BASTA UN PECCATO MORTALE PER DANNARSI PER L'ETERNITÀ

BASTA UN PECCATO MORTALE PER DANNARSI PER L'ETERNITÀ




Il seguente articolo dal titolo "Un aneddoto per capire perché Dio non è ingiusto quando perdona all'ultimo momento della vita" è stato pubblicato su I Tre Sentieri il 20 agosto 2019 e narra un breve episodio che fa capire la grandezza della misericordia di Dio, ma anche la reale possibilità di dannazione dell'uomo perfino per un solo peccato mortale non confessato. Ecco l'articolo nella sua interezza:


Il re pagano Milinda disse ad un vecchio sacerdote cattolico che lo istruiva nella Fede:


"Tu dici che l'uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent'anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in Cielo. Se invece uno compie un solo peccato e non si pente, finirà all'inferno. E' giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?"


Il vecchio sacerdote rispose al re:


"Se prendo un sassolino grosso così (e indicò una piccola misura) e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?".


"Andrà a fondo." Rispose il re.


"E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?". "Galleggeranno".


"Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?"


Il re non sapeva come rispondere. Il vecchio sacerdote spiegò:


"Così avviene degli uomini. Un uomo, anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non andrà all'inferno. Invece l'uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto."


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