LA CITT└ DI ROMA ╚ ALLO SFACELO - PARTE III

Don Levi di Gualdo

PARTE III

LA CITTÀ DI ROMA È ALLO SFACELO E L’ITALIA SEGUE LE STESSE SORTI? NON È COLPA DEI POLITICI E DEGLI AMMINISTRATORI, BENSÌ DI QUEL POPOLO DI GRANDI IMMORALI CHE SONO GLI ITALIANI 


Chi ha mai visto in Germania, Paese membro nonché fondatore dell’Unione Europea: accattoni, questuanti fuori dalle chiese, lavavetri ai semafori, venditori abusivi di merci contraffatte per le pubbliche strade … Ma soprattutto: chi ha mai visto barboni dormire davanti alla cattedrale metropolitana di Monaco della Baviera, defecare agli angoli, urinare sopra i muri o farsi il bidet alle pubbliche fontanelle?


Se quella zingara, o come qualsivoglia Rom, è una cultura, dovrebbe esserlo non solo in Italia ma anche in Germania, Paese membro dell’Unione Europea, o no? O per caso forse, i tedeschi, sono a tal punto barbari da non riconoscere le grandi ricchezze culturali di quanti vivono principalmente di accattonaggio, furti, borseggi, ricettazione e via dicendo a seguire? Se infatti domandiamo alla Polizia di Stato italiana, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza, quali e quanti refurtive hanno puntualmente trovato nei campi Rom, dalle auto di grossa cilindrata sino alle opere d’arte per passare attraverso oro e preziosi provenienti da furti in appartamenti, scopriremo che questa cultura è veramente molto ingegnosa e operosa. Come mai invece: austriaci, tedeschi e Paesi del nord, che sono tutti quanti membri dell’Unione Europea, questa cultura non la favoriscono come facciamo noi col nostro sinistro esercito di “anime belle”? Forse perché risentono del loro spirito barbarico e non sono sensibili alla cultura come noi italiani?

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Dalle zone limitrofe al Vaticano spostiamoci in un altro angolo della Capitale dove si trova un monumento di rara bellezza e preziosità: la Ara Pacis, dove pochi giorni fa un gruppo di ragazzi romani si sono messi a saltare sui muri con gli skateboard [vedere QUI]. Ecco, proviamo a immaginare una scena del genere nella piazza dell’ex palazzo reale di Vienna, accanto alla piramide di cristallo del museo del Louvre, sui muri di un monumento di Stoccarda, o anche e solo su quelli marmorei moderni, lindi e puliti, di qualche grande banca nel centro della Capitale del Granducato di Lussemburgo. O forse qualcuno riesce a immaginare un “fratello barbone” o un “fratello nordafricano” che defeca e che orina all’angolo di un palazzo di marmo e cristalli di una banca lussemburghese? Sono quesiti, questi, rivolti unicamente agli uomini di buona volontà, non certo alle “anime belle”, capaci senza pena di ridicolo a rispondere che l’orina sui marmi del colonnato del Bernini che circondano la Piazza San Pietro, favorisce la loro migliore conservazione perché è un acido sbiancante naturale privo di sostanze chimiche artificiali e inquinanti.

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Da un punto di vista sociale per molti, il degrado di Roma, è un problema di carattere politico, legato in particolare a vari partiti giunti alla maggioranza nel corso delle ultime elezioni amministrative, politiche ed europee. In questa gran tazza di latte inzuppano biscotti a non finire riviste telematiche e blog cattolici per i quali, l’essere cattolici, pare solo un pretesto per fare pura politica con lo spirito dei democristiani nostalgici redivivi.


Noi de L’Isola di Patmos non facciamo politica, non è nostra pertinenza e competenza, perché a quello ci pensa la Conferenza Episcopale Italiana. Noi, come sacerdoti e pastori in cura d’anime, seguiamo la linea di sempre: l’accoglienza di ogni uomo in quanto tale. O come giorni fa dissi rispondendo a un commentatore, torno di nuovo a ribadire tra queste righe: durante il periodo del regime fascista, come prete avrei cercato di proteggere, all’occorrenza nascondere e salvare i comunisti ricercati dai fascisti; dopo il 1943, caduto il fascismo, avrei cercato di proteggere, all’occorrenza nascondere e salvare i fascisti dalle ire dei partigiani comunisti, che non contenti spesso di fucilarli nelle piazze, facevano anche vilipendio dei loro cadaveri. Questa è la mia missione di prete e di pastore in cura d’anime, spiegavo a quel Lettore. Aggiungo: sempre con buona pace della Conferenza Episcopale Italiana che forse, alla prova dei fatti dalla stessa data durante le ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, ha dimenticata la missione propria, esattamente quella che a me, come prete, è da sempre molto chiara [vedere precedenti articoli QUIQUI].

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Il passaggio fondamentale che sfugge agli italiani è che quella nazionale è una comunità. Tutti i consociati formano infatti quella entità nazionale, storica, culturale e politica che si chiama Repubblica Italiana. Per formare una qualsiasi società o comunità nazionale, si richiede uno spirito perlomeno minimo di responsabilità da parte di tutti i consociati.

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Di battute più o meno ironiche su francesi, tedeschi e inglesi, per quanto mi riguarda non sono stato mai avaro. Anzi, talvolta ho anche molto calcato la mano nel fare ironia. C’è però una cosa, o se preferiamo una virtù, una oggettiva grandezza che mai potrò negare a queste popolazioni: avere il senso dello Stato e la percezione di quella che gli antichi giuristi romani chiamavano la res publica — la cosa pubblica — da cui deriva il termine di Repubblica. Sicuramente seguiterò a fare critiche e anche ironie, mai però negherò che costoro siano dei grandi popoli animati da profondo senso civico e da grande spirito di identità nazionale, di grande dignità individuale e collettiva.

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Ricorriamo di nuovo a un esempio: in Germania e in Inghilterra in modo del tutto particolare, per debiti si va in carcere a scontare una pena proporzionata al debito contratto e non pagato. In Italia, il non-pagatore professionista, non solo in galera non ci va’, perché, a meno che non vi sia una truffa o una bancarotta fraudolenta, quello che a vario titolo ti deve dei soldi, con vari artifici studiati a “norma di legge” può avere anche la villa con piscina e passarti davanti con l’ultimo modello della Porsche, perché in ogni caso lui risulta nullatenente e tutti i beni di cui beneficia non sono suoi ma di proprietà d’altre persone; e non sempre è facile individuare che si tratti di prestanome, perché chiunque può liberamente decidere di mettere a disposizione una villa di sua proprietà a un amico caduto in disgrazia e prestargli per i suoi usi personali una Porsche o un motoscafo, nessuna legge lo vieta né può vietarlo.

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L’azienda fallisce ed è costituita una nuova azienda di cui l’imprenditore fallito risulta presidente o amministratore? Vallo a dimostrare che l’azienda è fallita a tasche piene e che sotto altra denominazione è stata ricostituita da un nuovo imprenditore che è solo il prestanome del precedente. Questi può infatti rispondere e dimostrare di avere rilevato l’azienda in fallimento e di avere deciso di avvalersi, come amministratore del precedente proprietario, che al di là del suo fallimento è però persona di grande esperienza e capacità di gestione.

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Quello Italiano è un popolo di fondo immorale,formato da persone tendenzialmente egoiste e dotate di scarso senso civico; il tutto fatta eccezione per piccoli nuclei o paesi molto legati alle proprie tradizioni, ai loro territori ed alle ricchezze naturali del luogo. Scendendo poi da Roma in giù, questo spirito egoista caratterizzato da mancanza di senso civico, risulterà ancòra più accentuato e lo spirito anarcoide spesso elevato alla massima potenza.

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A un amabile napoletano teatrante, di quelli che si pongono anzitutto come vittime dell’intero universo cosmico, mentre tra un lamento e l’altro sui disservizi e gli abusi della antica Città intervallava la giaculatoria «perché qui manca lo Stato!», a un certo punto dissi: «Vedi quelle due strade all’inizio delle quali sono esposti due cartelli stradali, belli e visibili, che indicano il divieto di accesso? Bene: mi spieghi come mai persone in due o tre sugli scooters, senza casco in testa e rigorosamente contromano, ci entrano dentro? Perché, qualora non ti fosse chiaro, quei due cartelli di divieto di accesso, sono lo Stato che, come puoi ben vedere, è presente e visibile».


Mentre lui non sapeva che cosa rispondere io proseguii dicendo: «Evidentemente, con queste persone che lamentano come te la mancanza di uno Stato astratto e non meglio precisato, assieme ai cartelli bisognerebbe piazzare sotto ciascuno di essi due poliziotti formato gorilla con delle mazze di ferro in mano, ed il primo che si dovesse azzardare a varcare il divieto di accesso, tramortirlo a mazzate». Questo amico, molto sagace e intelligente, mi sorrise e mi rispose: «… praticamente quello che avveniva sotto il Regno dei Borboni, quando questa città era una grande, ricca ed elegante capitale d’Europa; un autentico gioiello frequentato dall’aristocrazia internazionale e dalla più ricca e alta borghesia». Detto questo conclude ammettendo: «Quando poi si è sostituita alla mazza ferrata un civile cartello di divieto d’accesso che implica il senso civico e la responsabilità delle persone, ecco accadere ciò che tu stai vedendo». Quindi, un napoletano da generazioni e generazioni, di antica e nobile famiglia partenopea, concluse dandomi ragione.

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Nelle metropolitane tedesche, perché non ci sono le sbarre che si aprono con l’inserimento del biglietto? Semplice: avete idea di che cosa vorrebbe dire, a livello di profonda vergogna sociale, per un tedesco, essere sorpreso a bordo di una metropolitana senza biglietto durante un controllo? E risulta per caso a qualcuno che in Germania, bande di nigeriani violenti, abbiano tramortito di botte i controllori dei treni ed i conducenti dei pullman come ripetutamente accaduto in Italia? È forse necessario spiegare che cosa accadrebbe, in Germania, ad aggredire un controllore di bordo, l’autista di un pullman o peggio ancora: i poliziotti? Aggredire un poliziotto, in Germania, comporta anni e anni di galera; se poi l’aggressore è uno straniero, la pena è anche aumentata. Altro che la buona donna magistrato di Sinistra Democratica che rimette in libertà seduta stante gli aggressori dei poliziotti o dei carabinieri, mentre i membri delle forze dell’ordine sono ricoverati feriti in ospedale! [vedere precedente articolo, QUI].

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Pochi giorni fa, a Reggio nell’Emilia, un “fratello extracomunitario”, prima ha palpeggiato il seno a una donna-poliziotto, poi, non contento, in segno di sfregio e sfida si è messo a masturbarsi. Arrestato dai colleghi della donna-poliziotto, poco dopo è stato rimesso in libertà dal giudice che non ha convalidato l’arresto motivando che «si trattava di un fatto di lieve entità» (!?) [vedere servizi: QUI,QUI]. Questa volta, per quanto inutilmente e senza speranza alcuna di indurli alla ragione, una domanda alle “anime belle” la faccio: provate a immaginare che una scena del genere, anziché a Reggio nell’Emilia, si fosse svolta a Berlino, a Parigi, a Londra, a Vienna. Sapete, o pie “anime belle”, quali sarebbero state le conseguenze? Chiunque conosca i Codici Penali di quei Paesi e il modo in cui le leggi penali sono applicate, vi può confermare che la pena alla carcerazione avrebbe oscillato da quattro a sei anni di reclusione, data l’aggravante costituitadall’oltraggio a un membro delle forze dell’ordine che non rappresenta certo se stesso, nell’esercizio delle proprie funzioni, ma rappresenta lo Stato. In Italia invece, palpeggiare il seno allo Stato e poi masturbarsi dinanzi a lui in segno di spregio, per i nostri magistrati «è un fatto di lieve entità» che non richiede la convalida dell’arresto effettuato dai colleghi della donna-poliziotto, oltraggiata come donna e come pubblico ufficiale delle forze di polizia della Repubblica Italiana, le quali si chiamano, tra l’altro e non certo a caso: Polizia di Stato.


Gli italiani hanno deciso di volgersi alle favole dei cantastorie, in modo egoista e anche molto stupido. Non è quindi colpa dei cantastorie, è solo colpa degli italiani e della loro connaturata immoralità.


Quando la “accoglienza senza limiti” è in realtà odio per i poveri



Un popolo che tratta a questo modo i propri anziani e che dopo una vita di lavoro li costringe a cercare qualche cosa di recuperabile tra gli scarti alimentari, ed al tempo stesso soprassiede però sui borseggi dei baby-rom mandati a rubare già a 10 anni dai genitori, mentre nei centri di accoglienza per immigrati si gettano cibi, non merita di essere chiamato popolo, ma soprattutto costituisce, come popolo fallito e collassato su tutte le sue ideologie buoniste, immigrazioniste e integrazioniste, la negazione di tutti i principi fondanti della Cristianità. 





 
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