Omaggio a Gianfranco Miglio

Agosto 2009 Marcello Veneziani

Il 10 Agosto ricorre l'ottavo anniversario della scomparsa del Professor Miglio grande studioso della politica, vincitore del Premio Madesimo nel 1996 insieme a Marcello Veneziani e presidente onorario del nostro Circolo dal 1999 .  Il Circolo  affida a Marcello Venziani il compito di ricordarne la figura e l'opera.  


Nostalgia padana. Io uomo del sud, inguaribilmente italiano, romano, mediterraneo e meridionale, ho nostalgia canaglia dell'inventore della Padania. Parlo di Gianfranco Miglio, che passa sui giornali per l'ideologo della Lega e il fondatore della Padania. Ma lui ideologo non fu, ma gran scienziato della politica, studioso e un po' stregone, il più grande allievo nostrano di quel mostro di lucidità e cattiveria che fu Carl Scmhitt. E difatti Schmitt, negli ultimi anni della sua vita, definì Miglio il pensatore della politica più lucido d'Europa. La Lega lo sta riscoprendo come suo padre spirituale, e fa bene. Ieri al circolo della stampa di Milano, Roberto Maroni, il direttore della Padania Leonardo Boriani, Mario Borghezio, Albertoni e Rognoni ed io, abbiamo ricordato il professor Miglio in occasione della ristampa di un suo libro del '42. Fu lui alla fine degli anni ottanta a scoprire, come Cristoforo Colombo, la Padania in un viaggio da casa a casa, che fece intorno al suo giardino. Ci arrivò tramite il federalismo, la secessione, le macroregioni, le sue tre caravelle.

Ma io, che mi sono fermato qualche Miglio indietro, vorrei ricordare due tre cose di lui che precedono la scoperta della Padania. In primo luogo Miglio fu tra i primi in Italia che spezzò il circuito cerimonioso degli adoratori della democrazia parlamentare e del formalismo giuridico. E importò categorie toste come il conflitto alle origini della politica, la dialettica amico-nemico, come l'aveva figurata Schmitt, l'idea del leader come decisore, il legame fiduciario diretto tra capo dell'esecutivo e popolo.  Mi ricordo ancora da ragazzo quando studiavo un esame di filosofia della politica e scoprì tra tanti Bobbio, Passerin d'Entreves ed altri studiosi che oscillavano tra il pensiero liberale e il pensiero marxista, passando per il socialismo e il cattolicesimo democratico, le pagine toste di questo Professore della Cattolica, preside di facoltà, che guardava alla realtà della politica con realismo crudo, e citava quel terribile Schmitt che era stato cassato dalla cultura politico-giuridica del tempo perchè infettato dal nazionalsocialismo. Mi avvicinai a Schmitt a causa sua, prima che lo scoprissero poi a sinistra Tronti e Cacciari, e poi tanti altri.

Ritrovai Miglio nei primi anni ottanta quando all'epoca di Craxi dette forma compiuta al presidenzialismo con il gruppo di Milano. Disegnò una reprubblica presidenziale. Più tardi mi dirà, quando gli ricorderò queste sue imprese, che quel gruppo però era composto da antifederalisti; ma lui ne era il capo...Da allora Miglio cominciò quella sua lotta con la Costituzione, che chiese di riformare, anche con qualche strappo. Non era di quelli che credevano all'intoccabilità della Costituzione, la considerava un frutto della storia e non della religione, dunque modificabile.

Ma Miglio entrò a far parte dei miei pochi riferimenti viventi quando teorizzò una Repubblica mediterranea per l'Italia. Scrisse memorabili pagine per rivendicare la peculiarità italiana. L'Italia, disse non è come i paesi nordici e protestanti, in cui vige il comando impersonale della legge; ma è un paese mediterraneo in cui conta molto la mediazione personale. Da qui dunque l'idea di una repubblica con un leader carismatico e fondata su un rapporto fiduciario e diretto tra popolo e leader. Anche perchè Miglio, che riconosceva schmittianamente l'autonomia sovrana della politica, non amava il dominio delle oligarchie, finanziarie, tecnocratiche o d'altro tipo. Non voleva neutralizzare la politica ma caricarla di pathos decisionista e partecipativo. Oggi lo chiamerebbero populismo, ma Miglio  era sicuramente un fautore del decisionismo su base popolare.

Quando diventò teorico del federalismo, della Lega e della secessione, io gli ricordai in più occasioni, anche nel libro che scrivemmo insieme e che Libero ha ripubblicato (il dialogo Padania, Italia), la sua repubblica mediterranea. Ma lui spiegò la sua mutazione con una lucida deviazione. Disse che la repubblica mediterranea era stata pensata per l'Italia, dunque per roma e il sud, non per la padania. E si ritirò in una cultura nordico-protestante che era estranea al suo humus cattolico e schmittiano.

Ci vedevamo quasi ogni estate a Madesimo con Miglio, perchè presiedevamo un premio che avevamo per primi condiviso nel '96. L'ultima volta che lo vidi la sordità era peggiorata e le sue orecchie appuntite, che sembravano le antenne di un alieno, si erano ancor più divaricate come se se cercassero disperatamente di captare le parole. C'era uno strano feeling con lui, nonostante avessi la metà dei suoi anni e fossi dell'altra metà d'Italia. Ma lui non era un accademico pomposo; gli piaceva anzi fare un po' il genio del male, di quelli che predicono catastrofi, con una punta di sadica allegria. Grazie a lui la cultura politica riprese il contatto con la terra, sottraendosi al non-luogo e riscoprendo le identità territoriali. Peccato che non ebbe la possibilità di fare il ministro della riforme nel primo governo Berlusconi, che fu affidato curiosamente a tale Speroni, forse per non scontentare i professori del Polo (Miglio, Urbani, Fisichella ed altri). Ma i tempi e i modi della politica non sono quelli della cultura. Vale per lui quel che accadde a Machiavelli che quando scrisse il Principe donò il primo esemplare a Lorenzo de Medici - che non era Lorenzo il Magnifico- insieme a due cani da caccia. E il sovrano apprezzò molto i due segugi, trascurando il libro...Ma Il Principe di Machiavelli restò nei secoli e nel mondo; di quel Lorenzo, invece, non si ricorda nulla, quasi come i suoi cani.

 
Gianfranco Miglio e Marcello Veneziani ricevono il primo Premio Madesimo nell'agosto del 1996

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