Omelia meravigliosa del Santo Curato d'Ars, da leggere e meditare - PARTE 2

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Omelia meravigliosa del Santo Curato d'Ars, da leggere e meditare


PARTE 2


Ahimè! come siamo ciechi! Vorremmo fare il male, senza essere puniti, o, piuttosto, vorremmo che Dio non fosse giusto. Ebbene! Signore, lascia vivere tranquillo questo peccatore, non appesantire la tua mano su di lui, lascialo ingrassare come una vittima destinata alla vendetta eterna, e in quel fuoco, avrai tutto il tempo per costringerlo a soddisfare alla tua Giustizia.

Risparmialo in questo mondo, se così vuole; nelle fiamme, Tu saprai bene come fargli fare una penitenza inutile, senza fine.

O mio Dio! che questa disgrazia non arrivi mai! «Oh! piuttosto, grida sant’Agostino, moltiplica le mie afflizioni e le mie sofferenze, quanto ti piacerà, purchè Tu mi faccia misericordia nell’altra vita!».

«Ma, dirà qualche altro, tutto questo può valere per coloro che hanno commesso grossi peccati; ma quanto a me, grazie a Dio, non ho fatto un grande male».

Eh! tu credi dunque che, siccome non hai fatto un gran male, tu non debba soffrire? Ma io ti dirò: precisamente perchè hai agito bene, il buon Dio ti affligge e permette che ci si prenda gioco di te, che ti si disprezzi, e che si volga in ridicolo la tua devozione, ed è Dio stesso che ti fa provare questi dispiaceri e queste malattie.

Ti stupisci di questo, amico mio? Getta un colpo d’occhio su Gesù Cristo, tuo vero modello, e vedi se Egli abbia trascorso un solo istante senza soffrire ciò che l’uomo non riuscirà mai a comprendere. Dimmi, perchè i farisei lo perseguitavano, e cercavano senza sosta il modo per coglierlo in fallo e poterlo condannare a morte? Forse perchè era colpevole?


No, senza dubbio; ma eccotene la ragione: è perchè i suoi miracoli e i suoi esempi di umiltà e di povertà, erano la condanna del loro orgoglio e delle loro cattive azioni.

Per meglio dire, fratelli miei, se percorriamo le Sacre Scritture, vediamo che, dall’inizio del mondo, le sofferenze, i disprezzi, e le derisioni, sono stati la sorte dei figli di Dio: cioè di coloro che hanno pensato soltanto a come piacere a Lui.


Infatti, chi potrebbe disprezzare e deridere una persona che adempie i suoi doveri religiosi, se non un povero e disgraziato riprovato, che l’inferno abbia vomitato sulla terra, per far soffrire i buoni, o per cercare di trascinarli negli abissi infernali, dove lui ormai giace per sempre?

Ne volete la prova? Eccovela. Perchè Caino uccise suo fratello Abele? Non fu forse perchè quello si comportava meglio di lui? Non fu forse perchè non riuscì a condurlo verso il male, che gli tolse la vita?

Quale era il disegno dei fratelli di Giuseppe, allorchè lo gettarono in una cisterna, non fu forse perchè la sua vita santa condannava la sua vita libertina?

Chi attirò agli apostoli tante persecuzioni, al punto che, per così dire, ad ogni istante erano gettati in prigione, frustati, incatenati, o piuttosto, la cui vita, dopo la morte di Gesù Cristo, non fu altro che un continuo martirio?


Tutti loro hanno concluso la loro vita nella maniera più crudele e più dolorosa.

Ora, quale male essi avevano fatto, dal momento che cercavano solo la gloria di Dio e la salvezza delle anime?

Vi si disprezza, vi si deride, e vi si perseguita, sebbene voi non diciate e non facciate niente di male a nessuno? Tanto meglio che vi si disprezzi e che vi si derida. Se non aveste nulla da soffrire, che cosa avreste dunque da offrire a Dio nell’ora della morte (si noti l’assonanza, tanto cara al curato, tra “soffrire” e “offrire”; n.d.a.).

«Ma, mi direte voi, essi offendono Dio; essi si perdono, facendo soffrire gli altri; se Dio volesse glielo potrebbe impedire».
Certamente che lo potrebbe, se lo volesse. Perchè, quindi, Dio tollerava i tiranni? Gli sarebbe stato facile allo stesso modo, sia punirli che conservarli; ma Egli si serviva dei loro cattivi disegni, per mettere alla prova i buoni e affrettare la loro felicità.

Non vi è dubbio che voi dobbiate compatirli e pregare per loro, non tanto perchè vi disprezzano e vi deridono, perchè Dio se ne serve per farvi guadagnare il Cielo, ma a causa del male che fanno a se stessi.

Infatti, bisogna convenire che occorre essere molto ciechi per disprezzare qualcuno, perchè egli serve il buon Dio meglio di noi, perchè cerca con maggiore premura il cammino del Cielo, o perchè faccia maggiori opere buone o penitenze.


Questo è un mistero davvero incomprensibile.


Se tu vuoi dannarti: ebbene! fallo. Ma perchè dovresti essere infastidito che io vada dove tu non vuoi andare?

Apri gli occhi, amico mio, riconosci il tuo accecamento: quando mi avrai impedito di servire il buon Dio, e tu sarai la causa della mia dannazione, che cosa ci avrai guadagnato?

Cerca di imitare coloro che hai disprezzato fino ad ora, e vi troverai la tua felicità in questo mondo, come nell’altro.

«Ma, mi direte voi, io non faccio loro del male, perchè essi me ne vogliono fare?». Tanto meglio, amico mio, è un buon segno, così sei sicuro di essere sulla strada che conduce al Cielo. Ascolta Nostro Signore: «Prendete la vostra croce e seguitemi; se perseguitano me, perseguiteranno anche voi; se disprezzano me, disprezzeranno anche voi; ma, ben lungi dallo scoraggiarvi, rallegratevi, perchè una grande ricompensa vi è promessa nel Cielo. Colui che non è pronto a soffrire tutto, fino a perdere la vita, per amor mio, non è degno di me».

Perchè il sant’uomo Tobia divenne cieco? Non fu forse perchè egli era un uomo dabbene? Ascoltate Gesù Cristo che parla con san Pietro, martire, allorchè si lamentava di un oltraggio che gli facevano, sebbene fosse innocente. «E Io, Pietro, che male avevo fatto, allorchè mi fecero morire?».

Conveniamo tutti insieme, fratelli miei, che noi facciamo delle belle promesse al buon Dio, fino a quando nessuno ci dice niente, e tutto va secondo i nostri desideri; ma, alla prima piccola derisione, al primo piccolo disprezzo, oppure alla prima piccola battuta che un empio, che non ha la forza di fare ciò che voi fate, vi rivolgerà, voi arrossirete e abbandonerete il servizio di Dio.

Ah! ingrato, tu non ricordi ciò che il tuo Dio ha sofferto per amor tuo? Non è stato forse, amico mio, perchè ti hanno detto che vuoi fare il sapiente, che sei solo un ipocrita, e che sei più malvagio di quelli che non si confessano mai, che tu hai abbandonato Dio, per metterti al fianco di coloro che saranno dei dannati? (per una sorta di rispetto umano; n.d.a.).

Fermati, amico mio, non andare oltre, riconosci la tua follia e non gettarti all’inferno.

Ditemi, fratelli miei, che cosa risponderemo, quando Dio confronterà la nostra vita con quella di tanti martiri, dei quali, alcuni sono stati fatti a pezzi dai carnefici, altri sono marciti nelle prigioni, pur di non tradire la loro fede?

No, fratelli miei, se siamo dei buoni cristiani, non ci lamenteremo mai delle derisioni che ci faranno: al contrario, più ci disprezzeranno, più saremo contenti, e più pregheremo il buon Dio per coloro che ci perseguitano; rimetteremo tutta la vendetta nelle mani di Dio, e se la troverà idonea alla sua gloria e alla nostra salvezza, Egli la compirà.

Vedete Mosè, coperto d’ingiurie da parte di suo fratello e di sua sorella: a tutti questi disprezzi, egli oppose una bontà e una carità così grandi, che Dio ne fu toccato. Lo Spirito Santo dice che egli era «il più dolce degli uomini che erano sulla faccia della terra».

Il Signore colpì sua sorella con una orribile lebbra, per punirla perchè aveva mormorato contro suo fratello. Mosè, vedendola così punita, ben lungi dall’esserne contento, disse a Dio: «Ah! Signore, perchè hai punito mia sorella? Tu sai bene che io non ho mai chiesto vendetta; guarisci, per favore questa mia sorella». Dio non seppe resistere alla sua bontà, e subito la guarì.

O quale felicità per noi, fratelli miei, se in mezzo ai disprezzi e alle derisioni che ci fanno, noi ci comportassimo allo stesso modo! Quale tesoro per il Cielo! No, fratelli miei, fino a che non ci vedranno fare del bene a coloro che ci disprezzano, e preferirli perfino ai nostri amici, e non opporre ai loro oltraggi se non bontà e carità, noi non saremo affatto del numero di coloro che Dio ha destinato al Cielo.

Sapete, invece, chi siamo? Ecco. Noi facciamo come quei soldati, che, fino a che non c’è pericolo, sembrano invincibili, ma che, al primo pericolo, prendono la fuga; allo stesso modo, fino a che ci adulano per il nostro modo di comportarci, e lodano le nostre buone opere, noi crediamo che nulla ci può far cadere; ma poi, basta un nonnulla a farci crollare e lasciare tutto.

Mio Dio, com’è cieco l’uomo, allorchè si crede capace di qualche cosa, mentre non è capace di altro se non di tradirti e di perdersi! E io dico, fratelli miei, che niente è più capace di convertire coloro che fanno a pezzi la nostra reputazione, della dolcezza e della carità. Essi non possono resistervi. Anche se fossero induriti, e avessero già posto il sigillo alla loro riprovazione, essi resteranno comunque tutti confusi, e se ne andranno come disperati: eccovene la prova.

Si racconta che san Martino aveva con sè un chierico, fin dalla sua fanciullezza. Sebbene avesse fatto tutto il possibile, per allevarlo per bene nel servizio di Dio, quello era divenuto un vero libertino, uno scandaloso; non c’era ingiuria ed oltraggio, che non facesse al suo santo vescovo.

Ma san Martino, invece di scacciarlo da casa, come meritava, gli dimostrò una carità così grande, che sembrava quasi che moltiplicasse le sue cure, in proporzione degli insulti che riceveva.

Ad ogni istante spargeva lacrime, ai piedi del suo Crocifisso, per sollecitare la sua conversione. Tutt’a un tratto, il giovane apre gli occhi; considerando da un lato, la carità del suo vescovo, e dall’altro le ingiurie con cui lo aveva sommerso, corse a gettarsi ai suoi piedi, per chiedere perdono.

Il vescovo lo abbraccia e benedice il buon Dio per aver avuto pietà di quella povera anima. Quel giovane divenne per tutta la vita un modello di virtù, e venne considerato un santo. Prima di morire, egli ripeteva continuamente che la pazienza e la carità di Martino, gli erano valse la grazia della conversione.

Sì, fratelli miei, ecco che cosa faremmo anche noi se, invece di rendere ingiuria per ingiuria, avessimo la fortuna di non opporre che dolcezza e carità. Ahimè! se i santi non avessero l’occasione di essere disprezzati, essi la cercherebbero: eccovene la dimostrazione.

Leggiamo nella vita di sant’Atanasio, che una signora, desiderando lavorare per guadagnare il Cielo, andò a trovare il vescovo e gli chiese uno dei poveri che egli nutriva con le sue elemosine, per prendersene cura a casa sua, «perchè, diceva, vorrei che la mia pazienza si esercitasse un po’».

Il santo vescovo le mandò una donna che era estremamente umile, e non poteva accettare di essere servita da quella signora.


Ogni volta che le rendeva qualche servizio, ella le rivolgeva mille ringraziamenti. Non contenta per tutti quei ringraziamenti, la signora, tutta triste, va a trovare il vescovo, dicendogli: «Monsignore, non mi avete servita come desideravo; mi avete dato una persona che mi copre di confusione con la sua umiltà. Al minimo servizio che le rendo, ella si prostra fino a terra; datemi un’altro».

Il vescovo, vedendo il suo coraggio nel voler soffrire, gliene diede una che aveva un carattere orgoglioso, collerico e sprezzante. Ogni volta che quella signoara la serviva, ella la ricopriva d’ingiurie, dicendole che aveva chiesto lei, non per prendersene cura, ma per farla soffrire. Arrivò perfino a percuoterla. E che fece quella, fratelli miei? Ecco: più quella disprezzava la signora, più questa la serviva con premura, e senza sosta, malgrado tante pene. Da ciò che cosa ne derivò se non che, commossa da tanta carità, quella donna si convertì e morì come una santa?

Oh! fratelli miei, quante anime, nel giorno del Giudizio ci rimprovereranno che se avessimo opposto solo bontà e carità alle loro ingiurie, esse ora sarebbero in Cielo, mentre, al contrario, bruciano per l’eternità.

Se all’inizio, fratelli miei, abbiamo detto che le croci, come tutte le miserie della vita, ci sono donate da Dio per soddisfare alla sua Giustizia, a causa dei nostri peccati, possiamo dire anche che esse sono una prevenzione contro il peccato. Perchè Dio ha permesso che vi facessero torto, che un altro vi ingannasse? Eccovi la ragione. E’ perchè Dio, che vede il futuro, ha previsto che il vostro cuore si sarebbe attaccato troppo alle cose della terra, e avreste perso di vista il Cielo. Ha permesso che si oscurasse la vostra reputazione, che vi denigrassero. E perchè questo, fratelli miei, se non perchè siete troppo orgogliosi, troppo gelosi della vostra reputazione? E’ per questo che ha permesso che foste umiliati, altrimenti vi sareste dannati.

Io affermo dunque, fratelli miei, concludendo, che non vi è nessuno così disgraziato quando si trova in mezzo alle croci, di un uomo senza religione. A volte accusa se stesso, dicendo: «Se avessi preso quelle precauzioni, questa disgrazia non mi sarebbe successa». Altre volte accusa gli altri: «E’ quella persona la causa dei miei mali; non lo perdonerò mai». Egli augura la morte a se stesso, la augura all’altro. Maledice il giorno della sua nascita; farà mille bassezze, che crederà gli siano permesse, per tirarsi fuori d’imbarazzo; ma no, la sua croce, o piuttosto, il suo inferno, lo seguirà.

Tale è la fine sciagurata di colui che soffre, senza voltarsi dalla parte di Dio, che solo potrebbe consolarlo e ristorarlo.

Ma guardate una persona che ama Dio, che desidera andarlo a vedere in Cielo: «O mio Dio, dice, le mie sofferenze sono poca cosa in confronto a ciò che i miei peccati meritano di soffrire nell’altra vita! Tu mi fai soffrire un breve istante in questo mondo, per rendermi felice per tutta l’eternità! Quanto sei buono, mio Dio! Fammi soffrire, fa’ che io sia oggetto di disprezzo e di orrore agli occhi del mondo, purchè abbia la felicità di piacerti: non voglio nient’altro».

Deduciamo da ciò che colui che ama Dio è felice perfino in mezzo a tutte le tempeste di questo mondo! Mio Dio, fa’ che noi soffriamo sempre, affinchè, dopo averti imitato quaggiù, andiamo a regnare con Te, nel Cielo!


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