Un coccodrillo in aereo

MARCELLO VENEZIANI

Un coccodrillo in aereo


Un coccodrillo in una gabbia di matti. No, questa ve la devo raccontare.


Ero l’altra sera in un volo pomeridiano Rayanair, da Roma a Bergamo. L’aereo stava rollando in pista con un pauroso ritardo quando improvvisamente è tornato indietro.


Cosa è successo? Un coccodrillo a bordo. Ma siamo matti? Si, un coccodrillo enorme di peluche pieno non si sa di che, occupava tre posti e incombeva anche su altri passeggeri.


Era passato inosservato pur essendo assai ingombrante al check in e poi all’imbarco, ma in aereo è diventato improvvisamente vistoso. L’hostess britannica, già provata e irritata per altri scontri con capricciosi passeggeri, ha dato in escandescenza ed è stata strattonata.


Allora il comandante ha deciso di tornare indietro. Ha chiamato la polizia. Che è arrivata. E lì la scena ha assunto toni di comicità corale. Avvisano i passeggeri che siamo tornati indietro per una questione di sicurezza a bordo. Ma il coccodrillo non è pericoloso, dicono gli innocentisti, è di peluche. Niente. Un coccodrillo è sempre un coccodrillo.


La gente si divide tra garantisti del coccodrillo, che chiedono di lasciarlo a bordo magari disteso sui sedili lasciati vuoti, e i giustizialisti che invocano di fare a pezzi il coccodrillo e di cacciare la passeggera. Tira e molla sul coccodrillo mentre divampano altri focolai di scontri.


Un ragazzo viene chiamato da un funzionario salito a bordo perché avrebbe filmato l’accaduto.


Nascono leggende aeroepolitane, qualcuno dice di aver visto anche un elefante di peluche e una giraffa di panno lenci a bordo. Pericolo mortale.


Gente più serafica canta le canzoni del coccodrillo passando da Elton John allo Zecchino d’oro. 


Alla fine fanno uscire dall’aero, tra le invettive dei passeggeri, la ragazza bionda col coccodrillo tramortito. Era rimpicciolito per la vergogna, la povera bestia. Ma non si parte.


I passeggeri eleggono come loro rappresentante una suora che va a trattare con la dirigenza. E torna raggiante, ha compiuto il miracolo, tra poco si parte.


Le hostess rifanno le dimostrazioni prima di partire; ma come, ce le avete fatte poco fa, non abbiamo dimenticato, siamo gli stessi di prima. Niente, Sua Maestà prevede così. E ci ridanno tutte le solite istruzioni. Tutto rigorosamente in lingua inglese al più tradotta in spagnolo. Eppure è un volo interno, Roma Bergamo, che c’entrano lo spagnolo e l’inglese. Alla fine si parte.


È terribile il mix tra rigidità britannica e sregolatezza italica. E dire che avevamo già perso tempo perché un altro estroso passeggero non voleva mollare la borsa nella cappelliera e non voleva liberare il passaggio dell’uscita d’emergenza. Lunghe trattative, improperi, invettive pure a lui. Poi cede. E quando si sta per partire spunta il coccodrillo.


Non so che fine abbia fatto la bestia e la sua padrona, o se preferite, il coccodrillo e la sua bestia. Temo che verranno esposti al museo d’arte contemporanea: dopo la dama con l’ermellino, la dama col coccodrillo.


MV, 28 novembre, 2007


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