GOTTI TEDESCHI A STILUM CURIAE: SI DIVENTA POVERI NON FACENDO FIGLI. NON IL CONTRARIO.

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GOTTI TEDESCHI A STILUM CURIAE: SI DIVENTA POVERI NON FACENDO FIGLI. NON IL CONTRARIO.


Marco Tosatti



Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il dottor Ettore Gotti Tedeschi ci ha reso un duplice onore oggi. In primo luogo ha affermato implicitamente di seguire il nostro piccolo blog, avendo letto un commento di Romana Vulneratus Curia (RVC per amici, nemici e indifferenti) pubblicato di recente. E poi ha aggiunto onore a onore scrivendo una riflessione originata proprio da quell’articolo. Una riflessione che come vedrete è tutt’altro che scontata, e non priva di granelli di pepe…Buona lettura.

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Caro Marco, con qualche ritardo ho letto l’ultimo commento su Stilum Curiae, firmato RVC.


Mi riferisco al secondo tema riferito da RVC, nel quale sostiene (secondo tesi di altri) che i figli, nel nostro mondo occidentale, non si fanno per ragioni economiche, spiegando che , che invece, se fosse più alto, permetterebbe di far crescere le risorse per mantenere i figli desiderati.

Clamoroso errore, sia concettuale che reale.


Anzitutto da 40 anni i figli non si fanno per ragioni “culturali”, non per ragioni economiche.


Poi, la storia economica, ben studiata e capita, spiega che si diventa poveri NON facendo figli e si diventa ricchi, facendo figli.


Come infatti può crescere il PIL se la popolazione non cresce o persino decresce?


Mi rendo conto che è inutile pensare di far accettare queste considerazioni che vengono connotate quali “morali” messe in discussione dalla attuale stessa Autorità Morale, la quale si occupa di conseguenze reali (e morali), ignorando le cause.


Si pensi ai temi di povertà, diseguaglianze, migrazioni, ambiente: tutti fenomeni valutati negli effetti e mai nelle cause.


Avendo queste cause una sola vera origine che ci si rifiuta di riconoscere: IL CROLLO DELLA NATALITA’ nel mondo occidentale.


 Queste considerazioni poi sul lavoro femminile son ormai vecchie, e tutte generate all’interno di una parte della cultura femminista americana.


Io stesso ho già confutato alcune volte la tesi che se tutte le donne potessero lavorare (di più) crescerebbe il PIL.


Questo è un altro clamoroso errore.


In un contesto di crisi economica, stagnazione, sostituzione tecnologica di molte attività lavorative, ecc. è la domanda di lavoro che manca. Se in questo contesto, per ipotesi, tutte le donne volessero lavorare si produrrebbe il fenomeno di concorrenza uomo/ donna per il medesimo, e sempre più raro, posto di lavoro.


Pertanto si creerebbe un eccesso di offerta verso domanda in calo, con l’effetto che il medesimo lavoro verrebbe disputato fra uomo e donna, con due soluzioni possibili.


O si dividerebbe in due il lavoro, avendo come effetto metà di remunerazione pro capite. Oppure si verificherebbe che la donna conquisterebbe il posto di lavoro dell’uomo. Il che probabilmente potrebbe esser anche vantaggioso per molte attività.


Ma soprattutto (lasciatemi scherzar) si realizzerebbe il sogno dell’uomo dai tempi della preistoria, da quando cioè è costretto a uscire dalla grotta per uccidere il mammut al fine di nutrire moglie e figli, al sicuro, nella grotta, davanti al fuoco.


Ora potrà stare lui al caldo nella grotta a cullare i bimbi mentre la donna si occuperà di trovare il mammut per mangiarlo, e dare da mangiare ai suoi. (Sarà per questo che sono in crescita i vegetariani e vegani?).


 Quello che, tornando a parlare sul serio, risulta impossibile è invece riuscire a spiegare che il miglior investimento (anche economico) è costituito dalla famiglia, e il maggior affare che si fa è fare figli.


Mi risulta molto più difficile riuscire a spiegarlo soprattutto da quando l’Autorità Morale sembra averlo dimenticato, e come ho detto sopra, si occupa degli effetti e non delle cause. Ma si può fare una prognosi senza aver fatto la diagnosi?


Ettore Gotti Tedeschi.


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