'HANNO PROVATO A COLPIRE SALVINI' - GIULIO SAPELLI SMONTA IL RUSSIA-GATE

Alessandro Rico per 'la Verità' dagospia.com

“HANNO PROVATO A COLPIRE SALVINI” - GIULIO SAPELLI SMONTA IL RUSSIA-GATE



Sono giorni di rubli, «manine» franco-tedesche, tensioni nell' esecutivo, sospetti di inciucio tra pentastellati e il Pd. «Mi faccia domande di scenario, però», prega Giulio Sapelli, economista, storico e, prima che la scelta ricadesse su Giuseppe Conte, premier virtuale del governo gialloblù. «Io non ho mica tempo per pensare alle frattaglie».


Professor Sapelli, ci sono tanti punti che non tornano nel Russiagate all' italiana. Lei ha l' impressione che fosse un' operazione già tutta orchestrata?

«Be', se uno deve veramente condurre un' operazione illegale non va a farlo nella hall dell'hotel Metropol, dove lo vedono tutti. Peraltro è stata tirata in ballo l'Eni».


Che non c'entra niente?

«Ma si figuri. È noto che l' Eni non importa materiali già raffinati».


Ma ci può essere stato anche un tentativo di screditare l' Eni?

«Calma, calma. L'Eni è in difficoltà, ci sono processi in corso, ma questa storia qua ha un unico scopo: colpire Matteo Salvini».


A suo avviso, la Lega sapeva qualcosa del negoziato di Gianluca Savoini?

«Scusi, ma quello le sembra un negoziato?».


In che senso?

«Mi pare di capire che lì nessuno sapesse parlare l' inglese».


Era un inglese maccheronico.

«Ecco. Allora cosa vuole che stesse negoziando Savoini? I russi sono persone intelligenti.

A Savoini è stata chiaramente tesa una trappola».


Dell' ipotesi manina francese che pensa?

«I francesi sono capacissimi di fare queste cose. E lo sono pure i tedeschi».


I tedeschi?

«C'è un ampio dibattito tra gli esperti su chi abbia giocato il famoso tiro mancino al leader della destra austriaca, Heinz Christian Strache».


C'è la regia di Berlino?

«Non so, è da vedere. Ma non credo sia un caso se il Russiagate è scoppiato quasi in concomitanza con il premio consegnato a Parigi alla capitana tedesca, Carola Rackete, come campionessa dei diritti umani. Quando pure la magistratura italiana pare si sia accorta che la Rackete ha solo violato la legge».


Insomma, si può ipotizzare un contributo franco-tedesco.

«A Berlino, d' altronde, c' è grande nervosismo».


Perché?

«Avrà visto che non sono neppure riusciti a eleggere con una larga maggioranza una candidata alla Commissione europea intelligente, come Ursula von der Leyen».


Le piace la von der Leyen?

«È figlia di Ernst Albrecht, mi meraviglia che nessuno l'abbia ricordato».


Lo ricordi lei.

«Ernst Albrecht era uno dei più grandi intellettuali protestanti tedeschi, uno dei primi membri della burocrazia europea, dal 1958. Faceva parte di quella parte di classe dirigente che vedeva la possibilità di riscattarsi dai crimini del nazismo attraverso l'Europa».


E la figlia?

«Sarà sicuramente una grande avversaria di chi vorrebbe cambiare il fiscal compact, come me. Ma è una personalità di altissimo livello».


Ha condiviso la scelta della Lega di non votare la von der Leyen?

«Senta, si condividono o non si condividono le scelte di un partito di cui si è membri. I leghisti facciano un po' quello che credono».


E lei che crede?

«Se volevano votare contro la von der Leyen, dovevano dire che lo facevano perché sono contrari al fiscal compact. Per il resto, credo che la Lega sia stata indebolita dalla vicinanza alla destra austriaca e a Viktor Orbán. Avrebbe tutte le potenzialità per diventare un partito della borghesia produttiva, un partito moderato. E ho sempre detto che avrebbe dovuto lavorare con il Ppe, non mettersi con Orbán».


Ma Orbán sta nel Ppe.

«Perché è il capo di una grande nazione dalla tradizione illustre, fondamentale in Europa. È organicamente un uomo del Ppe, tant' è che le minacce di mandarlo via erano solo un gioco delle parti. Il compito del Ppe è di assorbire la destra, non di escluderla. E in questo, la signora Angela Merkel è maestra».


I grillini, invece, hanno votato a favore della von der Leyen. Il Movimento 5 stelle è antisistema o è un puntello del sistema?

«La domanda è mal posta, mi scusi se mi permetto».


Le è permesso tutto. Ma perché è mal posta?

«Il Movimento 5 stelle non è né funzionale al sistema né antisistema. È solo eterodiretto».


Cioè?

«I suoi parlamentari sono scelti da un ristretto gruppo collegato a un' associazione privata, la piattaforma Rousseau, la quale ha evidenti legami con l'estero, che vengono fuori dallo stesso stemma del Movimento».


A quali legami si riferisce?

«Basta ragionare un po', conoscere la storia inglese, leggere i libri della professoressa Frances Amelia Yates».


E non lo si può spiegare in modo facile a quelli che non leggono?

«No, queste cose non si spiegano in modo facile. Sono cose aristocratiche, il popolo non le deve sapere».


Il Russiagate indebolirà la posizione italiana in Europa?

«Ma che vuole che indebolisca. La posizione italiana è debole dall'inizio. Siamo sempre stati subalterni, già dai tempi di Romano Prodi. Cosa c'entra il Russiagate, che serve solo a colpire un uomo politico?».


Lo scandalo può incrinare i nostri rapporti con gli americani?

«Direi proprio di no. Gli americani non possono avere interesse a sfibrare l'unica provincia ribelle in Europa contro la Francia e la Germania».


Che ne pensa del modo in cui Salvini ha gestito il caso?

«Non ho tempo di seguire le frattaglie».


Rubli e von der Leyen hanno riacutizzato le tensioni nel governo. E per la prima volta Salvini sembrava convinto che il M5s pensasse davvero a un inciucio con il Pd. È uno scenario plausibile?

«Questo è un disegno che esiste da tanto tempo. Io ho sempre pensato che si sarebbe andati a finire lì. Essendo il Movimento 5 stelle una mucillagine peristaltica, cioè non essendo un partito radicato, il suo alleato più sicuro è un partito in disgregazione, come il Pd. Che, soprattutto, è pronto ad appoggiare la politica di deflazione permanente voluta dalla Germania: non dimentichiamoci che il Pd ha votato il governo Monti».


Ma per i 5 stelle questo non sarebbe un suicidio politico?

«Glielo ripeto: il Movimento 5 stelle è eterodiretto. Ora, gli eterodirettori hanno messo lì quella gente, che adesso però è libera. E per rimanere a galla deve inventarsi qualcosa. Ecco perché penso che il prossimo governo Conte sarà formato da quello che rimarrà del M5s e da quello che rimarrà del Pd. Per cui bisognerà vedere anche se riuscirà a ottenere la maggioranza in Parlamento».


Politicamente, sarebbe la fine di Luigi Di Maio?

«Ma cosa vuole che mi importi Queste sono cose di cui vi occupate voi giornalisti. Io sto su una montagna».


Senta, lei che doveva essere premier

«Ma mi faccia il piacere! Io mi sono prestato a un' operazione seria che mi hanno chiesto degli amici».


Eh, ma da ex potenziale premier, che pensa di Giuseppe Conte?

«Mi sembra un uomo ben vestito, con dei fazzolettini belli, con delle buone cravatte. È un bravo avvocato, un bravo professore. Come premier non lo seguo».


Che ruolo ha il terzo partito, quello del Colle?

«Questa conversazione finisce qui».


Ma come?

«In senso buono, eh».


Ah

«Voglio dire: il Quirinale è un'autorità cui dobbiamo solo rispetto».


A chi conviene far cadere il governo allora?

«Secondo me a nessuno, se guardiamo agli interessi dell' Italia. Dobbiamo finire di preparare la manovra, ci avvieremmo verso un' instabilità pericolosissima, quindi, anche se questo governo è pieno di contraddizioni, deve andare avanti».


Abbiamo speranza di liberarci dal cappio dell'austerità?

«Lei usa questi termini che non mi piacciono».


E qual è il termine giusto?

«Cercare di realizzare una nuova politica europea. Una cosa che richiede anni, una lunga attività diplomatica Bisogna mangiarne di pagnottelle. Ma è questo che deve essere il nostro obiettivo. La grande domanda semmai è un' altra».


Quale?

«Resisterà l'Italia alla continuazione di questa politica ordoliberista europea?».


E resisterà?

«Non lo so. Certo che se si continueranno a massacrare l' Ilva e le poche grandi imprese che ci rimangono, non resisterà».


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