«Elogio dell'egoismo»

Armando Torno

 

«Elogio dell'egoismo» con Seneca, Montaigne e Dostoevskij

Armando Torno

Bompiani

Recensione da Il Corriere


Può sembrare una provocazione incoraggiare l'egoismo in questi tempi di tirannia dello spread, mentre gli slanci di generosità non appaiono particolarmente diffusi, e tutti sono impegnati piuttosto nella difficile operazione di far quadrare i conti in casa propria. E deve insospettire che a lanciarsi in questa ardita campagna non sia un broker spietato alla Gordon Gekko del film Wall Street, ma un bibliofilo impenitente, che ha sempre fuggito i numeri dell'economia per rifugiarsi nella filosofia, nell'esegesi biblica, nella musica classica. In realtà, nel suo Elogio dell'egoismo Armando Torno rende omaggio al significato più profondo del termine, cioè all'«amor proprio», che la rincorsa al denaro ci ha fatto dimenticare. A guardarlo bene, insomma, l'egoismo autentico non è la brama di ricchezza, ma il suo opposto: «La capacità di non vendere noi stessi».

Armando Torno, «Elogio dell'egoismo», Bompiani, pagine 126, € 10 Poco più di un centinaio di pagine, il volumetto dell'editorialista del «Corriere della Sera», in libreria da Bompiani, contiene molti libri insieme. Certo aderisce al modello del pamphlet settecentesco per semplicità, ironia e, soprattutto, leggerezza. Del resto, scrive Torno, «oggi non possiamo più permetterci il lusso di essere oscuri». Ma ha anche il ritmo e gli ingredienti di un romanzo giallo degli anni Trenta, dove la vittima è la nostra qualità della vita, i colpevoli sono tutti gli altri - proprio come in Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie - e la soluzione del caso non può che trovarsi nella biblioteca, come nelle indagini del dandy newyorkese Philo Vance.



Armando Torno, «Elogio dell'egoismo», Bompiani, pagine 126, € 10 Poco più di un centinaio di pagine, il volumetto dell'editorialista del «Corriere della Sera», in libreria da Bompiani, contiene molti libri insieme. Certo aderisce al modello del pamphlet settecentesco per semplicità, ironia e, soprattutto, leggerezza. Del resto, scrive Torno, «oggi non possiamo più permetterci il lusso di essere oscuri». Ma ha anche il ritmo e gli ingredienti di un romanzo giallo degli anni Trenta, dove la vittima è la nostra qualità della vita, i colpevoli sono tutti gli altri - proprio come in Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie - e la soluzione del caso non può che trovarsi nella biblioteca, come nelle indagini del dandy newyorkese Philo Vance.


Armando Torno, «Elogio dell'egoismo», Bompiani, pagine 126, € 10 Poco più di un centinaio di pagine, il volumetto dell'editorialista del «Corriere della Sera», in libreria da Bompiani, contiene molti libri insieme. Certo aderisce al modello del pamphlet settecentesco per semplicità, ironia e, soprattutto, leggerezza. Del resto, scrive Torno, «oggi non possiamo più permetterci il lusso di essere oscuri». Ma ha anche il ritmo e gli ingredienti di un romanzo giallo degli anni Trenta, dove la vittima è la nostra qualità della vita, i colpevoli sono tutti gli altri - proprio come in Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie - e la soluzione del caso non può che trovarsi nella biblioteca, come nelle indagini del dandy newyorkese Philo Vance.


Armando Torno, «Elogio dell'egoismo», Bompiani, pagine 126, € 10 Poco più di un centinaio di pagine, il volumetto dell'editorialista del «Corriere della Sera», in libreria da Bompiani, contiene molti libri insieme. Certo aderisce al modello del pamphlet settecentesco per semplicità, ironia e, soprattutto, leggerezza. Del resto, scrive Torno, «oggi non possiamo più permetterci il lusso di essere oscuri». Ma ha anche il ritmo e gli ingredienti di un romanzo giallo degli anni Trenta, dove la vittima è la nostra qualità della vita, i colpevoli sono tutti gli altri - proprio come in Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie - e la soluzione del caso non può che trovarsi nella biblioteca, come nelle indagini del dandy newyorkese Philo Vance.


Armando Torno, «Elogio dell'egoismo», Bompiani, pagine 126, € 10 Poco più di un centinaio di pagine, il volumetto dell'editorialista del «Corriere della Sera», in libreria da Bompiani, contiene molti libri insieme. Certo aderisce al modello del pamphlet settecentesco per semplicità, ironia e, soprattutto, leggerezza. Del resto, scrive Torno, «oggi non possiamo più permetterci il lusso di essere oscuri». Ma ha anche il ritmo e gli ingredienti di un romanzo giallo degli anni Trenta, dove la vittima è la nostra qualità della vita, i colpevoli sono tutti gli altri - proprio come in Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie - e la soluzione del caso non può che trovarsi nella biblioteca, come nelle indagini del dandy newyorkese Philo Vance.


Elogio dell'egoismo è inoltre un manuale pratico di sopravvivenza nella palude della vita quotidiana, e non sarebbe un delitto spostarlo dallo scaffale della filosofia per collocarlo in quello del «self-help». Contiene un lungo elenco di utili consigli: rispondere a email ed sms solo quando strettamente necessario; ridurre al minimo gli incontri familiari, specie con i parenti lontani; coltivare col massimo impegno l'ozio, che non è affatto il padre dei vizi; trascorrere l'attesa in coda all'ufficio postale per riflettere sul senso della vita, invece di sprecare energie preziose imprecando contro il destino; evitare con cura briefing, meeting o riunioni che dir si voglia, macchine diaboliche per non prendere decisioni (come teorizzato da Michel de Montaigne: «Quando gli uomini si riuniscono le loro teste si restringono»).


In realtà, confessa l'autore al termine del suo libello, «ho scritto queste note sull'egoismo con un sentimento contrario». Un mondo fondato sull'altruismo sarebbe senz'altro preferibile, ma «è inutile fingersi angeli, credere che tutto andrà per il meglio e che un giorno l'umanità ci restituirà il bene che abbiamo compiuto. Non sarà così». E allora il male minore è «guardare al proprio egoismo e attenuarlo per conviverci, senza strafare». L'unico modo per limitare l'egoismo altrui, ci spiega Torno, è bilanciarlo con il nostro: «È già molto, lo ripeto, riconoscere l'egoismo che ci circonda e organizzare qualche difesa per non ritrovarci ad esserne vittime senza saperlo». Come fare? Un libro non basta per avere la risposta. È necessaria una serie di letture, ampia ma non illimitata, indicata nell'ultimo capitolo dal titolo programmatico «Qualche libro per convivere con l'egoismo e non soccombere». In sintesi: tre moralisti del mondo antico ovvero Seneca, Marco Aurelio ed Epitteto; Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri tra i medievali; il maestro del burlesque Louis Coquelet, autore del fondamentale Elogio di Niente dedicato a Nessuno, recentemente tradotto in italiano da Asterios; il gesuita spagnolo del «siglo de oro» Baltasar Gracián, adorato da Schopenhauer, autore del romanzo allegorico El Criticón e distillatore di verità universali come: «L'uomo avveduto preferisce le persone che hanno bisogno di lui a quelle che gli sono riconoscenti» (per inciso: il padre provinciale punì Gracián per i suoi scritti così politically uncorrect, imponendogli una dieta a pane e acqua e il sequestro di inchiostro, penna e carta); infine, due romanzi «più importanti di molte opere di filosofia», Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde e I fratelli Karamazov di Fjodor Dostoevskij.


Scrive Dostoevskij in un altro capolavoro, Memorie di una casa di morti: «Dicono taluni (e io l'ho udito e letto) che il supremo amore del prossimo è al tempo stesso anche supremo egoismo». Già, l'amore. Un terreno di difficile applicazione di ogni teoria, ammette Torno: il guaio, aggiunge, è «che non esiste una regola a cui attenersi. (...) Nessuno è mai sicuro, come in una partita a poker». In tanta incertezza, secondo l'autore la pratica dell'egoismo resta la soluzione più indolore; e in fondo anche l'eros non è che una forma nascosta di egoismo: «Le passioni d'amore escludono gli altri e inducono a concentrare le attenzioni su se stessi». Il giudizio sul matrimonio è ancora più severo: «In fondo, la gente non si unisce per amore ma perché ha paura di restare sola con gli imprevisti dell'esistenza». Nemmeno un egocentrico come Umberto Saba sarebbe del tutto d'accordo. Nella sua poesia dedicata alla moglie Lina, Ed amai nuovamente, descrive una donna capace di amare in modo straordinario gli altri, ma non di voler bene a se stessa: «Per l'altezze l'amai del suo dolore; / perché tutto fu al mondo e non mai scaltra / e tutto seppe, e non se stessa, amare».



Scrive Dostoevskij in un altro capolavoro, Memorie di una casa di morti: «Dicono taluni (e io l'ho udito e letto) che il supremo amore del prossimo è al tempo stesso anche supremo egoismo». Già, l'amore. Un terreno di difficile applicazione di ogni teoria, ammette Torno: il guaio, aggiunge, è «che non esiste una regola a cui attenersi. (...) Nessuno è mai sicuro, come in una partita a poker». In tanta incertezza, secondo l'autore la pratica dell'egoismo resta la soluzione più indolore; e in fondo anche l'eros non è che una forma nascosta di egoismo: «Le passioni d'amore escludono gli altri e inducono a concentrare le attenzioni su se stessi». Il giudizio sul matrimonio è ancora più severo: «In fondo, la gente non si unisce per amore ma perché ha paura di restare sola con gli imprevisti dell'esistenza». Nemmeno un egocentrico come Umberto Saba sarebbe del tutto d'accordo. Nella sua poesia dedicata alla moglie Lina, Ed amai nuovamente, descrive una donna capace di amare in modo straordinario gli altri, ma non di voler bene a se stessa: «Per l'altezze l'amai del suo dolore; / perché tutto fu al mondo e non mai scaltra / e tutto seppe, e non se stessa, amare».


Scrive Dostoevskij in un altro capolavoro, Memorie di una casa di morti: «Dicono taluni (e io l'ho udito e letto) che il supremo amore del prossimo è al tempo stesso anche supremo egoismo». Già, l'amore. Un terreno di difficile applicazione di ogni teoria, ammette Torno: il guaio, aggiunge, è «che non esiste una regola a cui attenersi. (...) Nessuno è mai sicuro, come in una partita a poker». In tanta incertezza, secondo l'autore la pratica dell'egoismo resta la soluzione più indolore; e in fondo anche l'eros non è che una forma nascosta di egoismo: «Le passioni d'amore escludono gli altri e inducono a concentrare le attenzioni su se stessi». Il giudizio sul matrimonio è ancora più severo: «In fondo, la gente non si unisce per amore ma perché ha paura di restare sola con gli imprevisti dell'esistenza». Nemmeno un egocentrico come Umberto Saba sarebbe del tutto d'accordo. Nella sua poesia dedicata alla moglie Lina, Ed amai nuovamente, descrive una donna capace di amare in modo straordinario gli altri, ma non di voler bene a se stessa: «Per l'altezze l'amai del suo dolore; / perché tutto fu al mondo e non mai scaltra / e tutto seppe, e non se stessa, amare».


Scrive Dostoevskij in un altro capolavoro, Memorie di una casa di morti: «Dicono taluni (e io l'ho udito e letto) che il supremo amore del prossimo è al tempo stesso anche supremo egoismo». Già, l'amore. Un terreno di difficile applicazione di ogni teoria, ammette Torno: il guaio, aggiunge, è «che non esiste una regola a cui attenersi. (...) Nessuno è mai sicuro, come in una partita a poker». In tanta incertezza, secondo l'autore la pratica dell'egoismo resta la soluzione più indolore; e in fondo anche l'eros non è che una forma nascosta di egoismo: «Le passioni d'amore escludono gli altri e inducono a concentrare le attenzioni su se stessi». Il giudizio sul matrimonio è ancora più severo: «In fondo, la gente non si unisce per amore ma perché ha paura di restare sola con gli imprevisti dell'esistenza». Nemmeno un egocentrico come Umberto Saba sarebbe del tutto d'accordo. Nella sua poesia dedicata alla moglie Lina, Ed amai nuovamente, descrive una donna capace di amare in modo straordinario gli altri, ma non di voler bene a se stessa: «Per l'altezze l'amai del suo dolore; / perché tutto fu al mondo e non mai scaltra / e tutto seppe, e non se stessa, amare».


«Solitudine» (1917), olio su tela di Carlo Carrà (Quargnento, 1881-Milano 1966), conservato a Zurigo, collezione Giedion Scrive Dostoevskij in un altro capolavoro, Memorie di una casa di morti: «Dicono taluni (e io l'ho udito e letto) che il supremo amore del prossimo è al tempo stesso anche supremo egoismo». Già, l'amore. Un terreno di difficile applicazione di ogni teoria, ammette Torno: il guaio, aggiunge, è «che non esiste una regola a cui attenersi. (...) Nessuno è mai sicuro, come in una partita a poker». In tanta incertezza, secondo l'autore la pratica dell'egoismo resta la soluzione più indolore; e in fondo anche l'eros non è che una forma nascosta di egoismo: «Le passioni d'amore escludono gli altri e inducono a concentrare le attenzioni su se stessi». Il giudizio sul matrimonio è ancora più severo: «In fondo, la gente non si unisce per amore ma perché ha paura di restare sola con gli imprevisti dell'esistenza». Nemmeno un egocentrico come Umberto Saba sarebbe del tutto d'accordo. Nella sua poesia dedicata alla moglie Lina, Ed amai nuovamente, descrive una donna capace di amare in modo straordinario gli altri, ma non di voler bene a se stessa: «Per l'altezze l'amai del suo dolore; / perché tutto fu al mondo e non mai scaltra / e tutto seppe, e non se stessa, amare».


Paolo Beltramin


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