18 ottobre 2012 il riempitivo

8/10/2012 Pietrangelo Buttafuoco per il Foglio

Francesco Piccolo che è uno scrittore, firma del Corriere della Sera, nonché sceneggiatore di successo, scrive un articolo dove si dichiara elettore del Pd.


Ecco, lo fa per poi dire una cosa per loro tutta interessante riguardo alle primarie del partito loro che, appunto, deve essere una cosa tutta loro - una cosa sua, del Corriere, dei lettori, dell'Italia tutta - se un autore così autorevole senta poi il bisogno di abitare una casacca, uno stemmino, insomma, una divisa e farci piombare tutti quanti in una giornata di qualche anno fa.


Una di quelle in cui, nel furore dell'inferno ideologico, c'era l'intellettuale organico birichino perché, infine, è ovvio che ci si butta tutti a sinistra e mai e poi mai sui giornali potrebbe trovarsi uno come lui, scrittore, sceneggiatore, firma del Corriere, dichiararsi elettore del Pdl o di quel che diavolo potrà mai diventare il centrodestra.


Anche perché non esiste in natura uno - libero di testa e dall'occhio sfacciato - che possa appiccicarsi al bavero questo o quel Pdl o Pd. Anche in una puntata di "In Onda" s'è visto un importante artista come Ascanio Celestini seduto vicino a uno scatolone con il simbolo del Pd.


 Pare giocassero alle primarie in compagnia di Dario Vergassola ma quello che qui mi sforzo di dire per capire io stesso è: com'è possibile che tutti questi ottimati non riescano a emanciparsi rispetto al loro remoto imprinting, bastò dunque uno sputo di Palmiro Togliatti - ai tempi dei tempi -, uno sputo sul fonte battesimale del salotto borghese, per battezzarli in eterno Mosche cocchiere?


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