Un monastero 'benedettino tradizionale antimodernista' in Sardegna

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Un monastero “benedettino tradizionale antimodernista” in Sardegna


Si sta costruendo, per iniziativa laicale (come laica fu la matrice del monachesimo), presso Luras, a mezzora dall’areoporto di Olbia, in mezzo ad una mirabilmente varia boscaglia, un monastero che si definisce “benedettino tradizionale antimodernista” dedicato alla Vergine del Consolo e dotato di una pregevole chiesa in stile romanico (anch’essa erigenda) a tre navate (la centra più alta della laterale e con l’abside) e introdotta dal nartece. Affidiamo a chi lavora all’erezione di quest’opera lodevole la presentazione della stessa.

“Qui cœpit in vobis opus bonum, perficiet”
(Philipp. I, 6)


Il chiostro

Perché costruire un Monastero tradizionale?


Perché oggi è praticamente impossibile trovare un monastero benedettino che abbia tre caratteristiche:


1. seguire il rito antico,


2. essere contemporaneamente apertamente anti-modernista,


3. osservare la Regola nella lettera e nello spirito quindi conducendo una vita realmente povera in un ambiente povero e a contatto colla natura.


Non c’è monastero che non abbia subito la normalizzazione imposta dopo il Concilio e l’adeguamento al nuovo corso ecclesiale inaugurato dopo il medesimo. Oggi non ci sono più monasteri dove si viva secondo i principi monastici di sempre che l’abate Mauro Wolter (1825-1890) ben esponeva alla fine dell’Ottocento. Qualcuno ha pure deriso quei principi i quali però altro non sono che i principi di sempre, che erano validi nei secoli passati e sono validi pure oggi come saranno validi domani. Ci sono cose che non hanno scadenza. A scadere, e pure presto, sono le mode del momento che anche alla vita monastica sono state imposte.

Il monachesimo latino ha un tesoro di spiritualità e misticismo che in tanti ci invidiano, come la liturgia antica e il canto gregoriano. Eppure tutto questo tesoro dopo il Concilio è stato letteralmente buttato via. Impoveriti fino all’inedia, ecco allora tanti monaci benedettini e monasteri che vanno a raccattare le “spiritualità” pagane, a introdurre metodi di meditazione e canti desunti dalle false religioni. Sono tantissimi monasteri dive si insegnano “danze meditative” dell’estremo oriente, “canti di meditazione esotici”. Ma quale canto è più spirituale e mistico del nostro canto gregoriano? Quale lingua c’è così musicale e limpida come il latino? In parole povere questo monastero vuole recuperare e conservare gelosamente l’immenso patrimonio spirituale latino che tutti ci invidiano.


Perché anti-modernisti?


Perché oggi il problema principale è dottrinale e deriva sia dal modernismo sia dalle sue degenerazioni. Perché il modernismo è come un tumore maligno e può avere solo un genere di sviluppo: degenerativo.


Essendo dunque un problema essenzialmente di modernismo occorre essere anti-modernisti e pure anti-rahneriani, visto che questo velenosissimo teologo gesuita è colui che più influenza l’odierna teologia cattolica.


Il cardinale Siri diceva che il più pericoloso dei teologi non era Kung, che le sparava talmente grosse da far capire subito pure ad un bambino della prima comunione che le sue erano eresie. Il più pericoloso, diceva Siri, è Rahner perché ha l’aria di dire cose ortodosse, e ne dice pure, ma ha pure l’abilità diabolica di nascondere bene l’eresia tra le pieghe della verità. Orbene, siccome noi abbiamo fermissima intenzione di restare cattolici fino alla morte, dobbiamo opporci a tutto ciò che non è cattolico e che tenta di alterare la purezza dell’ortodossia cattolica. Ecco perché siamo anti-rahneriani.

E ci piace aggiungere e sottolineare con particolare forza che questo monastero vede la Fraternità Sacerdotale San Pio X come punto di riferimento, e nutre una altissima stima per la persona e l’opera dell’Arcivescovo Lefebvre.


Interno della chiesa. In primo piano l’ambone visto dal lato occidentale. Sui gradini del lato occidentale si canta il Graduale; sul penultimo gradino della scala orientale il Suddiacono canta l’Epistola; sull’ultimo gradino della scala occidentale il
Diacono, rivolto verso Settentrione, canta il Vangelo


Perché il rito antico?

Per due motivi; primo: è l’unico rito ad essere autentico e giunto in uso ininterrotto fino a noi essendo il novus ordo una creazione nuova, freddamente costruita a tavolino con la collaborazione degli eretici protestanti; pertanto il nuovo rito, pur avendo recuperato un indubitabile quantità di materiale eucologico antico e pur derivando dal rito antico, è a tutti gli effetti una creazione nuova, e come tale fredda e misera. Come ben dicevano i cardinali Ottaviani e Bacci il nuovo rito rappresenta uno scandaloso allontanamento dalla concezione cattolica della messa.


Pertanto qui di rito nuovo non ne vogliamo neppure sentir parlare!
Liturgicamente siamo molto cluniacensi, cioè amiamo la solennità e lo splendore del culto, mentre la povertà la riserviamo a noi stessi. Un culto splendido siamo convinti che è il migliore elemento per rafforzare la fede, suscitare il desiderio del paradiso e vivere felici.

Un monastero ecologico.

Ci si potrebbe obiettare di cedere alla moda del momento. No, nessun cedimento. Quella attuale è una moda e nulla più. Una moda ecologistica da baraccone. Si parla di riscaldamento della terra e poi ci si rinchiude dentro casa col condizionatore alla massima potenza il cui motore, come si sa, produce caldo che immette nell’atmosfera. Insomma i moderni pastori ecologisti tuonano contro il riscaldamento globale ma stanno al fresco e contribuiscono a tale riscaldamento!


Siamo “ecologisti” perché è lo spirito monastico che richiede sia il contatto con la natura sia il suo rispetto. Noi qui non abbiamo corrente elettrica. Non abbiamo acqua corrente, praticamente non produciamo rifiuti in quanto ricicliamo tutto. La stessa cenere viene riutilizzata sia per le pulizie (stoviglie, bucato, pulizie personali) e infine usata come fertilizzante per le piante. La stessa acqua che preleviamo alla fonte vicina, la usiamo più volte infine adoperandola per annaffiare le piante! Noi non alleviamo animali per ucciderli. Il contatto stretto con la natura ovviamente non è fine a se stesso. Serve per elevare la mente a Colui che tutto ciò ha creato nella sua infinita sapienza.


Ritmi lenti, perché non può avere fretta chi vive in Dio. L’orario che si segue è quello delle ore liturgiche e cioè degli antichi romani. Ci alziamo all’ottava ora della notte, come prescrive la regola (cioè verso le due del mattino) e tutta la giornata è regolata secondo i ritmi naturali, non usando orologi. Tutto questo crea un ambiente di grande serenità, tranquillità e pace, elementi così indispensabili alla vita monastica. Abbiamo la ferma convinzione che non può bastare rinchiudersi dentro nuvole d’incenso o nascondersi dentro boschi di ricami.
Per ulteriori informazioni, scrivere alla pagina Facebook “Monastero benedettino tradizionale antimodernista


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