenuto una specie di moderno dio laico al quale tutto chiedere - ha soggiogato il buon senso, la legge di natura, il diritto, facendo strame persino della logica e del ragionamento, dando così a credere che anche il più stupido dei bisogni di una persona (o di un gruppo organizzato di persone) debba essere regolamentato da una norma, fottendosene della giustizia.


Qualche giorno fa, ho letto questa notizia sul Corriere della Sera"Buon per loro che non pagano l'Imu, ma cani e gatti sono ufficialmente dei condomini a tutti gli effetti. Con diritto di residenza nella casa di famiglia. Lo ha deciso ieri la Camera, che ha sancito il principio inviolabile per cui «le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». La norma va a integrare l'articolo 1138 del codice civile, che regola la vita in comune di quei circa 30 milioni di italiani che dividono - più o meno litigiosamente - lo stesso palazzo. Il testo dovrà tornare al Senato, ma non dovrebbe più incontrare ostacoli. «E' un nuovo e concreto passo per porre fine a una discriminazione contro chi vive con animali domestici» esulta Gianluca Felicetti, presidente della Lav. «Una pace sociale che dovrà essere rispettata da tutti»". Inevitabile il commento della megera rossocapelluta in forza al pidielle: "Finalmente viene esclusa la possibilità di imporre al proprietario una limitazione che davvero non aveva alcuna ragione d'essere", ha dichiarato la deputata Michela Vittoria Brambilla.


Il demenziale linguaggio politicamente corretto - ad uso e consumo dei maiali che frequentano i palazzi del potere romano - definisce questa norma "animal friendly", enunciazione rivisitata dell'animalismo nazista degli Anni Trenta. Personalmente, preferisco relegarla tra le amenità cervellotiche di un sistema di potere che tutto opprime ormai, persino la libertà di scegliere se vivere in uno stabile con o senza animali da compagnia.


C'è un libro, scritto parecchi anni addietro da Walter Block, intitolato "Difendere l'indifendebile", che calza a pennello per decifrare quest'ennesimo stupro della libertà individuale. In quel testo, l'autore mette a nudo tutte le contraddizioni di una società che, nel rivendicare una pretesa finalità solidaristica (proprio come nel caso del cagnolino o del gattino di cui sopra), viola costantemente il diritto di ciascuno a concludere liberi e volontari scambi di beni o servizi, anche laddove non ne deriva alcun nocumento a danno dei terzi, come sarebbe nel caso di un bonario regolamento condominiale.


In questa società distopica che lo statalismo ha costruito, siamo arrivati al punto che tra i mille e un comma tesi a non discriminare le categorie più disparate, ormai si è giunti al punto da non permettere al signor Rossi di vivere in un palazzo senza avere quadrupedi tra le palle, dimenticandosi che gli unici titolari di diritti sono gli individui stessi autonomamente considerati, e "che ogni popolo, collettività, minoranza o gruppo - per dirla con Block - è in realtà solo la somma di soggetti che dovrebbero essere lasciati liberi di decidere ciò che è meglio per sé stessi, nel limite della non compressione dei diritti altrui".


In una comunità libera, meno regolamentata e meno tassata, nessun proprietario di animale avrebbe il problema di trovare un alloggio in cui far vivere anche la propria bestiola. Esisterebbe una domanda ed un'offerta in tal senso, che il libero mercato soddisferebbe senza problemi. In una società libera - contrariamente alla sesquipedale cazzata approvata in parlamento - esisterebbero finanche caseggiati in cui non verrebbero ammessi - per regolamento - proprietari senza cucciolo a rimorchio.


Ormai, la lobotomizzazione statale, ci ha portati dritti al punto di non ritorno, dove siamo costretti ad assistere a "discriminazioni al contrario". Aveva ragione Sheldon Richman quando scriveva che "il mondo è già abbastanza incerto di suo, per doverci stare a preoccupare anche dei programmi scriteriati e senza capo né coda che dei politici ignoranti decideranno di assumere per il futuro... Dovremmo proprio smetterla di guardare ai politici per sperare nella ripresa: il cammino verso la prosperità va invece trovato nel ridimensionamento, e non di poco, dello Stato: abolendo tasse e regolamentazioni; eliminando la spesa pubblica, i privilegi corporativi e tutte le altre barriere volte ad ostacolare la cooperazione sociale".

Più che etico e animalista, questo è uno Stato animalesco! Orwell conclude così la sua "Fattoria degli animali: "... le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due". Signore e i signori... il Parlamento italiano!


P.S. Posseggo cani e gatti da quando frequentavo la prima elementare! Quello nella foto è Olex, il mio attuale "migliore amico".


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