Impedite a Veneziani di andare in palcoscenico

MARCELLO VENEZIANI

Impedite a Veneziani di andare in palcoscenico




Il due novembre scorso il Teatro Verdi di Padova ha aperto la sua stagione con Marcello Veneziani portando in scena 1919. I rivoluzionari, dedicato a quell’anno in cui nascque il fascismo, il partito popolare, l’italo-comunismo e ci fu l’impresa fiumana di d’Annunzio. Attori che recitavano testi di Marinetti, don Sturzo, Mussolini, Gramsci e d’Annunzio, musiche d’epoca e Veneziani che raccontava quegli eventi.


Gran successo, “dieci minuti d’applausi” fa notare il presidente del Teatro Stabile Veneto, Giampiero Beltotto. Ma il Collettivo Attori Antifascisti, non sappiamo come altro definire il gruppo di attori che fa capo alla compagnia Anagoor, guidata da tale Simone Derai, ha avviato una raccolta di firme per contestare il teatro di aver chiamato “un controverso personaggio come Veneziani”.


Il Collettivo premette che non ha visto lo spettacolo, non giudica i contenuti, dunque l’attacco è alla persona, a priori e a prescindere da quel che ha detto e fatto. Per loro è inconcepibile che “un’istituzione di rilevanza nazionale finanziata con soldi pubblici”, affidi un argomento così delicato a Veneziani che “non festeggia il 25 aprile” perché a suo dire “non è una festa inclusiva e nazionale, ma è sempre stata la festa delle bandiere rosse e del fossato d’odio tra due Italie”. Dunque un presunto reato d’opinione interdirebbe a Veneziani il diritto di andare in scena.


Veneziani non è solo un giornalista “controverso”, ha scritto più di una trentina di opere, e anche sul tema ha dedicato libri pubblicati dai principali editori e curato antologie (come Anni incendiari 1909-1911). Ma a sinistra ignorano le tue idee, non discutono le tue opere ma censurano la tua esistenza e reputano che il semplice fatto di esprimerti a teatro sia un segno del “clima” preoccupante che viviamo (fascismo dappertutto, schizzi di sangue e merda ovunque…).


Veneziani è stato chiamato dal Teatro e ha raccontato un anno in un modo che è apparso al pubblico appassionato quanto onesto, rispettoso dei fatti e dei personaggi, non partigiano. Ma il Collettivo Attori Antifascisti decreta che uno come lui va condannato a priori senza leggerlo né ascoltarlo. Gli va impedita la libera espressione, e soprattutto non può accedere in luoghi e teatri che hanno un finanziamento pubblico. Come dire, il Teatro è Cosa Nostra, giù le mani dar valoroso palcoscenico dei compagni pagato coi soldi pubblici. Polemica tardiva? Ma no, semmai preventiva, serve a intimidire chiunque voglia replicare o l’invito.


Interpellato da Il Gazzettino Massimo Cacciari dice: “Non mi pare proprio che Veneziani possa essere una persona non affidabile”, “non mi pare che gli si possa imputare una sorta di apologia”, “Veneziani svolge con coerenza, secondo la sua impostazione di storico, le sue tesi”, “Veneziani non è Casa Pound” e comunque “ha altro a cui pensare” rispetto a questi attacchi.


Su La Verità, Adriano Scianca fa notare che non entrando nel merito dei contenuti, “non ti censurano per quello che dici, ma per quello che sei”, o meglio che appari ai loro occhi miopi di faziosità ideologica. Anche l’assessore regionale Elena Donazzan fa notare che non si può stroncare senza vedere uno spettacolo che è piaciuto al pubblico anche di altro orientamento, per la sua efficacia e leggerezza.


Il presidente del Teatro Beltotto, che già chiamò Veneziani lo scorso anno al Teatro Goldoni di Venezia per parlare di Ezra Pound, fa notare che non ci sono stati dissensi né fischi a teatro, Veneziani “è un intellettuale di vaglia” e l’anno precedente aveva aperto la stagione teatrale con un altro personaggio “divisivo” come Cacciari, e nessuno lo ha contestato. A parti rovesciate, infatti, nessuno a “destra” e dintorni condanna a priori l’idea di chiamare sul palcoscenico non un terrorista o un pregiudicato, ma un intellettuale di sinistra. Al più critica sui contenuti, dopo aver visto lo spettacolo.


Ma questa è la sinistra antifascista, condannata a ripetersi e a contrastare col giudizio della gente. Poi si chiedono perché si è ridotta a una setta, a una mafia, una casa d’intolleranza. Il teatro è Cosa Nostra. Scrive Marco Gervasoni: Saranno una minoranze di zecche rosse, il Veneto è sano, ci sono pochi comunisti comunque viva @VenezianiMar mandare ai matti il fegato della sinistra è sempre una grande soddisfazione. (ndr)



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