Nove pensieri sulla luna/2

MARCELLO VENEZIANI

Nove pensieri sulla luna/2


Plenilunio di nausea. So che siete in overdose di rievocazioni lunari, non ne potete più di sentirvi raccontare in audio, in video, in carta lo sbarco di 50 anni fa, il passo di Armstrong, gli occhi di Tito Stagno, e tutte le menate lunari. Altro che luna piena, siete voi pieni di luna. Per dirla con Guido Ceronetti: “l’amara esplosione di stupidità umana che è stata l’impresa lunare del 21 luglio ’69, con le sue labili comete di parole forsennate, venute su dal più nero ottimismo…” (Difesa della luna). Vorrei però infliggervi in versione light nove pensieri inconsueti sulla luna, seri, semiseri e stravaganti.


1. Per cominciare: ma fu vero lo sbarco sulla luna o fu tutta una finzione, come sospettano i dietrologi? I bambini credono alla befana, i fanciulli invece dubitano di tutto. Quelli che non credono allo sbarco sulla luna sono rimasti allo stadio preadolescenziale, non credono più alle favole ma non sanno ancora distinguere la fiaba dalla realtà. A questo punto meglio spingersi oltre e proclamare con Ennio Flaiano, Antonio Delfini e Gaio Fratini che la luna non esiste, è solo un fuoco fatuo, un gioco di riflessi, un abbaglio cosmico, uno specchio per le allodole…


2. Con lo sbarco sulla luna finì la terza guerra mondiale, quella fredda e spaziale tra Usa e Urss. Vinse l’America, e con il conservatore Nixon. Da allora il comunismo fu imbalsamato, per poi crollare. Aveva promesso la luna ai proletari di tutto il mondo: “il comunismo apre la via alle stelle”. In quel tempo in Italia i comunisti tifavano per la luna rossa, e chiamavano i loro figli Iuri, come Gagarin. Davanti alla luna saltarono comunismo e democrazia liberale; Usa e Urss gareggiarono con volontà di potenza all’insegna del suprematismo cosmico. Altro che Lenin e Lincoln, fu Napoleone a portarli sulla luna.


3. L’impresa lunare coronò il secolo del mondo nuovo e dell’uomo nuovo. Era stata l’utopia che aveva attraversato l’americanismo, il comunismo, il fascismo e il ’68. Ma alla fine la promessa del mondo nuovo si rivolse alla scienza e alla tecnologia, non più alla politica. A cambiare il mondo non sono più i rivoluzionari ma gli astronauti, non i popoli ma i razzi. Per la cronaca, sulla luna ci sono andati soli uomini, mai una donna. Astro sessista o luna meretrice?


4. Con la conquista della luna la tecnica spodesta il pensiero e sfratta la poesia. Martin Heidegger seguì terrorizzato lo sbarco sulla luna e lo considerò peggio della bomba atomica. La tecnica diventa regina del mondo e domina sull’umanità alienata. La storia e il pensiero cedono il passo alla Tecnica. Sarà poi lo stop alle imprese spaziali, dopo aver nutrito tante speranze, a restituire l’umanità ai suoi limiti e ai suoi dei, che non furono più sorpassati dai missili.


5. La conquista della luna fu il trionfo di Faust e di Prometeo ma alla fine non svelò la verità del mondo, non ci dette le chiavi dell’Universo e non dimostrò l’inesistenza di Dio. La scienza non risolve il Mistero ma sposta solo i confini dell’ignoto. La tecnologia non rende superflua la religione, non la confuta né la conferma. Quel grande passo dell’umanità resta un piccolo passo intorno al Mistero, che rimase buio e inviolato, come lo spazio dell’Universo.


6. La conquista della luna fu in realtà un breve flirt senza conseguenze spaziali, non produsse effetti duraturi o traslochi in massa nello spazio; però rese più piccola la terra e più relativa. Vista da lontano, la terra degradò al rango di provincia, di periferia del cosmo. Si restrinse, diventò villaggio globale. Il più grande effetto dell’impresa lunare fu che ci espiantò dalla terra, ci sradicò. La terra diventò una polpetta sperduta dell’universo.


7. Sembra strano ma l’impresa lunare seminò nostalgie di vario tipo. Nostalgia di quelle eroiche imprese e dell’incantesimo notturno in video, nostalgia degli astronauti per la terra vista da così lontano, nostalgia per la luna solitaria nel cosmo e signora della notte; e nostalgia per un futuro che, lungamente atteso, poi non venne. Gli astronauti anche nelle missioni seguenti portarono sulla luna i loro affetti terreni: le foto dei famigliari, la bandiera del proprio paese, i simboli della divinità. Lo sbarco sulla luna restò per l’umanità “un grande avvenire dietro le spalle”.


8. Conobbi una ragazza chiamata Selene che era nata nove mesi dopo lo sbarco sulla luna. Era il frutto, terreno e lunare, carnale ed etereo, di una notte d’ebbrezza televisiva dei suoi genitori che dopo aver visto lo sbarco sulla luna si accoppiarono eccitati davanti allo schermo. Così chiamarono la loro creatura col nome leggiadro di Selene. E poi dicono che l’impresa della luna non sia stata feconda e non abbia lasciato frutti.


9. Il vero eroe di quella notte non fu Neil Armstrong o Buzz Aldrin che scesero sulla luna ma il terzo astronauta in ombra, Michael Collins. Non lo dico perché nacque a Roma; lo dico perché andò sulla luna ma non scese dall’astronave. Girò intorno come un autista, nell’attesa che i colleghi sbrigassero le faccende lunari e poi tornò in terra. Come il supplizio di Tantalo. Ma Collins è un personaggio letterario e leggendario più degli altri due, perché amò come Guido Gozzano la luna che non colse, e poté vantarsi di essere andato sulla luna senza sfiorarla e tantomeno deflorarla. La vide da vicino, l’ammirò di un amor cortese e poi tornò a terra. Eroe Purissimo, restituì la luna al mito e alla sua celestiale verginità.


MV, La Verità 20 luglio 2019


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