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CORONAGLOBAL

Maurizio Belpietro per 'la Veritą' dagospia.com

CORONAGLOBAL –

BELPIETRO: “GERMANIA, FRANCIA, SPAGNA, GRAN BRETAGNA: INFETTATI COME L'ITALIA - GRAZIE AL CONTRIBUTO FONDAMENTALE DEL CONTECASALINO, GLI ITALIANI VENGONO MESSI IN QUARANTENA OVUNQUE NEL MONDO -


Grazie al contributo fondamentale del nostro presidente del Consiglio abbiamo conquistato la palma di untori internazionali, riuscendo a superare, nella classifica dei Paesi da cui stare alla larga e di cui respingere i cittadini, perfino il focolaio principale del coronavirus, cioè la Cina. Gli italiani vengono messi in quarantena ovunque nel mondo, quando addirittura non sono respinti come persone non gradite. 


È di ieri la notizia di una nave da crociera che non è stata fatta attraccare a Phuket, in Thailandia, perché a bordo c' erano dei nostri connazionali, malgrado nessuno avesse sintomi riconducibili all' influenza cinese. In Spagna hanno rimandato a casa un disabile giunto da Verona perché proveniente da una immaginaria «zona rossa». A Londra un autista di Uber invece si è rifiutato di far salire quattro ventenni nonostante i giovanotti vivano da tempo nella capitale inglese e non facciano viaggi a casa da parecchio tempo. 


In pratica, intorno a noi è stato steso un cordone sanitario che ci impone l' isolamento.

E tuttavia, nonostante la nostra classe politica si sia data un gran da fare per pubblicizzare l' epidemia da coronavirus nel mondo, ottenendo in premio un grafico della Cnn che mostra come il contagio sia partito dall' Italia, i veri untori non siamo noi. Già, mentre da noi il primo caso rilevato risale al 20 di febbraio, quando il famoso paziente zero ha fatto il suo ingresso all' ospedale di Codogno, altri sono arrivati prima di noi e forse proprio a loro si deve la diffusione del virus nel resto d' Europa, Italia compresa. 


Nei giorni scorsi, nel silenzio generale, abbiamo raccontato il caso Webasto, ossia l' azienda tedesca in cui si è registrato il primo caso di contagio da coronavirus. Nella sede bavarese del colosso dell' automotive germanico un dipendente venne contaminato da una collega arrivata dalla Cina già intorno al 20 gennaio, cioè circa un mese prima che a Codogno si scoprisse che un manager dell' Unilever avesse il Covid-19. 


Secondo le ricostruzioni del New England journal of medicine, il dirigente dell' industria di componentistica nel settore delle auto avrebbe partecipato ad alcuni incontri di lavoro con la corrispondente giunta da Pechino e il 24 di gennaio avrebbe iniziato ad avere i primi sintomi della malattia, ma, non rendendosene conto, aveva continuato a lavorare, infettando alcuni suoi colleghi. 


Una volta scoperto, i tedeschi non avevano dato grande pubblicità al fatto. Né qualcuno aveva indagato per scoprire se il dirigente avesse avuto contatti con altri e con l' Italia. O se li avesse avuti qualcuno con cui lui era entrato in contatto. Certo è che, come abbiamo raccontato ieri, la Webasto nel nostro Paese ha due sedi e dalle prime analisi il ceppo virale isolato in Italia ha la stessa provenienza di quello tedesco. 


Ieri la Germania, attraverso il proprio ministro della Salute, è stata costretta ad ammettere di avere una situazione simile alla nostra, dichiarando che la maggior parte dei casi da coronavirus non è d' importazione, cioè del contagio non si può dare la colpa a noi, come invece all' inizio qualche crucco ha cercato di fare. In Westfalia sono stati costretti a chiudere le scuole, esattamente come si è fatto in Lombardia e Veneto e ora nel resto d' Italia.


Situazione analoga anche in Francia, dove in Alta Savoia si scoprirono malati da Covid 19 ben prima che da noi. A Mulhouse si temono centinaia di contagiati ed è all' allarme nel dipartimento dell' Oise, a Nord di Parigi. I dati ufficiali parlano di meno di 500 malati, con 9 morti, ma lo stesso Emmanuel Macron ha ammesso che nei prossimi giorni il coronavirus si espanderà inesorabilmente.


E che dire degli spagnoli, quelli che hanno rimandato a casa un ragazzo disabile perché arrivava da Verona? Il giovane non poteva certo essere considerato un untore, anche perché il coronavirus è presente nella penisola iberica da ben prima che si manifestasse in Italia. Infatti ieri El Pais ha rivelato che la prima morte registrata in Spagna per effetto del contagio risale al 13 febbraio: un uomo di 69 anni che non arrivava da Milano o Roma, ma dal Nepal. Poi nello stesso periodo è morto un altro uomo di Bilbao, che in ospedale ha infettato 10 persone, ora ricoverate in stato grave.


L' elenco potrebbe continuare. I casi di Germania, Francia e Spagna (ma potremmo aggiungere anche la Gran Bretagna) non sono dovuti a un paziente italiano, bensì a una malattia che non ha confini e non ha un solo untore. Il virus non fa distinzioni fra cinesi ed europei o americani.


Gli unici a farle sono alcuni Paesi impauriti, che pensano di fermare il contagio alla dogana, senza rendersi conto che ha già superato la frontiera. Certo, se la nostra classe politica fosse stata più abile, a comunicare ma anche a prendere le misure più drastiche, sarebbe riuscita a contenere i danni, evitando di trasformarci in untori in diretta tv e in mondo visione. Ma per capire questo servirebbe chi, oltre a parlarne, sa che cos' è un' emergenza sanitaria.


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