Lettera di un bambino cattolico a PACHAMAMA, per Ognissanti

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Lettera di un bambino cattolico a PACHAMAMA, per Ognissanti


Cara pachamama,

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.

Mentre i tuoi figli, questo 31 ottobre, probabilmente penseranno a te nei loro riti pagani, io parteciperò con i miei genitori ad una Messa di riparazione degli scempi demoniaci di Halloween. In attesa della Messa in onore di tutti Santi. Porterò un fiore alla tomba dei miei defunti, il giorno seguente. Il loro corpo si corrompe. Perché questa è la terra: luogo di corruzione. Ma la loro anima che è stata giudicata dall’Unico Salvatore e Signore, Gesù Cristo, in questo momento è con i santi o con i dannati, per sempre. Perché tutti stiamo stati creati per il Paradiso celeste. E coloro che non vi potranno accedere, andranno all’inferno.

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.

Sei polvere senza vita, sei ammasso di elementi chimici. Non sei nessuna energia, perché l’unica energia che esiste è quella spiegata dalla fisica, che io studierò a scuola o all’università. Se esiste la vita sopra il tuo suolo, questa vita, nella forma vegetale o animale, non l’hai prodotta spontaneamente dalle tue viscere. Ma Dio l’ha creata e predisposta, secondo il proprio fine.

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.


È probabile che qualche anima è in Purgatorio per pagare la pena – fino all’ultimo spicciolo, dice il Vangelo – dei peccati commessi in terra, la cui colpa è stata perdonata prima di morire. Perché questa è la terra. Il luogo in cui Satana ci cerca come leone ruggente, in cui la nostra fede è provata dal fuoco. E non è il fuoco dell’Amazzonia o dei vulcani, ma il fuoco purificatore dello Spirito Santo che è la Persona della Trinità. Una Persona divina, non una forza; non l’ossigeno delle piante attraverso cui respiriamo, per poi comunque morire; non l’acqua pura delle fonti montane, che ci dà sollievo momentaneo dalla sete fisica, ma non per quella dell’anima. Una Persona – lo Spirito Santo – invece che agisce nel mondo, per consolare e giudicare: consolare chi è di Cristo e giudicare coloro che lo rifiutano, lo rinnegano, lo apostatano, lo oltraggiano, lo bestemmiamo, lo combattono. Una Persona, che nell’unico Dio-Trinità non sei tu, terra.

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.

Perché questo sei tu, terra. Un luogo di battaglia, in cui il seme del Nemico si diffonde tra il grano, lo soffoca, al punto di temere la sopraffazione ultima. Sparge sangue innocente, con la forza delle armi, del bisturi, del silenzio, dell’eresia, dello scandalo, della persecuzione. Ma neppure il sangue dei martiri verrà conservato in te. Il sangue viene raccolto dagli angeli, tinge i piedi della Chiesa. La Chiesa si muove su di te, ma non in te riposa. Non mira a preservarti, ma a salvare le anime dall’inferno. Non teme il tuo fuoco, ma quello dei dannati. Non teme i tuoi uragani, fatti di pioggia e brina, ma quelli fatti di eresia e apostasia. Teme terremoti silenziosi e sovversivi di chi nel segreto ha tramato per secoli e ora si beffa in pubblico di chi resiste, in nome di Dio. Teme la falsità della luce oscura. Teme la lingua del serpente. Ma neppure il serpente è frutto del tuo seno. Il serpente è molto più di te. È un angelo che esisteva prima che tu fossi e che ha odiato e sfidato Dio. Ha portato la guerra su di te, ma non sei tu il suo bottino, ma gli uomini destinati a lasciarti per il Paradiso.

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.

Il mio ginocchio mai si piegherà a te, perché adorerò soltanto Dio e solo a Lui presterò culto.
Siccome sono un maschietto, presto servizio anche sull’Altare. Non conosco la lingua, perché è una lingua antica, densa di potere e sacralità. Ma so perfettamente cosa avviene sull’Altare, colgo perfettamente il mio Signore che si ripresenta al Padre, come dal Golgota. Perché questo è il culto divino, il Santo Sacrificio. Mia sorella non può svolgere questo servizio, perché Gesù ha disposto che fossero solo gli uomini e uomini che hanno rinunciato a tutto, a iniziare dall’amore per una donna. Non so quale sarà la mia vocazione, forse sarò un padre di famiglia, oppure un sacerdote di Dio. Forse sarò sposato, oppure resterò celibe, per amore di Dio, come alter Christus. Col matrimonio oppure col sacerdozio, onorerò Dio e amerò gli uomini, miei prossimi. Ma non sarò mai nulla per te.

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.

Non sei tu, pachamama. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché come Madre ho la Chiesa, dal giorno in cui il primo esorcismo – il Battesimo – mi ha liberato dal potere del diavolo. Ho come Madre Maria, l’unica Terra in cui voglio abitare, l’unica Terra dove voglio essere nutrito, fosse anche vicino – quanto più vicino possibile – ad una mangiatoia, puzzolente e brutta a vedersi con gli occhi dei tuoi panorami, ma colma di Dio, del Bambino che tu non sei e di cui tu non sei nulla, se non sgabello dei suoi piedi. Ho, come Madre, la Madre di Dio, il Re dell’Universo, non perché io sia dio, ma perché Lui mi ha affidato a Lei, mentre agonizzava per le mie colpe e bagnava il legno della Croce. Ma neppure il legno è tuo, perché quella Croce è il nostro vessillo contro i pagani e gli infedeli, perché quella Croce è il segno del nostro riscatto, il segno della nostra liberazione dal peccato e dall’esilio dove siamo, ora su questa nuda terra. In questa valle di lacrime. Ma neppure le lacrime sono tue, perché servono per lavare i piedi del Signore, servono per sciogliere i cuori degli increduli, servono per coprire i peccati, servono per consolare Maria, i cui occhi vedono quante volte suo Figlio viene offeso.

Nessuno tornerà a te. Perché nessuno è tuo figlio. Perché non sei la madre di niente. Perché semplicemente non sei niente. Non esisti come divinità, nullo è qualsiasi tuo culto. Ma diviene profanazione blasfema, se compiuto nel luogo santo di Dio.

A te che non sei.


Di Pierluigi Pavone


Fonte:

www.sabinopaciolla.com/lettera-di-un-b…


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