TRA I RIFIUTI, DOPO LA FESTA RAVE

Maurizio Blondet

TRA I RIFIUTI, DOPO LA FESTA RAVE

I rave party sono un gran divertimento per gli squallidi, musica techno, alcol droga a fiumi. Quando  gli squallidi  se ne vanno lasciano montagne di rifiuti. In quello  avvenuto nella ex fabbrica Trw vicino a Livorno,  durato tre notti  – da venerdì a domenica  –  hanno lasciato anche una donna. Cadavere in un’auto non sua, lasciata lì come gli altri rifiuti.  L’autopsia dirà se è morta per overdose, la  polizia cerca di capire se è morta in un posto diverso da dove l’hanno trovata. Altre cinque partecipanti sono all’ospedale per alcol e droga.


Lei c’è rimasta. Si  chiamava Moira Piermarini, trent’anni,  parrucchiera. Ovviamente  nel  suo profilo su facebook  ha postato la sua foto; come le foto di tutte le trentenni (o dodicenni, o quarantenni) su face book si propongono: atteggiate a “torbide e  seduttive”.



E tre righe:


«È solo che sono complicata. Non mi piacciono le cose facili..facili in tutto dico, da arrivare a prendere da capire…ho sempre scelto strade sbagliate, persone sbagliate, ho scelto una vita sbagliata… Sicuramente non la volevo così».


Verità squallide, desolate. Lei già si riteneva un rifiuto. Sennò perché una donna fatta, trentenne, dovrebbe andare in un rave party fra 1500 sconosciuti che non si  amano, non si conoscono né si parlano,  e sono lì  solo per celebrare il loro squallore  gregario e compulsivo. A cercar cosa, se non buttarsi via ancora una volta, una volta di più.


E quelle righe sono standard  – potrebbero sottoscriverle tutte le ragazze da discoteca, da rave party, che si propongo sul social come schiave del sesso, seduttive e torbide.  Anche il dolore e il fallimento esistenziale dei “giovani”; specie delle giovani donne, è così dozzinale, prevedibile.


Anche Erika Lucchesi, 19 anni, che si  è postata in posa seduttiva e misteriosa, morta il 21 ottobre, nella notte tra sabato  e domenica, durante una festa alla discoteca Jaiss di Sovigliana, una frazione del comune di Vinci”:  Identificato “Il pusher che le ha dato quattro pasticche di ecstasis, ma c’è anche “Una polvere bianca” che lei ha preso insieme all’alcol”


Erika Lucchesi


“Erano partiti da Livorno. Una comitiva di sette ragazzi, tutti pronti a trascorrere una serata tra musica e divertimento. Insieme, al Jaiss di Sovigliana di Vinci, aperto per il ‘re-opening season 2019-20’. Un evento attesissimo dal popolo della notte, dagli amanti della techno” .


“Aiuto, mi sento male”, ha gridato Erika. Inutile, chiedere aiuto agli “amici” amanti della techno.


Il 13 ottobre precedente:  “Quattro giovani, due dei quali minorenni, sono morti in un incidente stradale verificatosi all’alba sulla strada statale 121, Paternò-Catania”:


“Ferito il conducente, un 48enne: le vittime sono la sua convivente 28enne, un 20enne, un 17enne e una 15enne.  I  cinque stavano rientrando a casa dopo aver trascorso la notte in una nota discoteca  della riviera ionica del Catanese”. Come guidava  “il 48 enne”, lo dicono le condizioni della macchina: Al momento dell’impatto l’auto si è spezzata in due: la parte superiore della vettura è stata divelta, mentre la parte posteriore, con le due ruote, è volata alcune decine di metri finendo accanto ai binari della Ferrovia”.


Quattro morti, tre donne.


Una intera gioventù  sta  uccidendosi di discoteca. Tre giorni prima di Moira,  è accaduto a Musile di Piave quel che  il titolo della cronaca locale  ha raccontato così: “Gli ritirano la patente, ma va in discoteca.  Al ritorno lo  schianto, muore la fidanzata”.


https://www.quotidiano.net/cronaca/incidente-con-patente-ritirata-1.4865049


La morta Giulia Zandarin. Il “fidanzato” è in coma.


“ Poche ore prima, durante un controllo stradale, agenti di polizia avevano trovato in possesso di  Alberto Antonello,19 anni,  una piccola quantità di hashish, sufficiente per far scattare il sequestro della patente di guida. Con lui in macchina, oltre alla fidanzata, c’erano altri 4 amici, uno in più dei passeggeri consentiti. Gli agenti, da prassi, gli avevano consegnato un permesso temporaneo per tornare a casa. Ma tentato dai festeggiamenti della notte di Halloween, con gli amici si era dato appuntamento al “King’s” di Jesolo. Alle 8 il ritorno in auto a Castelfranco Veneto (Treviso), ma a pochi chilometri da casa l’incidente. La  Mercedes su cui viaggiavano i fidanzatini, dopo aver effettuato uno scarto di lato, si è capovolta in un fossato.


La fidanzatina Giulia Zandarin, anni 18,  è morta. Lui è in coma. Pieno di alcol. A 19 anni,  dalla discoteca  – di cui certo non si può fare a meno,  si erano dati appuntamento con gli amici  – alle 8 del mattino.  Una irresponsabilità  e  una stupidità  oltre ogni limite (pensare  a quelli che vogliono dare il voto ai sedicenni)=  ma, temo, anch’essa molto standard. C’è una gioventù che s’immola così, sotto i nostri occhi, per incapacità  di staccarsi dalla discoteca e dallo sballo.


Pochi giorni prima ancora, ed ecco Erica Russo, 18 anni di Loranzé (Torino): Erika  è  morta impiccata rientrando dal “Festival Coscritti del 2001” allo Shake Club di Ivrea, tra le 4 e le 5 del mattino.  Più precisamente: impiccata da se stessa. “Era senza chiavi di casa ed era troppo tardi per svegliare la sua famiglia, così Erika ha scavalcato il cancello, è rimasta impigliata con il maglioncino ed è morta soffocata.


La povera “seduttiva” e il cancello su cui è morta.


A trovare il suo corpo  è stata la sorella, preoccupata di non averla trovata nel letto al risveglio.  Sotto choc anche l’amica Giada, che l’aveva accompagnata all’alba dopo la serata in discoteca”.


Ci può essere qualcosa di più derisorio, stupido e  – satanico  – di una simile morte?


Tra le 4 e  le 5 del mattino le diciottenni dovrebbero essere a letto,  sono le ore delle allucinazioni, del vuoto disperato  e maligno,  le ore di Satana. Una intera gioventù s’è assuefatta alle ore maledette, velenose,  allucinate  prima dell’alba.

Perché ancora pochi giorni più indietro, ed ecco due balordi da discoteca e da spaccio che  sparano in testa a Luca Sacchi, il “personal trainer”, il “bravo ragazzo” la cui “fidanzata ucraina”, Anastasia, aveva nello zainetto di pelle rosa 2 mila euro in contanti per comprare droga,e i due balordi, visti i “tanti soldi”, la volevano rapinare.



“Gomorra, la serie tv, ma anche  i cantanti neomelodici. Tatuaggi con donne a volto coperto che puntano la pistola, foto di giovani armati fino ai denti”. L’assassino da disco. 

Perché  la violenza gratuita e insensata  scoppia  sempre attorno e dentro, fra i parcheggi delle  discoteche.   A fine  agosto tale Alberto Pastore, 23  anni, accoltella “l’amico Yoan Leonardi” con cui poco prima aveva giocato a calcetto, “verso le 2 di notte vicino a un disco-pub di  Campagnola di Borgo Ticino (Novara).  I due hanno cominciato a scontrarsi in macchina, poi le coltellate”, dicono le cronache.  Alle quali sembra notevole il fatto che l’assassino ha confessato l’assassinio su Facebook e Istagram: “Voglio scusarmi ho fatto una c… per amore, ho scoperto troppe cose dal mio migliore amico, non potevo continuare in questo modo, sono stato preso in giro… Nella mia vita ho commesso troppi errori e il mio errore più grande è questo…”.


Vedete, la scusa-standard, la stessa della  parrucchiera trentenne lasciata dagli “amici” tra i rifiuti  del rave : “Ho  sempre scelto persone sbagliate, una vita sbagliata”…


E’ una emergenza nazionale di cui non frega niente a nessuno. Sono almeno vent’anni che si è adottato il termine “le stragi del sabato sera”,   centinaia i morti, migliaia i mutilati e storpiati per sempre,  ma cosa vuoi farci. Mica puoi chiudere le discoteche, altrimenti dove vanno “i giovani” a divertirsi? Tanto fanno i rave party.


Nella fabbbrica dismessa   – dove un tempo c’era un’industria importante, e di giorno 450  operai  producevano  – oggi si fanno le feste rave.


La  tele-cronista  locale (giovane anche lei) dice che è una zona pericolosa, “c’è l’amianto”.  No, è pericolosa perché migliaia di decerebrati conformisti,  tossici, agitandosi nel  buio, fra  l’odore di sudore e di piscio, celebrano  la loro afasia collettiva e viziosa, l’essere nullità insaziabili di “divertimento e distrazione” (distrazione da che, se non studiano né lavorano?)  e senza pietà del prossimo –  una discoteca  affollata nel buio  è già  l’immagine dell’inferno , come non   lo vedete? –  a  scopare nelle macchine fuori  le “donne liberate” che si atteggiano a seduttive  torbide su Istagram, vittime della “liberazione sessuale” anzi “da tutti i tabù”, che per queste ragazze  – o donne fatte – è schiavitù.




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