Un paese derubato dai ladri e distrutto dagli 'onesti'

MARCELLO VENEZIANI

Un paese derubato dai ladri e distrutto dagli “onesti”


Avviso a tutti i manettari, grillini, sinistri e travagliati: l’onestà non è l’unica virtù del politico, né la principale. I danni compiuti dai cretini e dagli incompetenti al potere solitamente sono più devastanti; senza dire che un cretino al potere lascia rubare chi gli è accanto o è sotto di lui. Benedetto Croce in Etica e politica criticò il moralismo sostenendo che la vera onestà in politica sia la capacità: “L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma in tutte le loro invettive e utopie è quello di una sorta d’areopago, composto d’onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del Paese”.


Un disastro, per il filosofo liberale e conservatore. E non aveva conosciuto i grillini.


Croce cita l’esempio inverso di Mirabeau che “prendeva soldi dalla corte, ma servendosi dal denaro pei suoi bisogni particolari, si serviva della corte e insieme dell’assemblea nazionale per cercar di attuare in Francia la sua idea di monarchia costituzionale”.


Don Benedetto forse esagerava, per una volta, in realismo, preferendo i corrotti capaci agli incapaci onesti, ma non aveva tutti i torti.


Del resto, la storia della Prima repubblica non ci ha risparmiato nemmeno la terza via, sintesi delle due opzioni: i ladri incapaci.


Diciamo allora che un politico va giudicato per la sua capacità, per la sua utilità al Paese, oltre che per la sua onestà.


Ma non solo: l’onestà non esaurisce la moralità di un politico.


Ci sono da considerare anche altre due qualità etiche: la sua lealtà nei confronti dei cittadini, delle istituzioni e della nazione e la sua fedeltà al mandato che ha ricevuto e ai suoi elettori.


Chi ha tradito il suo mandato, i suoi elettori, la sua nazione, le sue istituzioni può considerarsi migliore di chi ha rubato?


Insomma l’onestà da sola non basta: è un prerequisito e funziona se si sposa alla capacità e alla responsabilità.


Infine, scusate se insisto ma sono convinto che ci sia una virtù che precede e sovrasta l’onestà, la lealtà e la fedeltà: è l’onore.


Parola mancante nel lessico contemporaneo.


MV


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