La bieca ottusità degli anti-specisti sfiora il ridicolo

MASSIMO FINI MASSIMOFINI.IT

L’assessore di Rouen, Francia, ha deciso che dal prossimo anno i bambini della cittadina andranno a scuola in “equibus”, un calesse trainato da un cavallo con l’aiuto di una batteria elettrica. Un’iniziativa intelligente per diminuire, per quel che si può, l’inquinamento, e graziosa per divertire i bambini e metterli a contatto con gli animali di cui, dopo la scomparsa dei circhi, non hanno più alcuna idea. Apriti cielo. Sono insorti gli animalisti (l’animalismo, per parafrasare qualcosa di ben più importante, è la malattia infantile dell’ecologismo), in particolare gli anti-specisti che sostengono  che non c’è, e non ci dev’essere, alcuna differenza tra l’animale uomo e gli altri animali del Creato.


Nel mio personalissimo cartellino ritengo che l’uomo, ma soprattutto la donna, sia l’animale più stupido del Creato, è stata Eva,  Eva la civetta, Eva la maliarda, Eva la lasciva, Eva la fedifraga, Eva la curiosa a mangiare la mela della conoscenza, proprio quella mela per la quale Domineddio aveva emesso il più reciso interdetto. Ma è mai possibile, porco cane, che di tutti i frutti che c’erano in quel paradisiaco giardino Eva andasse a cogliere proprio quello proibito? Se il Demonio si fosse presentato a un leone costui l’avrebbe respinto con un ruggito per cui quello se la sarebbe data a gambe andando a cercare animali più ingenui o più incoscienti.


Detto questo io credo che l’uomo abbia il diritto di essere antropocentrico, come il leone è leonecentrico, il gatto gattocentrico, il topo topocentrico. Il leone si meraviglierebbe molto se qualcuno gli dicesse che, per motivi etici, non può sbranare l’antilope. Lo sfruttamento da parte dell’uomo degli animali esiste da quando esistono gli uomini e gli animali.


Forse gli anti-specisti, invece di inumidirsi per la sorte del povero cavallo costretto a trasportar bambini e ancor più per il toro trafitto dal matador nella corrida o per gli azzoppamenti dei cavalli nel Palio di Siena (tutte attività che servono per dirigere altrove l’aggressività umana, che è una precondizione necessaria della sua vitalità, ed evitare i mostruosi crimini fra gli abitanti delle “villette a schiera” come diceva il mai troppo rimpianto Guido Ceronetti),  dovrebbero interessarsi di più a come oggi vengono allevati gli animali per il nostro nutrimento.


Stabulati, sotto la luce dei riflettori 24 ore su 24 perché crescano il più in fretta possibile, gli animali di cui noi ci nutriamo, mucche, maiali, polli, sviluppano malattie prettamente umane, depressione, infarto, ictus, disturbi cardiovascolari, cosa che naturalmente ha riflessi sull’uomo che si nutre di carne malata, di animali malati e che ha una notevole incidenza, insieme a molti altri fattori, sull’aumento esponenziale dei tumori anche in giovane età.


E’ vero che gli anti-specisti per evitare lo stabulamento propongono di arrivare alla carne artificiale ottenuta coltivando in vitro cellule staminali di animali. Ma questa a me sembra una mostruosità, in nome della Scienza, ancor più mostruosa.


E così il povero Jean-Michel Bérégovoy, assessore ecologista da sempre, con la sua iniziativa intelligente è finito nella lista nera degli anti-specisti che a me non sembrano molto lontani dai più noti ‘terrapiattisti’. Non c’è niente da fare, come diceva Maurizio Costanzo, parlandone da vivo, “la madre dei cretini è sempre incinta”.


Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 17 gennaio 2020


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