Magari ci fosse davvero l'uomo forte

MARCELLO VENEZIANI

Magari ci fosse davvero l’uomo forte


Seicento sindaci sfilano con la fascia tricolore contro il nazismo alle porte. Migliaia di sardine più altra fauna sfilano in piazza contro il fascismo e il sovranismo. I capi-branco vengono interpellati ovunque come oracoli per dimostrare che sono una vera novità; infatti usano il frasario essenziale di luoghi comuni per allineati e corretti. Il club di euro-cefali che guida l’Ue cantano in coro Bella Ciao. Il gaio governo italiano non ha un euro da spendere né gli occhi per piangere ma stanzia 17 milioni di euro per il museo della Resistenza a Milano.


Lascio da parte l’inverosimile surrealismo dei tg e dei media che parlano ogni giorno di Auschwitz e dintorni, più tutte le fascisterie di complemento, inclusi i nazi-idioti che si prestano al gioco di Al lupo, al lupo!


Andiamo avanti. Marta Cartabia viene eletta alla guida della Corte Costituzionale e la motivazione sbandierata con orgoglio è una sola: è donna. Primo requisito per la carica suprema: l’utero. Così il requisito primario per elogiare la giovane premier finlandese è che ha due mamme. Viva la Scandinavia lesbo-progressista modello per tutta Europa! Speriamo che sia femmina, che sia trans e sia pure nera, ci mancherebbe.


E ancora. Il Movimento 5stelle tradisce il suo programma originario e guidato dalla banderuola Di Maio si allinea al Mes e al diktat eurocratico; ma per il circo mediatico i traditori sono i tre senatori che sono rimasti della stessa idea del giorno prima e perciò hanno abbandonato i 5S. Intanto sul Mes, il governo in carica, guidato dal Conte-nitore Vuoto, parla a vuoto intorno al vuoto a un’aula vuota, e somiglia ogni giorno di più a un illusionista di paese. Se tira fuori la pochette esce la colomba dal taschino. L’Alitalia tracolla ma qui s’indaga sui voli di Salvini: è fondamentale…


Il tema di cui discutere resta però uno e di vitale importanza per l’Italia, per il mercato ittico e per il mercato mondiale: ma le sardine sono di sinistra o no? Basterebbe chiedersi a chi giovano, per esempio in Emilia: cui prodest? anzi cui Prodi, che per affinità col movimento può dirsi il Sardanapalo della sinistra assiro-bolognese. Ossia la versione antica delle sardine, il loro antenato. Le sardine servono a dare uno pseudonimo alla sinistra, a dotarli di squame per travestirsi e di una muta subacquea per passare inosservati; ma per dire poi le stesse cose di sempre, e odiare le stesse persone. Per esempio Salvini.


L’impressione generale è di un paese guidato da buffoni che non affrontano la realtà drammatica del nostro presente, le sue priorità, ma si spupazzano su temi inesistenti, pericoli inventati, esercizi di ipocrisia. In tutto questo scenario il circo dei media si sofferma spaventato su un annuncio della Sibilla Cumana del nostro tempo, in arte Censis: gli italiani vogliono l’Uomo Forte. E traducono il gatto mammone in prosa quotidiana: vogliono Salvini. O in versione femminile con Meloni. Aiuto, il sovranismo chiama il nazionalismo che chiama il fascismo che chiama il nazismo che chiama il razzismo. Sembra la canzone di Angelo Branduardi.


E siamo daccapo lì, giro giro tondo quanto è tonto il mondo…


Esco dalla cappa di idiozia che ci somministrano media, istituzioni e paraggi, torno alla realtà e osservo. Anziché preoccuparvi della tentazione della gente per l’uomo forte, chiedetevi piuttosto da cosa nasce questo desiderio di uomo forte. Nasce dalla percezione – non falsa, non gonfiata ma realissima, tristemente vera – che la politica non risolve nessuno dei problemi in campo, aziende in crisi, migliaia di posti di lavoro perduti, simboli nazionali che chiudono; è incapace, incompetente, inerme e subalterna ai poteri transnazionali, finanziari, tecnocratici. L’invocazione dell’Uomo Forte nasce dal disagio e dalla sfiducia verso chi governa e dal sentirsi in balia del caos e del malaffare, senza argini. E dal fatto che non si sentono rappresentati; ma al più intrattenuti, da una serie di animatori e cartoni animati, maschere e burattini. Ansia giustificatissima.


Ci vorrebbe sì un uomo forte, anzi uno sarebbe troppo poco, ci vorrebbe una squadra di uomini forti in grado di affrontare la bufera in corso con adeguata energia: il fallimento di un paese su tutte le ruote, nei campi più significativi, reali e simbolici. Naturalmente il sottinteso è che l’uomo forte in questione deve essere un vero decisore, non un mimo; cioè dev’essere uno davvero in grado di guidare e decidere, non un tribuno delle folle con gli stivaloni. Leader, non macchietta. Cazzuto, non cazzaro. Uomo forte non vuol dire dittatore, despota ma uno che sappia governare il cambiamento, dare sicurezza, porre argini e aprire prospettive. Il dramma italiano non è la richiesta dell’uomo forte ma l’assenza di leadership politiche credibili, con quelle caratteristiche. Si vota per ripiego, in mancanza d’altro e di meglio.


Ma dove vivete, non vi rendete conto che in tutto il mondo la gente chiede alla politica leadership autorevoli in grado di governare i cambiamenti e non di subirli? Non è un gioco di prestigio dei sovranisti, è un fatto, un processo, una richiesta reale. Da dove origina il successo di personaggi anche controversi in tutto il mondo se non dal fatto che perlomeno si avvicinano un po’ di più al modello del vero leader, decisore e visionario che sa contendere il primato ai processi economici, ai flussi migratori, allo strapotere delle banche e delle multinazionali? E che sa parlare a nome di un noi e non solo e sempre a nome loro e criticare noi?


Chi può fronteggiare la miseria, la crisi economica, la delinquenza, l’aggressione internazionale, se non una leadership forte e salda che sappia dare risposte altrettanto forti allo scenario sbandato? Ma provate a dirlo e riprende a girare il circo di cui sopra: i sindaci con la fascia, il fascio, le sardine, gli allarmi, più tutte le menate.


MV, La Verità 13 dicembre 2019


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