IL CETRIOLO FRANCESE (è l'ora del mal di stomaco) – #TgByoblu

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IL CETRIOLO FRANCESE (è l'ora del mal di stomaco) – #TgByoblu


Siamo strani, lo sappiamo: non vi manipoliamo. Siamo liberi: non rispondiamo al telefono. E il peggio deve ancora venire, perché vogliamo fare una nuova televisione con gli stessi difetti: coraggio e indipendenza.
Se siete strani anche voi, fate un gesto coraggioso: aiutateci e… “famola strana“, questa informazione.


In questa nuova edizione del #TGByoblu, vostro malgrado dovremo parlarvi di Renzi, del cetriolo che si nasconde dietro alla revoca di Autostrade ai Benetton, dei Pronto Soccorso PRIVATI, delle intercettazioni tra Mattarella e Bazoli, delle pastiglie allo iodo che Macron distribuisce ai francesi e di Julian Assange. Siete sicuri di farcela? Lo vedremo.


Viva l’Italia. Così terminano tutti i discorsi di ogni buon demagogo. Ma ce n’è uno che ha fatto ancora di meglio: ha invertito le parole ed è venuto fuori “Italia Viva”. Italia sì… Italia no… la Terra dei cachi, ma non è una canzone di Elio e Le storie tese, bensì è il nuovo partito di Renzi. 

Italia Viva: un nome che è tutto un programma

Gli italiani non dimenticheranno facilmente l’8 agosto. È stato il giorno in cui Salvini, da un palco a Pescara, staccò la spina al governo gialloverde – quello con il più grande consenso popolare degli ultimi anni -, così su due piedi e senza alcun preavviso. Salvini versò anche qualche lacrima, quel giorno, e forse non è stato neanche l’unico politico di governo a farlo. Di sicuro, però Matteo Renzi di lacrime non deve averne versate, tanto è vero che poche ore dopo, il 9 agosto, è apparso in Rete il dominio web del suo partito lanciato poi in questi giorni settembrini. Chissà, forse lui il preavviso l’aveva invece avuto, a differenza del Paese… d’altronde se persino Alessandra Mussolini il 31 maggio twittava tutta giuliva di un accordo sottobanco per votare in autunno, che il governo stesse per cadere doveva essere proprio il segreto di Pulcinella. Così come il nome della creatura renziana, “Italia Viva”: certe operazioni non si decidono in poche ore e il nome di un nuovo partito è sempre oggetto di studi e test approfonditi. Tutti avvenuti la notte dell’8 agosto, in spiaggia tra i mojito? Difficile crederlo. Così come è difficile credere alla rivendicazione di ieri, quella di un anziano attivista dei Popolari che ha dichiarato di avere registrato proprio quel nome e proprio quel giorno per pura casualità, o alle numerose donazioni piovute ai comitati benzinai fin da luglio. Una cosa è certa: come sempre, quando si tratta di Renzi, di sicuro ci saranno ulteriori colpi di scena, anche su un nome di dominio… che è tutto un programma.


Il Governo gialloverde voleva revocare le concessioni ai Benetton e non si poteva fare. Ma adesso che è al governo il Partito Democratico, il tema è definitivamente stato sdoganato ed è entrato nell’agenda dei media ora. Siccome i Benetton sono sempre gli stessi, è evidente che nell’equazione dev’essere entrata una variabile nuova. Anzi, forse non propriamente una variabile, ma un cetriolo. Tutti con le spalle al muro!

Autostrade: revoca sì, ma a favore di chi?

Le vittime del ponte Morandi attendono ancora giustizia, ma il caso Atlantia dal giorno del crollo è diventato un caso politico e persino ideologico: il Movimento 5 Stelle, col ministro Toninelli, si è battuto per la nazionalizzazione della rete autostradale; la Lega ha invece fatto resistenza, forse contro un concetto poco “liberista” o forse per tutelare Atlantia. Tutto ciò mentre i media esitavano persino a pronunciare la parola “Benetton”. Fatto sta però che ora il governo è cambiato, e improvvisamente è cambiata l’intera narrazione: si parla ormai ogni giorno di “revoca” della concessione, e nelle prime pagine escono rivelazioni sconcertanti su pastette e falsi report relativi alla manutenzione. Insomma un quadro rovesciato: cosa è successo? Eppure nessuno menziona più la nazionalizzazione delle autostrade: d’altronde, si sa, non è una cosa facile né dal punto di vista legale, né economico. E anche l’Unione Europea non gradisce queste soluzioni “pubbliche”, preferendo magari una gara europea tra imprese. Tra le quali, ad esempio, c’è la francese Vinci, il più grande gestore autostradale d’Europa, che anche La Voce un paio di mesi fa menzionava come soggetto potenziale di “un assorbimento completo” della nostra rete autostradale. Tutto è ancora in alto mare, insomma, ma chissà che non ci tocchi di nuovo vendere ai “cugini francesi” un altro pezzettino d’Italia…


Lo dicevamo da tanto e adesso sta succedendo. La privatizzazione della Sanità sul modello americano, dove se non hai un’assicurazione è meglio che cominci a chiamare il prete, inizia oggi anche in Italia. Sentite.

Le urgenze? Al Pronto Soccorso… privato

Trentasette miliardi di euro in meno per il Sistema Sanitario Nazionale dal 2010, un’Italia agli ultimi posti rispetto ai Paesi del G7 in termini di spesa sanitaria e un Patto per la Salute che rischia di saltare. Problemi? Certo che no! Aprono infatti al pubblico i pronto soccorso privati! Privati, sì avete capito bene. Con 100 euro a Milano già dal 2009 si curano fratture, slogature, tagli, patologie internistiche senza snervanti ore di attesa. Comodo no? Lo slogan è presto fatto: “Il tuo pronto soccorso privato”. L’idea è tanto piaciuta – soprattutto agli investitori – che è stata sviluppata anche in Emilia Romagna e in Puglia. Ma soprattutto in Veneto, dove sta per aprire un pronto soccorso privato anche a Treviso, dopo Verona e Rovigo, che il governatore Zaia rivendica persino con orgoglio. D’altronde il neo ministro della Salute ha solo da poco identificato nella carta Costituzionale il “faro” del suo programma, nel quale però, pur evidenziando la volontà di attuare “un piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri”, non c’è traccia di finanziamento alcuno per il Sistema Sanitario Nazionale. Che sia ancora il caso di dire: “Finché c’è salute c’è speranza”?


Siamo sempre più spiati: mail, telefonini, televisioni e adesso anche assistenti vocali. Ma se questa è la fine dell’era della privacy – la nostra – il contrario non vale: se è il popolo che vuole spiare i piani alti, beh… allora succede questo, ascoltate.

Pronto, Quirinale?

Ci risiamo. Ricordate quando Napolitano pretese e ottenne la distruzione delle telefonate avvenute fra lo stesso ex Presidente e Nicola Mancino, allora indagato per la trattativa Stato-mafia?
Adesso, in un clima di estrema riservatezza, la Procura di Bergamo ha disposto la distruzione di nuove telefonate, intercorse questa volta fra il successore di Re Giorgio – Sergio Mattarella – e l’imputato Giovanni Bazoli.
Bazoli era infatti finito nel mirino del Pm Fabio Pelosi per via di alcune operazioni poco chiare che inducevano i magistrati ad ipotizzare la consumazione del reato di “ostacolo alla vigilanza”, per avere cioè tenuto nascosto a Consob e Banca d’Italia un supposto patto occulto.
Una ipotesi non peregrina, considerato il fatto che molti indagati finiti nelle maglie dell’inchiesta – Bazoli compreso – sono stati poi effettivamente rinviati a giudizio.
Ma cosa si dicevano Bazoli e Mattarella? Non lo sapremo come mai, così come mai abbiamo saputo perché Nicola Mancino cercasse di continuo il “conforto” telefonico di Giorgio Napolitano.
Le telefonate di Bazoli a Mattarella, mai trascritte, sono state ora definitivamente distrutte.
Sicuri che questo zelo nel rendere sempre e comunque impenetrabili le conversazioni del Quirinale sia il linea con il dettato Costituzionale?
Ma leggiamo di seguito che cosa ne pensa l’ex magistrato Antonio Ingroia, raggiunto da Byoblu:

“Non conosco specificamente il caso che riguarda il Presidente Mattarella. Certamente, invece, nelle famose intercettazioni distrutte del Presidente Napolitano e delle sue conversazioni con Nicola Mancino, lì sono state fatte delle forzature legislative per distruggere quelle intercettazioni senza passare da un’udienza davanti al GIP nel contraddittorio delle parti. E ci sta che tra una decisione della Corte Costituzionale che nel conflitto di attribuzione fra la Procura di Palermo e la Presidenza della Repubblica, ha dato ragione alla Presidenza della Repubblica, ha dato ragione al Quirinale con una sentenza che io ho definito “politica”, cioè una sentenza fondata più sul principio che bisognava dare comunque ragione alla Presidenza della Repubblica, anziché applicando le leggi, applicando la Costituzione italiana”.


Se la tua auto ha un problema, la porti dal meccanico, ti monta un pezzo di ricambio e riparti di slancio. Ma nell’era della tecnica funziona così anche per gli esseri umani, che poi si sa: “Basta un poco di zucchero, e la pillola va giù…”. E se vivi accanto a una centrale nucleare malfunzionante? Nessun problema: c’è una pillola anche per quello, e te la paga lo Stato. Ma lo zucchero te lo devi comprare… eh?

Francia: la rivoluzione “green” si fa con lo iodio

Grande è l’entusiasmo sotto il cielo d’Europa per la nuova rivoluzione “green”, quella che sta già costellando le nostre città di colonnine per le auto elettriche presto in arrivo. Un po’ meno pubblicizzato, però, è il rovescio della medaglia, ovvero il prezzo che si dovrà pagare per la produzione di energia elettrica, che non è certo gratis e neanche così pulita come si pensa. Ne sanno qualcosa i francesi, che producono i tre quarti della loro elettricità in 58 reattori nucleari sparsi per tutto il Paese. È notizia di ieri che saranno distribuite pastiglie di iodio a tutti i francesi residenti nel raggio di 20 chilometri da una centrale nucleare, e anche la Germania ha comprato milioni di compresse qualche settimana fa. Precauzioni di sicurezza molto poco rassicuranti: le centrali nucleari francesi risalgono in gran parte agli anni ‘70, e sono quindi al termine della loro vita operativa. Anche in queste ore è in corso un allarme per sei centrali malfunzionanti. Ma dismetterle costa, e ancora di più costa ricostruirle: così si tira avanti, sperando nella fortuna e contando, qualora serva, sulle pastiglie.

Come si fa a distinguere i falsi paladini della libertà dagli autentici eroi? È semplice: i primi sono su tutti i giornali, mentre gli altri vengono lasciati a marcire in una cella e il sistema butta anche le chiavi. Volete un esempio? Eccolo qua:

Julian Assange, non sei solo

È considerato una celebrità internazionale, scrive libri, viene intervistato da Saviano, si parla di lui come di un eroe della libertà: è Edward Snowden, l’uomo che ha rivelato i segreti della National Security Agency americana. Vive in Russia da tempo, ma è sempre stato libero di parlare e oltre ad esternare la sua ammirazione per l’Europa ha appena chiesto asilo politico nella Francia di Macron. Chissà perché, a Parigi ritiene di trovarsi al sicuro dalla giustizia americana che vorrebbe processarlo.
Tutt’altro trattamento i media hanno invece riservato all’altro eroe della libertà di stampa e di parola, Julian Assange, forse perché è l’unico davvero scomodo proprio a tutti. Dopo anni di asilo da recluso nell’ambasciata dell’Ecuador, il fondatore di Wikileaks  si trova dall’aprile scorso in isolamento, rinchiuso in una misera cella del carcere di maxi sicurezza di Belmarsh, in Gran Bretagna, e senza alcuna accusa a suo carico. Nessun intellettuale si mobilita per lui, nessun giornale scrive appelli, insomma Assange sembra proprio dimenticato da tutti. E dopo la battaglia del giornalista italiano Paolo Barnard, che andò sotto alla sede dell’Ambasciata dell’Ecuador a protestare per lungo tempo, in Italia Pietro Ratto ha scelto l’8 ottobre per far sentire la sua e la nostra solidarietà a Julian #Assange.

Di seguito il suo appello:

“L’8 di ottobre venite a scrivere sulla mia pagina Facebook “BoscoCeduo” o scrivete sulle vostre, o parlatene comunque, parliamone tutto il giorno l’8 di ottobre. Facciamolo, parliamone anche prima nel senso che prima condividiamo il più possibile questo tipo di informazione in questa data e poi appunto dedichiamo questa giornata, ognuno a modo suo, con canzoni, con post, con messaggi, con lettere, con video, con materiale di vario tipo, con riflessioni. Ecco, tutti insieme cerchiamo di ricordare il sacrificio enorme e il prezzo altissimo che questo grande giornalista e grande editore (così come è stato definito dal giudice in occasione di questa sentenza) sta pagando proprio per avere fatto null’altro che il suo dovere.”.

Anche per oggi il mal di stomaco è servito, ma se non avete un po’ di Gaviscon non preoccupatevi: accendete la televisione che vi passa tutto. Perché noi la pillola ve la daremo sempre rossa.


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