ORWELL, HUXLEY, ADORNO: SPREGIUDICATI, INDIPENDENTI E LIBERI

Giordano Tedoldi per 'Libero Quotidiano' DAGOSPIA.COM

ORWELL, HUXLEY, ADORNO: SPREGIUDICATI, INDIPENDENTI E LIBERI


C’ERANO UNA VOLTA I BUONI “CATTIVI MAESTRI” - ORWELL, HUXLEY, ADORNO: UN’ANTOLOGIA SELEZIONA E SEZIONA SENTENZE SPARSE DI ALCUNI GIGANTI DEL VENTESIMO SECOLO E PONE SERI INTERROGATIVI SU COSA SIA ADESSO IL RUOLO DEGLI INTELLETTUALI – ERANO SPREGIUDICATI, INDIPENDENTI E LIBERI, MENTRE OGGI NAVIGHIAMO IN OCEANI DI CONFORMISMO E “FACCIAMO RETE”



Che cosa fa, oggi, un intellettuale? La risposta potrebbe indurre dei brividi, o anche il sonno. Oceani di conformismo si spalancano allo sguardo. È allora interessante confrontare i "maestri" di oggi con quelli antologizzati in un libro, da poco uscito, che si intitola eloquentemente Indispensabile (Tipografia Helvetica, 314 pagg., 18 euro) in cui Marco Sommariva trasceglie opinioni e sentenze sparse di alcuni giganti del ventesimo secolo: Orwell, Huxley, Adorno, senza trascurare le voci minori, e più vicine a noi, di pensatori anarchici come il teorico del "primitivismo" John Zerzan, e Hakim Bey, fautore delle T.A.Z., ovvero Zone Temporaneamente Autonome, piccole bolle anarchiche destinate a scoppiare dato che la durata le trasformerebbe in potere costituito.


Ciò che tiene insieme, nella loro diversità, i pensatori citati da Sommariva, è il loro essere, potremmo dire, dei buoni "cattivi maestri".


Nulla a che fare con gli alfieri della rivoluzione armata o del terrorismo, convertitisi in tarda età a ingenue forme di pacifismo utopistico; quando diciamo "cattivi maestri" intendiamo quelli che, pur praticando un insegnamento duro, aspro come la verità, privo di sconti e consolazioni, non hanno mai imbracciato il mitra per affermare le loro idee né giustificato l' omicidio del nemico di classe. Se avanziamo l' ipotesi che, oggi, non ci siano né cattivi maestri ideologizzati, né cattivi maestri buoni, ma soltanto chiacchieroni insipidi, tornare agli autori raccolti in Indispensabile ci mostra la misura del declino culturale.


IL CONFRONTO


Ad esempio, leggiamo: «La colpa di tutte le persone di sinistra dal 1933 in avanti è di aver voluto essere antifasciste senza essere antitotalitarie». Lo affermava Arthur Koestler, il grande autore del (pochissimo letto, ormai) Buio a mezzogiorno, e chissà cosa ne pensano gli attuali ossessi dell' antifascismo, che non spendono mai una parola di condanna per altre forme meno senili di oppressione e violenza.


Ecco invece un passo da L' isola, ultimo romanzo di Aldous Huxley: «I corollari dei consumi di massa sono le comunicazioni di massa, la pubblicità di massa, gli oppiacei di massa sotto forma della televisione, del meprobamato (un tranquillante), del pensiero positivo e delle sigarette. E ora anche l' Europa è arrivata alla produzione in serie, a che cosa servirà la sua gioventù? Ai consumi di massa e a tutto il resto: precisamente come la gioventù americana».


Questa profezia fu formulata da Huxley nel 1962: basta vedere l' attuale orgia di esibizionismo da social, consumi di cocaina e altre droghe fin dalla prima gioventù, l' uso abbondante di psicofarmaci come mai prima nella storia, per constatare che lo scrittore britannico aveva colto nel segno. Non perché avesse evidentemente una sfera di cristallo, ma perché era un intellettuale al modo in cui oggi non lo è più nessuno: spregiudicato, indipendente, libero di seguire le proprie intuizioni senza i vincoli di un potere accademico, editoriale, economico, politico.


Oggi si dice «facciamo rete» e in realtà vuol dire: «nessuno abbia più un pensiero individuale». Ed ecco ancora Huxley, in Ritorno al mondo nuovo, la postfazione che scrisse nel 1958, quasi trent' anni dopo la pubblicazione della sua famosa distopia, Il mondo nuovo: «può darsi benissimo che un uomo sia fuori del carcere, eppure non libero; che non subisca alcuna costrizione fisica, eppure sia psicologicamente prigioniero, costretto a pensare, sentire, agire come vogliono farlo pensare, sentire, agire i rappresentanti dello Stato nazionale, o di un qualche interesse privato entro la nazione».


Sembra parli proprio a noi, che cerchiamo di evitare il carcere tutte le volte che è possibile, giudicandolo afflittivo; che proteggiamo i diritti di tutti contro varie forme di violenza e coercizione, ma non abbiamo fatto alcun progresso nel senso di quella libertà psicologica e mentale di cui Huxley parlava, e che è non meno preziosa di quella esteriore e fisica.

Eppure chi, oggi, tra gli intellettuali, si batte per queste libertà?


IMBRANATI ASSISTENTI


Di campagne per i diritti di questa o quella minoranza trabocchiamo, ma sono sempre battaglie volte a consentire una libertà meccanica, fisica, esteriore (ad es. su comportamenti sessuali, diritti politici o del lavoro ecc) ma mai a evitare che si sia «costretti a pensare, sentire, agire» come «lo Stato» o «un qualche interesse privato entro la nazione» vuole che si pensi, senta, agisca. In altre parole, la diagnosi di Huxley e, dunque, la sua denuncia, era molto più radicale perché non voleva solo liberare i comportamenti degli uomini ridotti in schiavitù, ma anche i loro pensieri e sentimenti.


Chi oggi oserebbe assumersi tale compito, di fronte a una cultura che è diventata tanto più arrogante quanto più popolata di mediocri senza scrupoli? Non si può nascondere che dai tempi di Huxley, Orwell, Adorno, si siano registrati passi avanti grandiosi in campo scientifico, eppure la mancanza di quelle menti spigolose, ruvide, chiaroveggenti si sente ancora di più in questo tempo di continui allarmi sociali che si rivelano poco più che mode esibizionistiche.


Sentiamo che il nostro tempo è, a suo modo, gravemente malato, ma manca colui che ci dica con precisione di che male si tratti, trascurando tutte le sue manifestazioni secondarie. Questo è l' intellettuale. Un tempo c' era. Ora vediamo solo i suoi imbranati e vanitosi assistenti.


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