Massimo e Walter, rottamati e reincarnati

Marcello Veneziani - Mar, 16/10/2012 - il giornale

Non prendetemi per tenerone, ma a me il ritiro di Veltroni e la minaccia di cacciare D'Alema toccano il cuore.


Non ho mai risparmiato loro critiche e ironie, ma non si può tirare la catena e li­berarsi dei due, l'uno che va giù e l'altro invece che galleggia. Si rottamano i cor­rotti e i corruttori, gli incapaci e gli sfasci­sti dei propri partiti.


O se gregari, si rotta­ma chi per tutto il suo mandato ha solo preso tanto senza dare niente al Paese. Veltroni e D'Alema saranno detestabili per tanti motivi ma non rientrano in que­ste categorie. Amerei vivere in una democrazia gen­tile, dove è possibile rispettare l'avversa­rio e riconoscere l'onore delle armi. Reci­procamente, s'intende.


D'Alema e Veltroni sono stati la cop­pia primigenia della sinistra italiana usci­ta dal Pci. L'uno rappresentava la ragio­ne e l'altro il sentimento, peso Massimo e peso Walter; versione cinica e paterna il Max, versione morbida e materna il Walter.


Da tempo sostengo che Walter non di­ventò mai adulto e Massimo non fu mai bambino. Il primo restò nella pubertà coi suoi film, le sue figurine Panini, la Nu­tella e la tv dei ragazzi, i miti degli anni Sessanta, da Kennedy al Papa Buono, a Rintintin.


Il secondo sin da bambino andava in vacanza nell'Urss con i lupetti di Stalin, giocava coi carri armati, a sette anni ave­va già i baffetti, via di mezzo tra il baffino Hitler e il baffone Stalin. Ci mancheranno.


Ma non faccio in tempo a commuover­mi per la loro rottamazione che già li sen­to ricicciare con sembianze mutate. Ora si chiamano Matteo e Pierluigi.


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